Terapie intensive bloccate, non è finita: 41 posti inattivi, mancano 160 sanitari

Dopo il maxi reparto di Sassari e il Marino di Cagliari, spunta anche un ‘caso Binaghi’ nell’organizzazione delle Terapie intensive nell’Isola, in piena pandemia da Covid-19. Nell’ospedale di via Is Guadazzonis, sempre nel capoluogo, dietro lo stagno di Molentargius, i posti letto di Rianimazione inutilizzati sono 14. Sommando quelli dei tre ospedali si arriva addirittura a 41.

I numeri sulla Terapia intensiva del Binaghi li ha diffusi Nieddu proprio ieri, quando ha annunciato che il dossier sul declassamento della Sardegna in zona arancione è adesso all’esame dell’Ufficio legale della Regione. Ma dalla verifica fatta ancora una volta da Aaroi Emac, l’associazione che raccoglie gli anestesisti-rianimatori della Sardegna, risulta che quei 14 posti letto di via Is Guadazzonis esistono solo in teoria. Nella pratica sono fittizi, spiega Cesare Iesu, presidente regionale e vice nazionale.

Come noto, la nostra Isola è stata retrocessa da zona gialla ad arancione anche per via del 31 per cento di Terapie intensive occupate da pazienti Covid (la soglia di sicurezza è il 30 per cento). Da domenica il dato è in calo, ma l’occupazione dei posti letto in Rianimazione è considerata di fondamentale importanza dal ministero della Salute e dall’Istituto superiore di sanità, visto che in Sardegna ci sono molti focolai nelle Rsa. Ovvero nelle case protette per anziani, i quali, in caso di malattia, hanno un’alta probabilità di finire in Terapia intensiva. Ecco perché quel 31 per cento ha fatto la differenza. Si aggiunga che la Regione ha mandato in ritardo a Roma i numeri sui contagi (leggi qui l’approfondimento di Sardinia Post).

Per tornare al Binaghi, la situazione dell’ospedale è questa. Smantellata la normale assistenza sulle malattie auto-immuni e degenerative, l’ospedale di Cagliari è stato convertito in centro Covid con il ‘Piano a 40 giorni della Giunta di Christian Solinas‘. Ma, stando a quanto riferisce Iesu, l’operazione non è affatto chiusa. “Al momento – spiega il presidente di Aaroi Emac – al Binaghi lavorano tre anestesisti-rianimatori”. Che si occupano dell’assistenza ordinaria dell’ospedale, inclusa quella nei repart Covid non intensivi.

Avere 14 letti di Rianimazione obbligherebbe l’Azienda per la tutela della salute (Ats) a una disponibilità di 15 medici, che devono essere anestesisti-rianimatori, sempre per la legge 109 del 1988, con cui è fissata la quota di personale sanitario per reparto e posti letto. Ma al Binaghi lavorano in tre. Sul fronte degli infermieri non va meglio: sempre per la 109/1988, sarebbero richiesti 39 infermieri. Che invece non ci sono.

Insomma, col passare delle ore, il declassamento della Sardegna in zona arancione assume contorni sempre più precisi. E solidi. Anche se Solinas continua a imbracciare l’arma del ricorso per provare a salvare la faccia con i sardi. Per questo si è fatto intervistare dal suo capo ufficio stampa (rigorosamente senza contraddittorio, qui il video). Il governatore ha reclamato il buon senso di Roma, quindi la riassegnazione della fascia gialla, o sarà battaglia legale. La strategia è chiara: la Giunta vuole scaricare le colpe della retrocessione sul ministero della Salute e sull’Istituto superiore di sanità, anziché assumersi la responsabilità politica di una gestione in cui stanno emergendo elementi gravi e tenuti sinora nascosti.

Su Sassari, dopo l’inaugurazione di sabato, la Regione ha parlato di trenta posti. Invece i numeri sono diversi. Iesu, a nome di Aaroi Emac, spiega che “undici posti esistono già. Sono i cinque allestiti nelle Cliniche San Pietro e sei attivi nel reparto Malattie infettive”. Gli undici pazienti ospitati verranno trasferiti nella nuova maxi Rianimazione a breve. Ma questo vuol dire che i posti letto ex novo sono 19 e non 30.

Sommando la disponibilità di Sassari con quella del Marino e del Bianghi si arriva al totale dei 41 posti non operativi. Ciò corrisponde a numeri molto più grandi sul fronte del personale. Infatti: come stabilisce la 109/1988, per il primo blocco di Terapia intensiva da otto posti letto servono 12 medici e 24 infermieri. Per i successivi moduli, il numero di infermieri resta invariato, mentre quello dei medici scende a cinque.

Calando la norma nel contesto sardo, su Sassari il fabbisogno di personale è così ripartito: per attivare i 19 nuovi posti servono 19 medici e 57 infermieri. Al Marino di Cagliari la quota è rispettivamente di cinque (perché sette medici ci sono già) e 24. Al Binaghi l’operatività della Terapia intensive è legata al reclutamento di 16 anestesisti e 42 infermieri. Quindi: per i 41 posti letto complessivi, il totale dei rianimatori necessari sale a 40, quello del personale paramedico a quota 123. Ma la politica fa populismo sull’eventuale ricorso.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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