Covid-19, ricoveri in terapia intensiva: Sardegna al 18,8%, resto d’Italia al 14%

C’è un altro dato sardo che fa paura. Dopo i troppi contagi negli ospedali, dopo i pochi tamponi fatti sinora, dopo l’escalation di casi nelle case di riposo, l’Isola conta anche un numero di ricoveri in terapia intensiva che è superiore di quasi cinque punti rispetto alla media nazionale. Il dato si riferisce ai 624 casi accertati dall’Unità di crisi regionale, come nell’ultimo bollettino emesso alle 19 di ieri e che ha fatto registrare 94 nuovi positivi.

Il totale dei ricoveri in terapia intensiva è riferito proprio al dato più aggiornato: rispetto ai 624 malati sardi, i pazienti intubati sono infatti 22, a fronte dei 117 che si trovano in ospedale. Corrispondono appunto al 18,80 per cento. E in un solo giorno sono aumentati di tre, visto che venerdì 27 marzo erano 19. La media italiana dei ricoverati in terapia intensiva è del 14,45: corrisponde a 3.856 pazienti rispetto ai 26.676 che sono sotto osservazione medica nelle strutture sanitaria della Penisola.

I numeri dei ricoveri in terapia intensiva vanno tenuti d’occhio con estrema attenzione, perché la Sardegna parte da una base di “133-135 posti letto”, ha detto l’altro giorno in videoconferenza il presidente della Regione, Christian Solinas. Che ha precisato: “Col potenziamento previsto dal piano regionale di emergenza, arriveremo a un numero doppio”. Quindi 270 circa, ma non tutte gli interventi sono stati realizzati perché la predisposizione dei nuovi posti letto scatta parallelamente all’avanzare dell’epidemia, secondo quattro diversi stadi di gravità.

Comparando, sempre percentualmente, i dati sardi e quelli nazionali, c’è invece una buona notizia sulla percentuale dei morti rispetto ai contagiati: nell’Isola si è arrivati a quota 26 su 624 casi, ciò che corrisponde al 4,16 per cento. Nel resto d’Italia il dato è maggiore di oltre tre volte, visto che i decessi sono stati sinora 10.023 a fronte di 70.065 contagiati. Significa il 14,30 per cento.

Quanto ai guariti, in Sardegna è ancora lontanissima dalla media nazionale: nell’Isola non sono più malati di coronavirus 29 persone: vuol dire il 4,64 per cento. Nel resto d’Italia il valore è superiore di oltre quattro volte, pari al 17,67 per cento. In numeri assoluti: 12.384 guariti a fronte dei 70.065 contagiati.

Facendo una panoramica sullo sviluppo dell’epidemia nell’Isola, la situazione ha cominciato a complicarsi intorno al 20 marzo, quando i casi positivi registrati negli ospedali sono diventati il 50 per cento dei malati totali. Una vera e propria emergenza che ha fatto sbarcare in Sardegna anche i medici dell’Esercito, cui è stato affidato il contenimento dei contagi. La provincia più colpita è quella di Sassari (Gallura inclusa). E al dramma del personale sanitario ammalato si sono aggiunti i numeri record di infetti negli ospizi. Anche in questo caso l’epicentro è il nord Sardegna: nella sola ‘Casa Serena’ di Sassari 73 persone sono risultate positive al test e imorti potrebbero essere addirittura 14. Ma i numeri fanno impressione pure in un istituto di Sanluri e in un altro di Bitti (leggi qui i dati aggiornati al 27 marzo).

Nel mezzo una scia lunghissima di polemiche. Dapprima sui dispositivi di protezione individuale (Dpi) non forniti a medici, infermieri e operatori socio-sanitari. È successo che il presidente Solinas ha in due occasioni raccontato una versione diversa rispetto a quella resa dall’assessore alla Sanità, Mario Nieddu. Di certo nell’Isola i Dpi mancavano e solo pochi giorni fa sono arrivati i carichi (leggi qui). Non è stata più lineare la faccenda dei test rapidi per il coronavirus. Anche in questo caso Nieddu ha cambiato più volte versione. Alla fine è successo che sono stati comprati proprio i kit che l’assessore leghista diceva di non volere più perché “non attendibili” (qui l’approfondimento di Sardinia Post).

A Sassari per la gestione del coronavirus è saltata già una testa: via l’ex Dg del centrosinistra, Nicola Orrù, dentro Giovanni Maria Soro, maganer vicino al Pd. Il centrodestra di Solinas ha invece ‘pescato’ dalla propria parte per scegliere due componenti dell’Unità di crisi che sempre a Sassari si è insediata per gestire l’emergenza negli ospedali del nord Sardegna (qui i nomi).

Al. Car.
(@alessacart on Twitter)

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