Prezzo latte, i pastori sui 72 centesimi: “Ci guadagnano solo gli industriali”

È un giorno di dubbi, quello che segue il tavolo di ieri in Prefettura a Cagliari dove pastori, industriali e associazioni di categoria hanno sottoscritto una bozza di accordo che prevede un aumento minimo di prezzo, a 72 centesimi Iva inclusa.Così per i mesi di febbraio, marzo e aprile, quando agli allevatori viene pagato il cosiddetto il primo acconto, cioè il saldo sul latte conferito ai caseifici in quel trimestre. A maggio – prevede l’intesa – ci procederebbe a una nuova verifica del prezzo per capire se ci sono i margini per un ulteriore ritocco del prezzo. Lo stesso succederebbe a novembre. A fare da arbitri, nel confronto di ieri, il ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio, e il presidente della Regione, Francesco Pigliaru.

GUARDA IL VIDEO: il pastore Giovanni: “Noi alla fame, agli industriali 50 milioni”

Di fatto nel vertice di ieri è stata studiata una sorta di griglia, ma – è questa la perplessità – non dà certezze sul fatto che, per gradi, si arrivi a un euro al litro, come chiedono i pastori. Nero su bianco c’è solo l’aumento di 12 centesimi, dagli attuali 60 a 72. E il timore che sta emergendo sulla gruppo Facebook ‘Pastori di Sardegna’, dove si è spostata la discussione. Perché a fronte di quella che viene considerata una zona d’ombra sulle tutele dei pastori, è invece sicuro che gli industriali incasseranno 49 milioni di soldi pubblici per ‘smaltire’ le eccedenze di pecorino romano invenduto. Ovvero il formaggio invenduto e che ha fatto crollare il prezzo del latte. I 49 milioni verrebbero dati da Regione (15 milioni), Viminale (14 milioni), ministero delle Politiche agricole (10 milioni) e Banco di Sardegna (10 milioni).

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“I 49 milioni – scrive Edoardo Murgia sul gruppo Fb ‘Pastori di Sardegna’ arriveranno coi tempi lunghi della burocrazia e nel frattempo i caseifici non possono pagare subito i pastori. E non è nemmeno detto che gli industriali, passati i novanta giorno (cioè la scadenza di fine aprile), aumentino realmente il prezzo del latte dando più soldi agli allevatori”.

Contesta la proposta dei 72 centesimi pure Enzo Scotto che rilancia un video dove si vedono Centinaio e Pigliaru e parla di “presa in giro”. Così Agostino Sanna: “Però, che affare, complimenti: 50 milioni agli industriali e 12 centesimi ai pastori”.

Già ieri sera, appena è stata ufficializzato il risultato del tavolo il Prefettura, la reazione degli allevatori è stata tiepida (leggi qui). Ma non manca chi difende l’accordo e sostiene Gianuario Falchi, il fondatore del gruppo ‘Pastori di Sardegna’, presente ieri in Prefettura, il primo ad aver scoperto le carte l’11 febbraio scorso con la richiesta di un euro al litro più Iva. Falchi è anche l’organizzatore del presidio permanente a Thiesi, davanti al caseificio dei fratelli Pinna, scelto come simbolo della lotta agli industriali del latte. “Sto leggendo di tanta gente arrabbiata che grida alla presa in giro per l’accordo (ipotizzato) ieri – scrive Pietro Caval -: sono allibit0. L’acconto a 72 centesimo subito è un grande risultato”.

Anche Nenneddu Sanna, un ‘capo-popolo di Orune vicino agli M5s, difende la bozza di accordo siglata ieri in Prefettura. In limba dà delle “teste di ca…” a chi non è d’accordo e li attacca perché “sanno solo criticare”.

Per il 20 febbraio, dalla pagina Facebook di FrancescaeAngelo è stata lanciata l’organizzazione di una manifestazione “di tutti i pastori sardi e della popolazione”, al bivio Sas Murtas, per Posada, alle 10. E questo in vista del quarto tavolo a Roma, giovedì 21. Di certo, in questi tre giorni di tempo che i pastori hanno per discutere la bozza di accordo sottoscritta a Cagliari, non mancheranno le iniziative di confronto. E il clima si preannuncia incandescente. Ecco il documento col quale ieri si è chiusa in Prefettura il vertice.

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