Solinas fa arrabbiare sindaci e vescovi. Ecco le 20 pagine dell’ordinanza Covid

L’Ufficio stampa della Regione ha diffuso alle 22,11 la nuova ordinanza che il presidente Christian Solinas ha illustrato nella diretta Facebook delle 18,30 (clicca qui per consultare il documento completo). Sotto il profilo strettamente politico, il capo della Giunta isolana ha voluto differenziare la Sardegna rispetto al resto dell’Italia, come nell’incitamento del suo mentore leghista, Matteo Salvini. Così facendo, però, Solinas si è infilato nell’imbuto della legittimità normativa di cui si capirà qualcosa in più a partire da domani. Anche perché il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, dopo il ‘caso Calabria’ ha intimato i governatori ad attenersi strettamente alle norme contenute nell’ultimo decreto del premier Conte. Solinas comunque ha forzato la mano sino a un certo punto: di fatto quelle approvate dalla Regione sarda sono deroghe a metà, legate all’indice di contagio: le attività commerciali sui ai servizi alla persona, come centri estetici, saloni di parrucchieria, profumerie o negozi di abbigliamento e scarpe, potranno aprire solo nei Comuni dove l’Rt sarà inferiore a 0,5.

Fatto sta che nel giro di poche ore Solinas ha riuscito a inimicarsi i vescovi e i sindaci. I primi non hanno gradito che il presidente della Regione abbia dato il via libera alle messe senza consultare lo stesso clero. Il capo della Conferenza episcopale isola, monsignor Antonello Mura, ha detto che la decisione di “celebrare (o meno) le funzioni eucaristiche spetta all’Autorità ecclesiastica” e non a Solinas. Quando alle fasce tricolori, Solinas ha assegnato loro tutta una serie di compiti, ma senza aver concordato nulla preventivamente. Così ha scritto su Facebook il presidente di Anci Sardegna, Emiliano Deiana. Non solo: stando all’ordinanza, ai sindaci spetta la parte dei cattivi, perché spetta a loro chiudere le attività commerciali quanto l’indice di contagio supera la soglia di sicurezza.

Su questo fronte è che da qui alle prossime settimane, ai primi cittadini potrebbe toccare una girandola di ‘apri&chiudi’ determinata dalla voglia di Solinas di capitalizzare nuovo consenso elettorale, anche perché sinora la gestione dell’emergenza coronavirus da parte della Regione non si è distinta per efficienza. Tra mascherine che non c’erano, versioni cambiate sui test rapidi, accordi non proprio al risparmio con le cliniche private trasformate in ospedali Covid. Senza considerare i primati negativi della Sardegna che ha il più alto numero di contagi tra il personale sanitario di ospedali ed Rsa, mentre pochissimi sono i tamponi fatti.

Quanto all’ordinanza odierna, la numero 20, ci sono una serie di incongruenze: da una parte le spiagge restano chiuse, ma il governatore ha deciso di riaprire i centri commerciali la domenica. A leggere le bacheche social, uno dei motivi di delusione dei sardi è il mantenimento dell’autocertificazione che, nei giorni scorsi, in un’esclusiva a La Nuova Sardegna, Solinas aveva detto di voler togliere. Almeno per gli spostamenti da Comune a Comune. Addirittura l’ipotesi era di una eliminazione per la mobilità provinciale.

Questa promessa non è stata mantenuta. L’autocertificazione rimane obbligatoria. Ma a differenza di quando accaduto sino a oggi, gli spostamenti sono ammessi, in tutta la Regione, anche per andare a trovare i congiunti. In cui rientrano i parenti e gli affetti stabili. Si potranno raggiungere anche le seconde case, tanto al mare quanto in montagna. Ma lì sarà vietato soggiornare. Nei luoghi di villeggiatura si potrà arrivare solo per “fare la manutenzione degli immobili e garantire il controllo degli stessi”. Anche l’ordinanza di Solinas, come quella nazionale, entra in vigore da lunedì 4.

“Il virus – ha detto il presidente della Regione spiegando il senso delle nuove disposizioni – è ancora presente e non bisogna abbassare la guardia. Ma c’è l’esigenza di restituire al popolo sardo la graduale ripresa delle proprie attività personali ed economiche. La serrata, necessariamente prolungata fino ad oggi per proteggere la salute pubblica, ha generato problemi, non solo nel tessuto sociale ed economico, ma anche turbato profondamente lo stile di vita e le abitudini cittadini. Occorre, dunque, ripartire, con estrema prudenza e con l’osservanza di norme che assicurino ancora il necessario distanziamento”.

Al. Car.
(@alessacart on Twitter)

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