Fetopatia alcolica, ogni anno 65 casi. “Ma la legge rimane inapplicata”

In Sardegna di abuso di alcol si continua a morire. Quella che in gergo medico è chiamata Fetopatia Alcolica colpisce circa 65 feti all’anno, 650 sono invece gli aborti provocati da un uso smodato di sostanze alcoliche durante la gravidanza. E tutto questo, nonostante l’esistenza di una legge regionale sulla prevenzione, che avrebbe potuto evitare patologie devastanti nei nascituri e che invece giace miseramente inapplicata nei meandri amministrativi della Regione. Per di più, i fondi previsti, 450mila euro per il triennio 2014/2016, non sono stati mai spesi.

Giorgio Madeddu, medico di base e responsabile dell’associazione ‘Amici della Vita Sulcis’, da anni in prima linea nella lotta alle dipendenze e fautore della legge, punta il dito contro le inadempienze politiche: “Con l’approvazione della legge regionale nel 2014 eravamo convinti di aver raggiunto un risultato importante, che avrebbe proiettato in avanti, a livello nazionale, la Sardegna nel campo della prevenzione di questo tipo di patologia. E invece ci ritroviamo ancora a combattere con la mancata prevenzione che alimenta un impatto sociale devastante. Con una spesa davvero irrisoria, alcuni esami e una qualificata assistenza psicologica tesa al superamento dei pregiudizi sull’alcol, si potrebbe intervenire per tempo sulla donna ed evitare che un altro bambino infelice venga al mondo”.
Le malformazioni, il rischio aborto e il parto prematuro correlati all’abuso dell’alcol sono, forse, le uniche azioni che possono essere prevenute. Eppure la Fetopatia Alcolica, ancora oggi, è ignorata da gran parte dei medici, irreperibile nei trattati di medicina e trascurata dai programmi universitari italiani.

I danni causati dall’abuso di alcol in gravidanza possono essere molto gravi e senza dubbio di tipo permanente. La vulnerabilità del feto durante i diversi periodi di sviluppo possono intaccare il sistema nervoso, il cuore, le braccia, le gambe e persino i genitali esterni. L’alcol etilico ingerito dalla madre viene prima assorbito dalle mucose intestinali, poi raggiunge il sangue, supera la placenta e aggredisce il bambino determinando gravi lesioni e malformazioni a carico degli organi. In Sardegna il fenomeno è tutt’altro che nuovo e nemmeno trascurabile. Perfino la direzione mineraria della Monteponi, già nel 1930, divulgò fra i minatori e la cittadinanza una locandina sui rischi legati all’abuso di alcol. “La Fetopatia Alcolica non è una malattia rara a dispetto della classificazione dell’Istituto Superiore di Sanità – conclude Giorgio Madeddu – merita attenzione, diagnosi precoci, investimenti e programmi di medicina preventiva. Tra le altre cose abbiamo chiesto che sulle bottiglie di alcolici venga stampato un logo in cui viene rappresentato il rischio da abuso di alcol in gravidanza. La stessa abortività alcol-correlata deve necessariamente essere ricercata e diagnosticata per poi affiancare le pazienti nella riflessione e, possibilmente, sostenerle in un percorso di vita che preveda future gravidanze responsabili. Ma soprattutto senza uso di sostanze alcoliche”.

Carlo Martinelli 

 

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