Sulcis, lo scandalo delle bonifiche

Quello che presentiamo non è solo una video-inchiesta realizzata da un grande professionista che racconta come un territorio unico può essere devastato, quasi assassinato, dalla mano dell’uomo. E’ anche la meticolosa  documentazione di uno scandalo. Basta una cifra (quella che vedrete riferita nei dettagli dai protagonisti nell’inchiesta di Marco Corrias): per le bonifiche della zona industriale del Sulcis Iglesiente sono stati spesi negli ultimi undici anni 600 milioni di euro. Come?

A guardare i risultati malissimo.

Le bonifiche, semplicemente, non sono state fatte. Esistono, al contrario, delle aree che sono delle autentiche bombe per l’ambiente. Luoghi dove si concentrano veleni letali. A volte questi veleni si vedono benissimo, a occhio nudo, come i fanghi rossi, i residui della metallurgia dello zinco. Nei pressi di Iglesias formano una muraglia.

Il video mostra le strutture della vecchia miniera di Campo Pisano. Là ci sono gli uffici della Igea (Interventi geo-ambientali, ma Igea è anche la dea della salute nella mitologia greca) una società per azioni interamente di proprietà della Regione sarda che ha proprio il compito di gestire e mettere in sicurezza “siti di elevato interesse turistico dal punto di vista archeoindustriale”, come si legge nel suo sito istituzionale.

Ma là, proprio accanto a quegli uffici, vediamo ancora banchi di pirite a cielo aperto. Quando piove, la pirite diventa acido solforico e attraverso il Rio San Giorgio giunge fino agli orti di Iglesias.

A volte non vediamo i veleni ma i loro effetti. Come la discarica accanto alla miniera di Campo Pisano, dove non cresce più un filo d’erba. Sotto la quale, si dice (perché nemmeno questo è stato verificato fino in fondo) giacciano decine e decine di fusti di arsenico.

Un disastro documentato anche dai dati della Sanità: aumentano le malattie respiratorie, i casi di tumore ai polmoni. Un’emergenza drammatica con la quale un intero territorio convive. Nel silenzio quasi totale della politica e degli organi di informazione. Eppure gli strumenti. cioè gli enti incaricati di affrontare il problema, e i soldi, ci sono. Vengono spesi male o non vengono spesi: per via di “procedure autorizzative” molto complesse, certo, ma anche per una macchina pubblica priva di “cultura del risultato”, come dice il presidente della Provincia del Sulcis Tore Cherchi.

Ci sono i soldi e anche gli enti incaricati. Troppi, forse. Il Parco geo-minerario, grande occasione sprecata e l’Igea sono in continuo conflitto. Una guerra determinata da forti interessi economici e politici.  Dalla possibilità di dare posti di lavoro e garantirsi pacchetti di voti in un territorio dove il 30 per cento dei giovani è disoccupato.

Così i soldi – come è stato denunciato anche di recente in un esposto alla procura della Repubblica –  non è ben chiaro dove siano finiti. Di certo per mantenere in piedi gli uffici, per distribuire stipendi, per controllare il consenso.

Marco Corrias, l’autore dell’inchiesta è nato a Fluminimaggiore. E’ stato inviato di Epoca e poi del settimanale del Tg5, Terra!. Ha pubblicato per Rizzoli Mio figlio Farouk, anatomia di un rapimento, e per la Sperling & Kupfer Mino Pecorelli, un uomo che sapeva troppo. Ha scritto anche un libro dedicato alle miniere del Sulcis,  Il pozzo Zimmerman (Demos, 1999).

 

 

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