Coronavirus, cosa nasconde la Giunta: dal 19 marzo maxi ordini di mascherine

Continuano a non tornare i conti sulla gestione del coronavirus in Sardegna, una partita che ha cominciato a prendere una brutta piega nei giorni scorsi, quando è schizzata al 50 per cento la percentuale dei contagi tra medici, infermieri e operatori socio-sanitari. Un dato che non ha uguali in Italia (la media nazionale è l’8 per cento) e tuttavia il numero degli infetti negli ospedali potrebbe essere salito. Quel 50 per cento, infatti, era riferito a 206 tamponi positivi, mentre oggi i casi di covid-19 accertati è salito a 339. Ieri la Regione ha comunicato all’improvviso di avere a disposizione 176.267 mascherine, quasi tutte di un modello non precisato. Eppure due delibere dei giorni scorsi provano il contrario: sia l’azienda ospedaliera Bortzu che l’Areus, ovvero la Asl del 118, con una procedura d’urgenza ha fatto scattare la corsa all’acquisto.

Dunque, col passare delle ore diventa sempre più difficile capire quale sia la reale disponibilità di mascherine in Sardegna. Peraltro con un errore di fondo, messo in evidenza dall’avvocato Giacomo Doglio, esperto di Diritto sanitario e consulente dei sindacati di categoria. “Le mascherine chirurgiche – spiega il legale – sono presidi medici utilizzati negli ospedali per proteggere i pazienti dalla possibile contaminazione. La tutela degli operatori, impegnati in determinate procedure o che lavorano in ambienti a rischio, deve essere assicurata invece attraverso i dispositivi di protezione individuale che hanno capacità filtrante. In queste tipologia – chiarisce ancora l’avvocato – rientrano le mascherine Tnt (tessuto non tessuto), le Ffp1, le Ffp2 e le Ffp3), le uniche che trattengono, in gradi diversi, le particelle aerodisperse”.

Insomma, negli ospedali sardi ci sono stati contagi record perché sono venuti a mancare i dispositivi più ‘robusti’. E tuttavia nemmeno quelle migliaia di mascherine chirurgiche che la Regione ha sostenuto di aver distruibito venerdì 19 marzo – ben 140.090 pezzi al netto delle giacenze -, risulta nella disponibilità di medici, infermieri e operatori socio-sanitari. Non solo: rispetto a questo dato, le mascherine realmente anti-contagio date agli ospedali, sempre stando alla tabella diffusa dalla Giunta – sono appena 7.490 per otto Assl, due aziende ospedaliero universitarie e il presidio del Brotzu, che a sua volta accorpa anche l’Oncologico e il Microcitemico di Cagliari.

L’Areus, da cui dipendono tutti i servizi di 118 della Sardegna, ha comprato 44.601,91 euro di materiale sanitario il 19 marzo (clicca qui per consultare il documento). L’ordine è stato fatto alla Fc Genetics service srl di Quartu. L’acquisto comprende diversi tipi di mascherine, copricalzari, guanti e scafandri. Il giorno dopo, sempre con procedura d’urgenza, alla stessa società di Quartu l’Azienda Brotzu ha fatto un ordine di 67.800 euro, Iva esclusa (clicca qui per leggere la delibera). Sono ancora migliaia e migliaia di pezzi, di diversi tipi. Peraltro: il 21 marzo il Brotzu ha dovuto comprare reagenti per i tamponi del Covi-19 e ha speso altri 549.580 euro (sempre senza Iva, qui l’atto amministrativo firmato). E proprio dal documento si evince che l’ospedale si è assunto un onore non di propria competenza per scavalcare l’inerzia della Regione.

A venire fuori, visti gli ordini dei giorni scorsi, è l’assenza di dispositivi anti-contagio e di altri presidi medici dai magazzini degli ospedali. Una mancata disponibilità menzionata anche nella delibera dell’Areus, nel passaggio in cui si parla di “grave carenza di scorte presso il magazzino farmaceutico”. Tuttavia si tratta di ricostruzioni parziali, ricavate dalle uniche delibere disponibili online. La Regione, che sul coronavirus ha esclusivo accesso ai dati, continua a non fornirli ai mezzi di comunicazione. E le uniche tabelle diffuse contemplano dati omogenei, quindi non comparabili.

Al. Car.
(@alessacart on Twiter)

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