Prezzo latte, cresce il fronte del no. Associazioni: “Non meno di un euro”

Dopo la presa di posizione del Movimento dei pastori sardi (Mps), per voce di Felice Floris, anche Coldiretti e Copagri dicono no alla proposta di accordo che ruota intorno ai 72 centesimi al litro di remunerazione ai pastori (foto di copertina di Giorgio Fanni).

Per l’associazione di categoria, che nelle ultime settimane è stata anche al centro di polemiche tra gli stessi allevatori, “l’acconto iniziale di 72 centesimi al litro è motivo di insoddisfazione perché si trova sotto i costi variabili medi di produzione certificati dal recente studio Ismea elaborato per far luce sulla crisi del settore”.

Coldiretti sostiene che è “anche necessario che sulla bozza di accordo sul prezzo del latte ovino in Sardegna venga inserita anche una clausola che garantisca di raggiungere l’obiettivo di un euro per il prezzo del latte pagato ai pastori da parte degli industriali che sono i diretti beneficiari delle consistenti misure di sostegno per 49 milioni di euro messe in campo da Governo e Regione”, scrivono.

Nel vertice di due giorni fa in Prefettura è stata sottoscritta una bozza di accordo: subito un ritocco del prezzo dagli attuali 60 centesimi a 72, con validità da febbraio ad aprile. A maggio è stata ipotizzata una verifica sull’andamento del mercato per aggiustare eventualmente il prezzo. E così anche a novembre. Ma questa doppia finestra sta scontentando gli allevatori sardi perché, a fronte dei 49 milioni che con certezza verrebbero dati agli industriali per ‘smaltire’ le eccedenze di pecorino romano, non si intravedono – è opinione diffusa – sufficienti garanzie per i pastori.

“Non ci si vuole rendere conto del fatto che in Sardegna si sta scherzando con il fuoco e che, in caso di fallimento delle trattative, non saranno solo i pastori a rimetterci, ma l’intera economia, industria compresa, dell’Isola, nella quale si contano circa 12mila aziende agropastorali, che allevano 2,6 milioni di pecore, corrispondenti a quasi la metà del patrimonio ovino italiano, per una produzione di oltre 3 milioni di quintali di latte”, ha voluto sottolineare il presidente della Copagri, Franco Verrascina.

“A fronte di tali numeri, ribadiamo che a nostro avviso la remunerazione destinata ai pastori non può essere inferiore a 1 euro al litro iva esclusa e rigettiamo pertanto la parte della bozza di accordo in cui viene previsto il pagamento di 72 centesimi al litro iva inclusa, cifra ancora inferiore ai costi di produzione stimati dall’Ismea e che rappresenta un mero acconto slegato da certezze relative all’effettivo aumento del prezzo finale; non avalleremo nessun intervento per il ritiro del prodotto se non ci saranno certezze per i produttori legate alla redditività e misure che prevedano la programmazione della produzione e la riorganizzazione del settore”, ha spiegato il presidente.

Per questo la Regione è al lavoro per trovare una soluzione che fornisca una garanzia ai pastori, e sta esplorando la strada delle banche, per domani è infatti previsto un incontro con gli istituti di credito sardi per discutere delle possibilità sul tavolo. Anche il ministro Gian Marco Centinaio oggi, tornando sul tema in un’intervista a Rai Uno, ha ribadito l’obiettivo di andare oltre l’euro.

LEGGI ANCHE: Latte, martedì riunione con le banche. Paci: “Porteremo il prezzo oltre l’euro”

Non tutto però è da buttare: “Va riconosciuto – afferma la Coldiretti – l’impegno del Governo e della Regione Sardegna che per questa operazione hanno messo sul piatto per il ritiro di 67 quintali di forme di formaggio in eccedenza sul mercato. Importante nella bozza dell’accordo – continua la Coldiretti -, è la volontà di inserire la presenza dei pastori nell’amministrazione del Consorzio di Tutela, con l’attuale gestione che si è dimostrata inadeguata nello svolgere i compiti di valorizzazione, e la nomina di un Prefetto per verificare eventuali errori e violazioni ma anche per controllare la legalità delle operazioni di ritiro del pecorino da destinare agli indigenti con le risorse pubbliche. Da evidenziare – conclude la Coldiretti – è anche l’impegno per il passaggio delle quote di produzione ai pastori e il monitoraggio del rispetto dei livelli produttivi di produzione il cui superamento è stata la causa principale della crisi”.

Anche Copagri accoglie “favorevolmente le condizioni tecniche e istituzionali contenute nella bozza di accordo, con particolare riferimento alle misure che prevedono una rappresentanza dei pastori all’interno dei consorzi, il monitoraggio del rispetto delle quote di produzione, l’istituzione un registro telematico del latte ovicaprino, una moratoria dei mutui, iniziative di promozione e internazionalizzazione e la nomina di un prefetto con compiti di analisi, sorveglianza e monitoraggio delle attività della filiera”, conclude Verrascina.

Intanto ieri la tregua di tre giorni accordata durante il vertice in Prefettura è stata violata con un blitz a un’autocisterna di latte a Cuglieri, non si registrano però, sino ad ora, altre iniziative simili.

Mar. Pi.

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