I legali di Becciu chiedono di lasciare fuori il filone di Ozieri: la richiesta è respinta

Contro il cardinale di Ozieri, Angelo Becciu, a processo in Vaticano con l’accusa di peculato, ieri nel corso di un’udienza i legali del porporato, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, hanno presentato due eccezioni, che sono state entrambe respinte dal presidente del Tribunale, Giuseppe Pignatone.

La difesa di Becciu chiedeva intanto di non acquisire nell’attuale processo in corso per l’acquisto dell’immobile a Londra, in Sloane Avenue 60, un affare costato alla Santa Sede un centinaio di milioni, le risultanze delle indagini fatte dalla Procura di Sassari e della Guardia di Finanza di Oristano sulla Caritas di Ozieri e sulla Cooperativa Spes guidata da Antonino Becciu, fratello del cardinale, compresa la registrazione della telefonata fatta dal cardinale a Papa Francesco il 24 luglio 2021. In quella chiamata Becciu, conservata con l’aiuto della nipote Maria Luisa Zambrano, voleva acquisire prove sul fatto che parte dei soldi dati al cardinale dalla Segreteria di Stato fosse stati autorizzati dallo stesso Papa.

Becciu è sotto accusa per peculato e associazione per delinquere: a lui, che nella segreteria di Stato ha fatto il sostituto, ovvero il numero due, viene imputato il trasferimento di 125mila alla Diocesi di Ozieri, titolare di un conto definito “promiscuo” perché gestito dalla cooperativa Spes di Antonino Becciu, fratello del porporato. Sempre nel fascicolo del cardinale ci sono i soldi andati alla cosiddetta dama bianca, la presunta esperta di intelligence, Cecilia Marogna, a cui sarebbero andati dei soldi, sempre partiti dalla Segretaria di Stato, che la donna avrebbe dovuto consegnare a un’agenzia inglese, la Inkerman, per mediare nella liberazione della suora colombiana Gloria Cecilia Narváez Argoti, rapita in Malì dagli jihadisti il 7 febbraio 2017 e rilasciata lo scorso 10 ottobre. Invece il Tribunale della Santa Sede ha deciso di lasciare nel processo anche il filone di Ozieri e della Spes, a cui è legato anche un giro di false fatturazioni per 18mila chili di pane mai comprati.

L’altra eccezione presentata dalla difesa di Becciu, e a cui gli avvocati di tutti gli altri imputati si sono accodati, riguarda un supplemento istruttorio, da realizzare sequestrando il telefonino e il computer di monsignor Alberto Perlasca, per anni figura centrale della Segretaria di Stato. Gli avvocati di Becciu hanno sollecitato contro il proprio assistito una verifica tecnica “più seria e approfondita” circa “la congerie di rapporti che ci è stata presentata in modo un po’ disarticolato”, ha detto Viglione. Il legale del porporato sardo ha poi sottolineato: “In questo tourbillon di messaggi l’unica cosa certa è l’incertezza totale. La cronologia non ce la può dare la memoria un po’ claudicante di Perlasca, ma la certezza di un’analisi tecnica sui dispositivi”.

I messaggi a cui si riferisce sono il legale sono quelli tra Perlasca e due donne che saranno sentite il 13 gennaio. Si tratta di Genoveffa Ciferri, sodale e amica di Perlasca, e l’ex protagonista del caso ‘Vatileaks 2’, Francesca Immacolata Chaouqui. Le due donne hanno comunicato via messaggio anche tra loro, facendo sollevare ipotesi di condizionamenti dello stesso Perlasca, nonché manipolazioni, presunte minacce, e in qualche modo anche un rischio di inquinamento dell’attuale dibattimento. A tale proposito, il promotore di giustizia Alessandro Diddi ha aperto un nuovo fascicolo processuale. Il 13 gennaio, la Ciferri e la Chaouqui saranno ascoltate separatamente, ma se le versioni divergeranno, ci sarà anche il confronto all’americana con il monsignore.

Nel filone italiano, ovvero le accuse mosse dalla ricostruzione delle Fiamme gialle di Oristano, gli avvocati di Becciu sono Ivano Iai e Paola Balducci. Proprio da questa indagine sono emerse le chat tra il cardinale, i familiari e alcuni amici, dove Bergoglio è ‘Su Mannu’, mentre i nemici del porporato in Vaticano sono definiti ‘puzzinosi’.

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