Caso Becciu, gli avvocati: “Macchinazioni contro il cardinale, ci sono le prove”

C’è sempre una nuova durante il processo in Vaticano sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. “A conclusione dell’esame di monsignor Perlasca in aula, si è avuta la prova che quando il cardinale Becciu, nel luglio 2021, non appena conosciute le accuse, evocava oscure macchinazioni in suo danno, affermava la verità”. Lo sostengono gli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, difensori dell’imputato Becciu .

“Il monsignore ha confessato di aver confezionato il memoriale d’accusa, poi consegnato ai magistrati e che diede avvio alle indagini a carico del cardinale, con l’aiuto di due signore, una delle quali si faceva passare addirittura per anziano magistrato per orientare le indagini”, sottolineano i legali. “Perlasca, mosso da risentimento, venne portato a credere, contrariamente al vero, che il cardinale aveva reso dichiarazioni accusatorie nei suoi confronti, tanto da determinarlo a questa incredibile iniziativa, in danno della verità, della genuinità dell’indagine e dell’onorabilità di sua eminenza”, aggiungono.

“La forza della pubblica udienza e la consueta attenzione del Tribunale hanno permesso di far emergere l’esistenza di un quadro sconcertante di falsità e menzogne, talvolta davvero surreali, ai danni del cardinale, al solo fine di coinvolgerlo a tutti i costi nell’indagine”, osservano ancora gli avvocati Viglione e Marzo. Infine, concludono, “dalle parole del cardinale Cantoni, è emersa l’assoluta inesistenza dell’ipotesi di subornazione ai danni di Monsignor Perlasca. Il cardinale Becciu non chiese mai al confratello di intervenire e condizionare la sua testimonianza, ma si limitò soltanto a rappresentargli il proprio disagio, derivante dalle false accuse mosse da Perlasca, ampiamente riportate, in quel periodo, dagli organi di stampa”.

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