Il pane avvelenato dell’assessore al Lavoro

Quando il nostro Carlo Martinelli ci ha segnalato la vicenda dell’assessore regionale al Lavoro Mariano Contu che dà 50 euro a uno dei lavoratori della ex Rockwool perché si “compri il pane”, abbiamo stentato a crederci. Quella scena ci è parsa “troppo”.

Troppo perfettamente volgare, troppo classicamente violenta. Una rappresentazione della cattiva politica inventata da uno sceneggiatore poco fantasioso e pigro. Una versione nuragica dello storico “non hanno pane, mangino brioches”.

Quindi abbiamo chiesto al nostro collaboratore di approfondire la notizia. Di sentire ancora una volta i protagonisti. Di accertarsi che l’esasperazione per la condizione di grave disagio in cui si trovano non li avesse portati a interpretare male un atto goffo e inadeguato, ma pur sempre “di solidarietà”.

Il racconto è stato integralmente confermato. Anche con qualche particolare in più. Come un “ho famiglia anche io” mormorato dall’assessore nel momento della consegna della banconota, forse per giustificare l’eseguità del contributo: 50 euro per 13 lavoratori senza stipendio, 3,85 euro a testa, in effetti il costo di due chili di pane. E’ stato preciso l’assessore al Lavoro, bisogna dargliene atto.

Ed è stato anche sincero. Aveva davanti a sè due uomini, due cittadini. Un sindacalista e un operaio. Non parlava davanti a una folla né davanti a una telecamera. Se così fosse stato avrebbe utilizzato altre parole. Alte, alate, ispirate. Ha pensato di poter agire di routine, libero dai vincoli che lo status di politico impone. E che spesso induce anche i politici più arroganti a mostrarsi affabili e alla mano.

Ha dato così un piccolo saggio delle ragioni che hanno reso insopportabilmente odiosa la politica a centinaia di migliaia di cittadini. Un luogo dove le regole delle ordinarie relazioni tra uomini non valgono: né il galateo, né il dovere di rispettare la dignità del prossimo. Un luogo dove tutto ha un prezzo. Un prezzo che è tanto più basso quanto l’uomo che hai davanti è in difficoltà. E dove si riesce a rendere amaro anche l’alimento più semplice e prezioso.

A noi, da ragazzini, avevano insegnato che è un sacrilegio avvelenare il pane.

G.M.B.

 

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