Teniamo la Zona franca fuori dalla campagna elettorale

Continua l’estenuante teatrino della politica sulla Zona franca, con sceneggiate, accuse, infingimenti vari. Il risultato è invariabilmente quello di offuscare i contorni di un tema che è e resta squisitamente tecnico e che necessita, una volta tanto, di coesione e di una visione comune. Dico subito il mio pensiero: si tratta di un progetto, per quanto complesso, che gode di basi normative già esistenti (il d.lgs 75/1998) e che vale la pena di essere portato avanti sino a raggiungere ogni possibile risultato utile, per i Sardi e per la Sardegna.

L’Unione europea non è competente sul punto poiché, se si tratta di Zona franca doganale, la parola passa allo Stato ma solo dopo che la Regione sarda ha espresso i suoi desiderata. La Regione, nel 2000 espresse la volontà di istituire una zona a franca a Cagliari, il Governo dell’epoca, col DPCM del 2001, seguì le indicazioni regionali.

Purtroppo, la scelta del 2001 si rivelò errata per almeno due motivi: a) perché l’area individuata era troppo grande (900 ettari) e troppo alti si rivelarono i costi per recintarla; b) perché, come al solito, mancò l’unità di intenti e gli enti competenti a partecipare e gestire la Cagliari free zone srl, si accapigliarono. Risultato, a distanza di oltre dieci anni, nulla di fatto.

Aggiungerei anche una considerazione: la preziosa intesa che aveva suscitato il d.lgs 75/1998, tra la Giunta Palomba ed il Governo Prodi, cadde nel nulla perché vennero a mancare i contenuti programmatici e di politica industriale che devono accompagnare una scelta simile.

Impariamo quindi da quella lezione: la Zona franca è un mezzo, non un fine. Occorre quindi aver chiaro un progetto industriale che doti di contenuti operativi lo strumento normativo, altrimenti si rischia di concepire un involucro vuoto, senza che all’interno fioriscano le attività imprenditoriali utili all’economia sarda. Lo si dica chiaramente alla classe politica: la Zona franca non è la panacea di tutti mali, l’ancora di salvezza per anni di inerzia nelle politiche di sviluppo, ma uno strumento che dovrà indurre tutti a lavorare sul futuro industriale della Sardegna. Lo sappiano gli amministratori sardi, i quali non sperino, istituita la Zona franca, di sedersi in panciolle e vedere crescere aziende come funghi, non sarà così!

Eccoci quindi al punto. Occorre sgombrare il campo da ogni pretesto, camuffamento, dal gioco pre-elettorale delle parti ed evitare che, anche questa volta, come nel 2001, tutto si concluda nel nulla, perché chi ha cavalcato il progetto magari perde le elezioni o perché gli enti chiamati a gestire la neonata zona franca perseverano in un gioco di veti incrociati che la rende di fatto inutilizzabile.

Aldo Berlinguer
Aldo Berlinguer

Siamo pragmatici: il problema non è l’Europa, dove, per una volta uniti, potremo avvalerci dello sforzo comune dei nostri rappresentanti. Lo ha detto il Vicepresidente della Commissione UE Tajani, Pdl, ma lo aveva già precisato il Vicepresidente vicario del Parlamento europeo Gianni Pittella, Pd, con il quale avevo lungamente interloquito sul punto, come dimostra la lettera-intervista che allego.

Il nemico, come spesso accade, è in casa nostra; si annida all’interno del dibattito politico sardo, ove ciascuno cerca di tirare la bandiera della Zona franca dalla sua parte per farne un tema da propaganda elettorale e poi gettarlo, un minuto dopo le elezioni, perché non serve più.

Un esempio? Il giorno stesso in cui qualcuno sbandierava con grande enfasi le parole del Commissario Tajani, qualcun altro lavorava già per demolire il progetto di zona franca integrale. E’ accaduto ad Olbia dove il Consiglio comunale, pochi giorni fa, ha deliberato l’istituzione di due zone franche locali: una di 19 ettari, sul modello della zona interclusa, con controlli di tipo I, l’altra, di 850 ettari, comprendente la zona industriale, sul modello di zona non interclusa, con controlli di tipo II.

Ecco il commento di Vanni Sanna, presidente del Consiglio comunale di Olbia, a proposito della zona franca integrale: “…L’intera zona sarà gestita da una società, la Sardegna free zone, che conterrà una quota maggioritaria da parte del Comune di Cagliari. Onde evitare ingerenze eccessive da parte di chi non fa parte del nostro territorio, abbiamo approntato una delibera che esclude Sardegna free zone dalle scelte imprenditoriali che le aziende della zona industriale devono concludere in autonomia“.

Ecco quello di Settimo Nizzi, presidente del CIPNES e consigliere comunale: “Non possiamo far gestire la nostra zona industriale da delle società di gestione che non sono di Olbia”

Stiamo attenti a non prestare il fianco ad inutili strumentalizzazioni e chiediamo un patto ai partiti in corsa per le regionali: tolgano la Zona franca dalla propaganda elettorale e la inseriscano tutti nel loro programma di governo impegnandosi ad interloquire tutti col Governo Letta e far sì che anche gli amministratori locali, in ogni luogo della Sardegna, rispettino le scelte condivise a livello regionale.

Aldo Berlinguer

 

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