Zona franca, prospettiva europea. Dialogo con Gianni Pittella

Sul tema della Zona Franca pubblichiamo questa intervista-dialogo di Aldo Berlinguer con Gianni Pittella (Pd), vicepresidente del Parlamento europeo.

Cosa ne pensa delle sempre più pressanti richieste di istituzione di zone franche o porti franchi in Europa?

“Si tratta di richieste legittime. In taluni casi, sono misure pensate per mitigare il pesante effetto di
una politica di austerity durata sin troppo tempo e che finalmente siamo riusciti ad arginare. Tenga
anche conto che l’imposizione fiscale, specie sulle imprese, in Europa, è troppo diversificata e
questo induce molte imprese a migrare verso Paesi che hanno un trattamento fiscale migliore. In
altri casi, laddove a beneficiarne sia un’area che gode di un’ubicazione strategica suscettibile di
intercettare flussi commerciali importanti, si tratta di misure, di carattere doganale, assai proficue,
che possono generare nuove attività imprenditoriali ed una ricaduta occupazionale importante”.

Insomma, occorre distinguere a seconda della tipologia di zona franca di cui parliamo: doganale o fiscale. Come sa, in Sardegna, il dibattito sull’istituzione di una zona franca si trascina ormai da mesi, col Presidente della Regione che parrebbe giocarsi la sua rielezione sull’argomento. Lei che ne pensa?

“Vede, l’istituzione di una zona franca è una misura di politica industriale molto seria, che deve
inserirsi in un disegno strategico più ampio. Occorre sapere quali attività d’impresa si vogliono
promuovere e quali territori o porzione di essi beneficiare. Già il fatto di sollevare questo tema per
fini elettorali mi pare incongruo. Si rischia di buttare un’opportunità per un obiettivo di corto
respiro”.

Ma secondo Lei sarebbe quindi possibile istituire una o più zone franche in Sardegna?

“A quanto mi consta, la Sardegna, rispetto ad altre regioni, è in una posizione di vantaggio. Esiste
infatti già una norma dello Stato italiano, fortemente voluta dal Governo Prodi nel 1998, che
prevede l’istituzione di porti franchi. Ma un’interpretazione estensiva, che comprenda anche aree
interne ad essi collegate o collegabili, non mi sorprenderebbe. Anzi, sarebbe opportuna. Basta
quindi dare seguito a quanto prevede la legge italiana”.

Quale dovrebbe essere la procedura?

“Ripeto, si tratta di seguire il percorso già intrapreso. La legge rimanda ad un Decreto del Presidente
del Consiglio su iniziativa della Regione. Quindi basta che quest’ultima concepisca una richiesta
plausibile e la inoltri al Presidente Letta. L’Unione europea non ha competenza sul punto. Si limita
a recepire i dettami dello Stato membro. Questo almeno nel caso di zona franca doganale. Altro
sarebbe chiedere, per una certa zona, o per l’intera isola, una zona franca con minor prelievo fiscale.
In tal caso, la Commissione europea dovrebbe valutarla con la lente di una possibile deroga al
generale divieto di aiuti di Stato”.

Quali benefici avrebbe l’economia della Sardegna?

“Dipende da qual’è il progetto complessivo. E’ ovvio però che la Sardegna, per la propria
collocazione naturale, potrebbe beneficiarne grandemente. Potrebbe infatti sviluppare o richiamare
attività imprenditoriali che operano nell’assemblaggio o nella lavorazione di prodotti e intercettare
una buona parte della domanda commerciale dei paesi mediorientali o africani. Fossi un
amministratore sardo valuterei questa opportunità con grande attenzione”.

Aldo Berlinguer

 

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