Saremar, un bancomat per la Flotta sarda

Una vicenda sconcertante: oltre mezzo milione di euro della gestione ordinaria destinati a pagare i debiti di Scintu e Dimonios

Non sono giorni facili quelli dell’ultima metà del luglio 2013 per l’amministratore delegato della Saremar Salvatore Scarpati. La vicenda della Flotta sarda è finita nel peggiore dei modi e adesso i creditori premono. Sono particolarmente in allarme dal 18 marzo, cioè da quando il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, ha annunciato che le “ammiraglie” Scintu e Dimonios nell’estate del 2013 non navigheranno sotto l’insegna della Regione. E l’estate è arrivata.

Dall’inizio dell’anno erano giunte, una dopo l’altra, altre mazzate. Che si erano sommate alle indagini della Commissione europea attorno all’ipotesi di illegittimi aiuti di Stato. Ma la più tremenda era stata quel passaggio della relazione del procuratore  della Corte dei conti Salvatore Nottola che aveva inquadrato la Flotta sarda tra gli esempi dei fenomeni corruttivi” di rilievo nazionale.

E ora, nel luglio 2013, anche i rapporti con la Regione sarda, che detiene la totalità del pacchetto azionario di Saremar, sono freddi. Già un anno prima, nell’estate del 2012, Scarpati aveva segnalato la grave situazione debitoria causata dall’aggiungersi della Flotta sarda alle ordinarie attività societarie, cioè i collegamenti con le isole minori. E non aveva avuto alcuna risposta. Ma allora le navi con i Quattro Mori erano in funzione, e la possibilità che la “Flotta del governatore” avesse il radioso futuro annunciato più volte dal medesimo, in qualche misura frenava i creditori.

Salvatore Scarpati esamina i conti e constata che alcuni dei servizi ricevuti l’estate precedente non sono stati pagati. E nemmeno i diritti portuali. I creditori sono molto nervosi e potrebbero passare all’azione. C’è il serio rischio che da un momento all’altro arrivi qualche decreto ingiuntivo. Potrebbero esserci addirittura risvolti di carattere penale.

L’amministratore delegato, fa l’unica cosa che ritiene possibile: convoca il consiglio d’amministrazione. Perché in cassa i soldi ci sono. Ma non sono della Flotta sarda: sono quelli del normale contratto di servizio della Saremar e la loro destinazione è il finanziamento delle spese per i collegamenti con La Maddalena e Carloforte. Chiede, e ottiene dal Cda, l’autorizzazione a destinare una parte di quella somma alla Flotta sarda, o meglio ai suoi creditori: precisamente 550mila euro.

Quanto avete appena letto è una ricostruzione della sconcertante vicenda di cui si è cominciato a parlare negli ambienti politici alcune settimane fa. E con sempre maggiore insistenza via via che si avvicinava la data di un nuovo consiglio d’amministrazione, convocato proprio per oggi con all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio del 2012.

SardiniaPost ha verificato la notizia andando direttamente a chiederne conferma a  Scarpati. Il quale – come si può constatare leggendo l’intervista che riportiamo a parte – davanti all’indicazione esatta della cifra (550mila euro, ripetiamo) non ha battuto ciglio. Non ha domandato da dove l’avessimo ricavata. Né ha negato. Ha ripetuto (come aveva fatto fin dall’inizio della conversazione) di aver sempre chiesto, per i suoi atti,  l’autorizzazione alle autorità regionali, cioè ai rappresentanti dell’unico azionista di Saremar.

Dunque, a maggior ragione, dovrebbe averla chiesta  per l’adozione di una procedura (lo storno di una parte del finanziamento del contratto di servizio a favore di un’attività cessata) che non pare essere molto in linea con le severe raccomandazioni della magistratura contabile.

Ma la Regione ha autorizzato? A questa domanda, Scarpati non ha risposto in modo diretto. Ha fatto riferimento all’esistenza dell’istituto del ‘silenzio assenso’. Come se avesse comunicato la decisione alla Regione senza avere alcuna risposta. Cosa, del resto, accaduta anche nell’estate del 2012.

Un ‘silenzio assenso’ che di certo non aveva ottenuto nel novembre dello scorso anno, quando Scarpati scrisse alla direzione generale dell’assessorato regionale all’Agricoltura chiedendo il trasferimento di 300mila euro per ripianare gli ‘sconti’ accordati  all’imprenditore caseario laziale Giuseppe Brunelli per il trasporto del latte dalla Sardegna alla Penisola. Sconti – ricordava Scarpati – concessi sulla scorta di alcune riunioni tenute negli uffici regionali alla presenza, tra gli altri, di Pietro Cubeddu, componente dello staff dell’assessore regionale all’Agricoltura Oscar Cherchi.

L’opposizione chiese lumi e Scarpati accusò la “Regione ingrata” che dopo la “parola data” fece finta di nulla. Caso chiuso? Non proprio, visto che la vicenda è finita in Procura.

Nicolò Businco

 

 

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