Sanità, Soru e Maninchedda a duello. Esplodono nuove e vecchie ruggini

Fino a oggi tra l’ex governatore e l’assessore ai Lavori pubblici era guerra fredda. Dal pomeriggio i toni si sono sollevati.

Sono scintille d’autunno nel centrosinistra, è scontro tra big. A duello, Renato Soru e Paolo Maninchedda, l’ex governatore e l’attuale assessore ai Lavori pubblici, segretario del Pd il primo, leader del Partito dei sardi il secondo. Oggetto della contesa: il profondo rosso della sanità sarda, quei 400 milioni che hanno portato a oltre tre miliardi la spesa dell’assistenza ospedaliera nell’Isola, interamente pagata dai contribuenti. Di qui la riforma targata Luigi Arru, il titolare della Sanità nella giunta di Francesco Pigliaru. Obiettivo: risparmiare 134 milioni nel triennio 2015-2018 (leggi qui una recente intervista di Sardinia Post all’assessore).

Sulla sanità che costa troppo, Soru si è affidato nel primo pomeriggio a una nota stampa spedita alle 15,55. L’europarlamentare dem prende posizione contro “un’improvvisa amnesia che ha colpito esponenti del centrodestra e qualche alleato del centrosinistra“. Soru non fa nomi, ma in serata si capisce che il riferimento tra le fila amiche è tutto per Maninchedda.

“Non è certo l’attuale amministrazione regionale, né l’assessore della Sanità Arru – scrive Soru – ad aver creato il forte disavanzo nella spesa sanitaria: è stata la mancata gestione negli anni della legislatura Cappellacci, la causa di quel passivo da 400 milioni di euro”. La nota prosegue così: “Nessuno di coloro che ha partecipato a quella esperienza di governo può tirarsene fuori adesso. I dati parlano chiaro: la spesa è cresciuta a dismisura in quegli anni, dopo gli sforzi e i risultati positivi ottenuti dall’ex assessore Dirindin”.

Pure Cappellacci, tirato in ballo, dice la sua: “È sintomatico che ad una chiamata rivolta ad Arru, risponda Soru”, dice l’ex capo della Giunta, passando comunque inosservato. Perché, ormai, quello che doveva innescarsi nel centrosinistra era già in atto. Maninchedda, che di Soru è stato uno dei più fedelissimi alleati aderendo nel 2004 a Progetto Sardegna (poi la guerra fredda), si affida al suo blog “Sardegna e libertà” per replicare all’ex governatore. Titolo dell’articolo: “Arru chiama, Soru risponde. Ma i conti non tornano”.

L’assessore fa una premessa: “Ho scritto, con ferma coscienza, che il buco della sanità, dopo due anni di governo, è un problema e una responsabilità dell’attuale Giunta. Lo dico e lo penso perché se è vero che il deficit 2014 è stato prodotto da manager nominati dalla Giunta precendente, la politica che controlla questa spesa è tutta nell’attuale Esecutivo. Dal mio ingresso in Giunta – e i colleghi possono confermarlo – ho sempre detto che fosse un errore accettare la spesa sanitaria sempre a consuntivo e sempre con circa tre mesi di ritardo. Sono stato messo in minoranza e disciplinatamente ci sono stato”. Maninchedda scrive ancora: “Io, insieme a Gianvalerio Sanna, ero il padre della norma abrogata dal comma 6 della legge 5 del 9 marzo 2015. Diceva una cosa semplice e chiara: a partire dall’anno 2012 il Servizio sanitario regionale non è finanziabile in deficit. L’attuale Giunta ha scelto invece il finanziamento in deficit. Io non sono d’accordo”.

Maninchedda prosegue così: “Infine è comparso il solito Soru e, senza neanche porsi il problema di discutere del merito della questione sanitaria che sta devastando la spesa regionale, mi rimprovera di essere stato in maggioranza nella scorsa legislatura. Ha dimenticato però che i voti del mio partito hanno consentito al centrosinistra sardo di vincere le ultime elezioni. Per il resto, gliel’ho già detto altre volte: non lo riconosco giudice della mia coerenza che è comunque tale da non avere io mai posseduto o edificato case vicino ad aree pregiate, o vicino al mare, o vicino a lagune. Non ho mai posseduto aziende in paradisi fiscali, non ho mai da proprietario di aree pregiate fissato le regole per le aree pregiate e poi usato le regole da me fissate come proprietario di quelle aree. Non ho mai fondato partiti e poi, dopo aver acceso entusiasmi, spento ogni speranza liquidando quei partiti come se fossero proprietà personali”.

Due note strettamente politiche e che possono aiutare meglio a leggere lo scontro. Sia la Dirind che Arru sono due scelte di Soru: la prima, attuale senatrice del Pd, venne chiamata a guidare la Sanità sarda dal Piemonte; Arru, medico nuorese, nella Giunta è una quota Pigliaru su indicazione dell’eurodeputato (l’altro soriano dell’Esecutivo è l’assessore alle Rifome, Gianmario Demuro, protagoniasta ieri di uno scontro con Maninchedda, ma questa è un’altra storia). Il leader del Partito dei sardi nella legislatura 2009-20154 ha governato insieme a Cappellacci, col Psd’Az e su base programmatica, hanno sempre ripetuto i sardisti. Quell’alleanza è però saltata a febbraio 2013. Poco dopo l’attuale assessore ai Lavori pubblici ha scaricato i Quattro Mori. Ma in quota Maninchedda, nel 2009, venne scelta la terna di manager alla Asl 5 di Oristano, attualmente guidata da Maria Giovanna Porcu, ex direttore amministrativo ripescato in questa legislatura come commissario a dicembre 2014.

Alle 20,44 è arrivata una seconda nota di Soru. Destinatario Cappellacci: “L’ex presidente – si legge – gioca al gioco delle tre carte sperando di far quadrare gli unici conti che non tornano, ovvero quelli della sua Giunta. Non solo gli ricordo che al termine del mio mandato ho lasciato una Regione risanata, ma gli ricordo pure che la presi con un debito finanziario di 3 miliardi ereditati dalla precedente amministrazione Pili. In quattro anni li portai a zero. Ma quei benefici sono stati annullati da chi, subentrandomi nel 2009, è stato capace di produrre una voragine di 400 milioni nella sanità sarda. Ancora maggiore i danni per la mancata applicazione del regime di compartecipazione erariale, derivante dagli accordi del 2006 fra Stato e Regione”. Soru chiede così: “Portare in pareggio i conti dell’assistenza opsedaliera significa ricondurla ai livelli previsti dal Fsn (Fondo sanitario nazionale), quello che sta giustamente facendo il Presidente Pigliaru fissando un principio di responsabilità”.

Al. Car.
(@alessacart on Twitter)

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