La Regione: “Stop alla vendita dei terreni di Cala Sinzias”

Il bando che ha messo all’asta i 5 ettari di Cala Sinzias verrà “annullato”. Intanto la Regione vuole istituire un fondo per acquisire terreni di alto pregio.

I cinque ettari di Cala Sinzias, lembo incantato nel Comune di Castiadas, costa sud-est dell’Isola, sono al sicuro. Il bando che li ha messi in vendita il 27 giugno scorso, verrà “bloccato e poi annullato”, fa sapere Elisabetta Falchi, l’assessore all’Agricoltura che, per competenza amministrativa, sta gestendo la ribattezzata “dinamite mediatica” di questi giorni. Non fosse altro che i terreni sono stati finiti all’asta attraverso la Sbs, la Società bonifiche sarde controllata al 99 per cento dalla Regione con l’agenzia agricola Laore (il restante 1 per cento è in mano privata, quota azionaria della 3A). A questo punto i potenziali acquirenti possono evitare di depositare le offerte dal notaio cagliaritano Roberto Onano, entro il 31 luglio, come prevedeva il bando.

Ma al di là della procedura bloccata, la Falchi sta mettendo il naso su un faldone bollente e ricco di zone d’ombra. È stata lo stesso assessore, nel corso di una conferenza stampa, a non nascondere le perplessità di quella vendita. Perché “nel 2011 – ha spiegato – la Conservatoria delle Coste dichiarò i cinque ettari di alto pregio ambientale”. E proprio per questo da acquisire al patrimonio regionale.

Fatto sta che è andata diversamente. La Sbs, spa controllata dal commissario liquidatore Antonello Melis, un commercialista nominato dall’ex presidente Ugo Cappellacci, ha deciso l’asta con una base di 350mila euro. “Si è sempre saputo – aggiunge la Falchi – che si tratta di un’area inedificabile, siamo però al lavoro per conoscere le ragioni del bando malgrado il parere della Conservatoria”.

Nel week-end appena passato su Cala Sinzias è scoppiata una bollata mediatica che ha inondato la Rete. Tutto è cominciato con la nota dell’ambientalista Stefano Deliperi, il presidente del Gruppo di intervento giuridico che sabato, per primo, ha sollevato il caso della vendita. Da lì un tam tam di allarmi, sfociati nel sospetto che all’asta fossero interessati Carlo De Benedetti, editore del gruppo Espresso, e il re delle carni Luigi Cremoni, in visita in Sardegna il 3 luglio. Poi tutto è rientrato, ma per la Falchi il lavoro stava appena cominciando. Sullo sfondo il popolo di Internet pronto a mettere tre euro per evitare di far passare i terreni di Cala Sinzias in mano privata.

L’assessore ha intanto chiesto gli atti alla neodirettrice di Laore Maria Ibba, in carica formalmente da oggi, ma gli uffici era già mobilitati alla ricerca di tutti i carteggi su Cala Sinzias. Tanto che a prendere posizione è stato pure il presidente Francesco Pigliaru, padrone di casa nella conferenza stampa organizzata questo pomeriggio per illustrare la riforma della Regione.

È nostra intenzione – ha spiegato il governatore – istituire un fondo per l’acquisizione di tutte quelle porzioni di territorio con alto pregio ambientale. I cinque ettari di Cala Sinzias rientrano tra questi, ma non sono certamente gli unici”. Pigliaru non ha nascosto lo stupore sugli attacchi piovuti contro la Giunta in tema di tutela paesaggistica. Prima con il commissariamento della Conservatoria e adesso su Cala Sinzias. “Una delle nostre bandiere, come abbiamo ripetuto fin dall’inizio della campagna elettorale, è proprio la tutela dell’ambiente. Non solo teniamo la guardia altissima, ma crediamo convintamente che lo sviluppo passi anche dalle risorse naturali, ragion per cui il nostro rigore sarà sempre massimo”.

Adesso si attende che la Falchi concluda il lavoro di indagine sull’asta della Sbs. Ma per ora smentisce la possibilità che il commissario Melis venga silurato. A meno che, certo, non emerga una qualche sua responsabilità intorno alla gestione dell’asta. Ma le verifiche sono ancora in corso.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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