Caos seggi, obiettivo Pd: 19° consigliere con un nuovo ricorso

Uno dei tre seggi che si sono liberati nel centrosinistra potrebbe andare al Pd. Quasi certo l’avvio di un nuovo ricorso.

Spunta una nuova ipotesi nel caos seggi del Consiglio regionale: uno dei tre scranni che si sono liberati nella maggioranza (il quarto è in quota opposizione), potrebbe ottenerlo il Pd, togliendolo ai cristiano-popolari dell’Upc con un altro ricorso.

L’indiscrezione filtra da ambienti politici di via Roma, alla vigilia dei pareri che la presidenza della massima assemblea sarda ha chiesto a esperti amministrativisti. Obiettivo: capire quale strada seguire per sostituire i consiglieri decaduti, senza incorrere in nuovi ricorsi. Tant’è: nel palazzo di via Roma ogni attività è sospesa da venerdì scorso. Ma col passare dei giorni crescono le probabilità che i giudici amministrativi vengano nuovamente investiti del problema.

La faccenda è complicatissima e intreccia più questioni. La sola certezza è che il Consiglio di Stato, il 21 luglio scorso, ha dato ragione a Gianfranco Congiu (Partito dei sardi), Antonio Gaia (Upc) e Piefranco Zanchetta (Upc). I tre erano candidati alle Regionali 2014 e avevano presentato ricorso contestando la ripartizione dei seggi decisa dall’Ufficio centrale elettorale, istituito in Corte d’appello a Cagliari. I giudici amministrativi hanno quindi deciso la decadenza di Efisio Arbau (La Base), Michele Azara (Idv) e Gavino Sale (iRs) per il centrosinistra più Modesto Fenu (Zona Franca) dell’opposizione. Questo perché i rispettivi partiti, è spiegato nella sentenza, non hanno raggiunto il cosiddetto quoziente, cioè la soglia minima dei voti che viene calcolata attraverso una complessa operazione matematica ed equivale appunto a un seggio.

Tuttavia, a fronte di una motivazione così limpida sulle ragioni che hanno portato al siluramento dei quattro consiglieri, altrettanto non si può dire sul percorso da seguire per proclamare i nuovi eletti. Infatti: il Consiglio di Stato ha sì deciso che hanno diritto al seggio i tre ricorrenti Congiu, Gaia e Zanchetta. Ma siccome i decaduti sono quattro, si rischia di dover applicare regole diverse per sostituire il consigliere di centrodestra. E la Giunta per le elezioni di via Roma vuole la copertura legale, prima di procedere con le surroghe. certamente necessarie a far uscire l’Assemblea dalle secche della paralisi.

Il possibile nuovo ricorso del Pd contro l’Upc si inserisce in questo quadro e necessita di una seconda spiegazione tecnica sulla legge elettorale. Alle Regionali 2014, il quoziente per la coalizione di centrosinistra, vittoriosa alle urne, era di 8mila preferenze. Il che ha voluto dire 16mila voti per due seggi e così via. Non solo: una volta esauriti i quozienti, i voti che rimangono vengono chiamati resti e quelli più alti danno diritto ad ulteriori seggi, fino a esaurimento della ripartizione.

L’ipotesi che sia il Pd a dover guadagnare un nuovo seggio – e sarebbe il 19° – è data dall’analisi dei numeri. Alle urne del 2014 i Dem raccolsero 150.492 voti. Significa i 18 seggi attuali, per un totale di 144mila voti, più un resto di 6.492. L’Upc, invece, prese in tutto 11.639 preferenze: ciò vuol dire che con un quoziente pieno ha eletto su Sassari Gavino Ledda (poi passato con La Base), mentre il resto è 3.639. E questo, stando ai calcoli del Pd, è sufficiente perché l’Upc piazzi un altro consigliere, ma non due, come stabilito nella sentenza.

Per il Pd entrerebbe Giampaolo Diana, capogruppo nella passata legislatura, a scapito di Gaia. Insomma, una staffetta nel seggio di Cagliari.

Intanto Gianni Lampis, il candidato dei Fratelli d’Italia che dovrebbe entrare in Consiglio al posto di Fenu, ha presentato una diffida indirizzata alla presidenza della Regione, al Consiglio e al Servizio elettorale. Lampis chiede “l’immediata esecuzione alla sentenza del Consiglio di Stato, numero 3612/2015, disponendo la sostituzione del Consigliere Regionale decaduto, Modesto Fenu, col primo dei non eletti nella lista Fratelli d’Italia, come risulta dal fverbale dell’Ufficio centrale regionale”. Cioè lui. Lampis fa valere il principio dei resti, quello stesso su cui Diana dovrebbe fondare il proprio ricorso. Qui il testo completo della diffida.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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