Tagli abusivi nel Marganai, il pm chiede quattro condanne

Andrea Schirra, il pm titolare dell’inchiesta sui tagli nella lecceta del Marganai, ha chiesto al gip l’emissione del decreto penale di condanna nei confronti di quattro imputati – fra cui due dirigenti dell’Agenzia regionale Forestas (già Ente foreste). Ne dà notizia La Nuova Sardegna. L’indagine era partita dopo che nel settembre 2015 il Sovrintendente ai beni paesaggistici di Cagliari e Oristano, l’architetto Fausto Martino, aveva imposto lo stop ai tagli perché il progetto non aveva le necessarie autorizzazioni. Secondo quanto si è appreso da fonti privilegiate, il pm ha chiesto la condanna dell’attuale direttore generale di Forestas Antonio Casula, già imputato a Oristano per truffa nelle pubbliche forniture e turbativa d’asta, il progettista del piano dei tagli, Marcello Airi e la collega Marisa Cadoni. Non si conosce, al momento, il nome del quarto imputato. Di norma, il pm chiede l’emissione del decreto penale di condanna quando ritiene che i soli elementi probatori raccolti siano sufficienti a dimostrare la colpevolezza degli imputati. Sta ora al gip accogliere o meno le richieste del pm. Inoltre, secondo quanto appreso da Sardinia Post, il fascicolo è stato inviato alla Corte dei conti che dovrà stabilire l’entità dell’eventuale danno erariale legato al danno ambientale.

Eppure i vertici di Forestas, forti della “massima fiducia” in loro riposta dall’assessore regionale all’Ambiente Donatella Spano, hanno sempre insistito sull’inutilità delle autorizzazioni paesaggistiche. “Il placet della Soprintendenza non serve, è tutto regolare”, ha sempre affermato l’amministratore unico Giuseppe Pulina, seguito a ruota dal direttore generale Antonio Casula. Entrambi sono stati smentiti l’otto settembre scorso, quando l’ufficio legislativo del ministero per i Beni e le attività culturali ha chiarito un semplice concetto: “L’area è sottoposta a vincolo e ogni intervento, esclusa la mera manutenzione boschiva, deve ottenere l’autorizzazione paesaggistica”. Un documento, quest’ultimo, che la Regione non aveva nemmeno richiesto. Ecco perché il Sovrintendente Martino, già un anno fa, aveva deciso di imporre lo stop al progetto di tagli.

Il pronunciamento del ministero ha sostanzialmente sancito l’illegittimità dei tagli effettuati tra il 2011 e il 2014, in un’area di 33 ettari. Da qui le richieste del pm Schirra. Eppure, solo pochi giorni fa, il direttore del Servizio territoriale di Iglesias di Forestas, Ugo Tanchis e un funzionario del Corpo forestale, Giovanni Asoni,  avevano rassicurato tutti durante un servizio del Tg3 regionale: “I lavori sono stati eseguiti a regola d’arte”, avevano detto all’unisono, incassando l’elogio dell’amministratore Pulina.

In un comunicato, il referente del Gruppo d’intervento giuridico, Stefano Deliperi, sottolinea: “In caso di condanna, dopo le mille e mille attività dei vertici dell’agenzia regionale Forestas in difesa dei tagli boschivi, sarebbe opportuno un gesto di responsabilità e di decenza: le dimissioni irrevocabili degli stessi vertici”.

Secondo i piani di Forestas, nel Marganai si sarebbero dovuti tagliare a raso quasi 600 ettari di lecceta, per ricavarne pellet e legna da ardere. Ad oggi, dopo lo stop firmato dalla Sovrintendenza, gli ettari già tagliati a raso sono circa 33 (guarda i video). L’intervento aveva scatenato l’ira delle associazioni ambientaliste, in testa il Gruppo di intervento giuridico e Italia nostra (con la conseguente presentazione di diversi esposti in Procura) e un team di professionisti composto da Angelo Aru – il padre nobile della geopedologia in Sardegna – dal biologo Franco Aru e dal geologo Daniele Tomasi, aveva lanciato l’allarme: i lecci non ricrescono perché brucati dai cervi e soprattutto nelle aree cedutate è stato riscontrato un livello allarmante di erosione. In poche parole: “I tagli sono nefasti”. 

Non basta: nel mirino della Procura sono finiti anche altri interventi realizzati durante la stagione dei tagli. In particolare, sotto la lente degli inquirenti è finita la realizzazione di diverse piste senza la necessaria autorizzazione paesaggistica. Per questo, pochi mesi fa e su disposizione della Procura di Cagliari, gli stessi agenti del Corpo forestale hanno apposto i sigilli a uno stradello realizzato durante i tagli e oggetto di indagine.

Pablo Sole

sole@sardiniapost.it

 

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