L’incredibile missione dell’Ente foreste: radere al suolo 500 ettari di bosco

Chissà chi è stato a sistemare, nel bel mezzo della foresta di Marganai, gioiello naturalistico tra Domusnovas, Iglesias e Fluminimaggiore,  un cartello che riporta una delle più famose massime di Toro Seduto: “Quando taglierete l’ultimo albero […], vi accorgerete che il denaro non si può mangiare”. Un buontempone, probabilmente. Perché proprio là l’Ente foreste ha in programma non di tagliare “un albero”, ma  oltre 540 ettari di bosco. Ovvero poco meno del 25 per cento della foresta millenaria propriamente detta, che si estende per circa 2.300 ettari. Area, paradossalmente, che proprio l’Ente foreste (già Azienda foreste demaniali) ha contribuito a salvaguardare negli ultimi cinquant’anni. E tutto per ricavare legna da ardere (o biomassa), col ripristino di quel che tecnicamente si chiama “governo a ceduo”. Tradotto: tagliare alberi. Il ‘partner’ dell’iniziativa è il comune di Domusnovas, guidato da Angelo Deidda, che di ettari ne ha già fatti disboscare 35 negli ultimi tre anni. “Crea lavoro e porta ricchezza”, dice il sindaco, evidentemente poco interessato alle massime Sioux così come alle “gravi conseguenze ambientali” provocate dai tagli già effettuati, come emerge dai rilievi effettuati dal team di professionisti impegnato – in parallelo – nell’aggiornamento del Piano di gestione del sito di importanza comunitaria Marganai-Monte Linas.

Procedure snelle + nessuna valutazione di incidenza ambientale = 35 ettari già rasi al suolo

Tutto parte nel 2010, quando l’assessore regionale all’Ambiente è Giorgio Oppi e l’Ente foreste lancia un progetto pilota per il “ripristino del governo a ceduo e la pianificazione dei futuri tagli” in territorio di Domusnovas. Prevede che le motoseghe rimangano accese fino al 2021 e ‘ripuliscano’ dagli alberi oltre 300 ettari. La Provincia di Carbonia-Iglesias accorda il via libera e stessa cosa fa il Savi, il Servizio valutazione impatti della Regione, che non prescrive nemmeno la procedura di incidenza ambientale. Quando si dice ‘burocrazia zero’, malgrado una parte dell’area interessata dai tagli ricada in ambito Sic, i siti di interesse comunitario che devono essere gestiti secondo precise e per niente lasche prescrizioni. Tant’è: ad effettuare i tagli in località Caraviu e su Isteri è la cooperativa Agricola mediterranea, che si aggiudica il bando per la prima tranche dei lavori da effettuare nel triennio 2010/2012. Per rendere l’idea di ciò che ha comportato questo primo intervento – tagli al livello del suolo per 35 ettari senza soluzione di continuità – viene in soccorso nientemeno che Google Earth.

tagli google earth red

Ente foreste e Comune di Domusnovas non lasciano: raddoppiano

A conclusione dei primi tagli, il sindaco di Domusnovas  chiede all’Ente foreste di premere sull’acceleratore per dare il via alla seconda stagione di tagli. Si arriva così a luglio 2014, quando Comune ed Ente foreste firmano un apposito protocollo d’intesa: si va avanti, ma prima di agire bisogna inserire il progetto nel Piano forestale particolareggiato (Pfp) che sta stilando la società aretina Dream. Detto, fatto e quasi raddoppiato, visto che gli ettari interessati dalla ceduazione passano da 305 a oltre 540 (circa 400 di superficie netta, escludendo le aree ‘improduttive’). Sembra finita, ma a sparigliare le carte arrivano prima gli ambientalisti del Gruppo di intervento giuridico – che già in aprile ingaggiano una battaglia pressoché in solitaria – poi il Savi, che a ottobre chiarisce come ogni intervento debba essere sottoposto a valutazione di incidenza ambientale. Tagli boschivi compresi.

Ma l’iter autorizzativo non viene avviato subito: si programmano incontri e sopralluoghi. E pare non si consideri l’esistenza del  documento circostanziato che l’agronomo Angelo Aru, l’ingegnere ambientale Francesco Aru e il geologo Daniele Tomasi – ovvero il gruppo che si sta occupando di aggiornare il Piano di gestione del Sic Marganai–Monte Linas – ha inviato a novembre al commissario dell’Ente foreste Giuseppe Pulina. Che chiaramente, essendo stato nominato a fine ottobre 2014, ha ereditato il progetto dalle precedenti gestioni. In ogni caso, la direzione generale dell’Ente foreste pare non avere dubbi sulla bontà degli interventi, tanto che solo pochi giorni fa s’è premurata di tranquillizzare tutti: “Dai sopralluoghi (effettuati a gennaio, ndr) non risultano danni all’ambiente”. Sulla base di quali documenti non si sa, visto che non risultano studi o relazioni commissionate dall’ente e l’unico report firmato da esperti riconosciuti, dice esattamente il contrario. Ed è arrivato ai piani alti di viale Merello a metà novembre, giusto da due mesi e mezzo. Da qui la scelta incomprensibile  di proseguire nel progetto.

Le parole sono importanti. ‘Progetto pilota’, ad esempio

Quando si opta per un ‘progetto pilota’, ci si attenderebbe una verifica al termine dei primi interventi, in modo tale da valutare pro e contro. In questo caso, come detto, niente di niente. Se non in via puramente incidentale. Capita infatti che il gruppo di lavoro del Sic, durante i sopralluoghi per l’aggiornamento del Piano di gestione, si imbatta in “problematiche di notevole impatto sulla salubrità dell’ambiente e sulla sopravvivenza degli habitat e delle specie di interesse comunitario, dovute alla cattiva gestione del territorio”. Il 15 novembre quindi, il team invia una nutrita relazione al commissario Pulina, chiedendo la convocazione di un incontro tecnico e specificando fin dalle prime righe che la “cattiva gestione del territorio” si risolve pacificamente nelle “ceduazioni estese a superfici di svariati ettari”. Gli effetti principali? Si va dalla “grave alterazione della componente umica del suolo” alla “alterazione e/o scomparsa di micromammiferi”, ma anche “dell’Accipiter gentilis arrigonii“, ovvero l’astore sardo. Un piccolo effetto collaterale predetto pure dalla Dream, che tra i lati negativi della ceduazione annovera la possibilità che l’area diventi stranamente “poco ospitale per alcune specie faunistiche”. E manco a farlo a posta, si cita proprio l’astore sardo.

Ancora, è stata riscontrata tra le altre cose l’eliminazione “della protezione da azione disgregante della pioggia”, così come l’incremento “dell’erosione del suolo”. Ovvero una delle prime cause di frane e alluvioni. E, spesso, morti. A scanso di equivoci, la relazione presenta anche diverse fotografie, compresa un’elaborazione grafica che dà perfettamente l’idea del grado di erosione del suolo a seguito dei tagli boschivi. Oltretutto, si nota che alcuni alberi non interessati da ceduazione sono miseramente crollati (tecnicamente si parla di schianto).  È il segno di un terreno che, a causa dei tagli, non è più compatto, quindi è spesso sufficiente anche una sola folata di vento per abbattere i lecci rimasti. Da qui, una semplice considerazione: visti gli effetti, l’area interessata dagli interventi è indirettamente più estesa di quanto indicato nel progetto.

La battaglia del Gruppo di intervento giuridico: si apre un piccolo spiraglio

stefano_deliperiLa relazione conferma i timori degli ambientalisti, che infatti pochi giorni fa hanno chiesto al Presidente della Regione Francesco Pigliaru, all’assessorato regionale all’Ambiente guidato da Donatella Spano, al Savi, all’Ente foreste e al Corpo forestale la revoca delle autorizzazioni ai tagli boschivi e alla ripresa del governo a ceduo. Sono stati informati anche la Commissione europea e il ministero dell’Ambiente. “La retrocessione a ceduo di ampie superfici di bosco rientrante nelle foreste demaniali – la cassaforte boschiva sarda – e la conseguente ripresa dei tagli boschivi anche di boschi di fatto ormai sulla via della piena rinaturalizzazione a che serve? – chiede il rappresentante del Grig Stefano Deliperi (foto) -. Alla produzione di banale legna da ardere e biomassa, come sembra? Buon senso e intelligenza servono per salvaguardare le foreste demaniali. Sono un bene ambientale, un patrimonio straordinario della collettività. E noi continueremo a fare la nostra parte”. E pare che qualcosa si muova, visto che “alle forti preoccupazioni ecologiste, il commissario straordinario Pulina – riporta Deliperi dopo un incontro sul tema – ha assicurato considerazione e un’approfondita valutazione, anche sulle decisioni in precedenza prese”. Quando cioè Pulina non era ancora commissario. Un primo riscontro potrebbe arrivare già stamane dalla conferenza di servizi convocata per discutere proprio del Piano forestale particolareggiato di Marganai–Monte Linas. E dove presumibilmente si deciderà se il denaro sia commestibile o meno.

Pablo Sole

sole@sardiniapost.it

Credits: immagini di Francesco Aru tratte dalla relazione firmata dallo studio “C.c.w.r. – Progettazioni e soluzioni ambientali, sviluppo equo ed ecosostenibile”. Documenti pubblicati dal Gruppo di intervento giuridico nel sito gruppodinterventogiuridicoweb.com e dalla Regione Sardegna nel sito www.sardegnaambiente.it

 

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