Un suicidio giuridico a fini elettorali

Per poter approvare prima delle elezioni il Pps adottato, e già impugnato davanti alla Corte costituzionale dal Governo, Cappellacci ha minacciato commissariamenti.

Vuol forse commissariare qualche dirigente regionale che probabilmente svolge con rigore il proprio compito in materia di valutazione ambientale? Io credo che non lo farà e che si tratti solo di una minaccia alla quale il dirigente dotati di autonomia certamente non si piegherà .

Non lo dovrebbe fare perché’ l’atto del commissariamento renderebbe ancora più debole il procedimento di approvazione del nuovo Ppr destinato ad essere spazzato via dall’impugnativa in corso. Oppure lo farà, pur sapendo del concreto rischio di annullamento, per non rinunciare all’ultimo dei bluff della sua legislatura cui ci ha, purtroppo, abituati.

Ma cos’é il commissariamento del dirigente di cui parla Cappellacci?

Il commissariamento ad acta è un istituto previsto dalla legge n. 31 dl 1998 sulla dirigenza regionale in base al quale il Presidente della Giunta e gli Assessori, in caso di inerzia o ritardo possono fissare un termine perentorio entro il quale il dirigente deve adottare gli atti o i provvedimenti. Se l’inerzia permane, essi possono nominare un commissario ad acta.

Ci sarebbe, poi, l’altra ipotesi del commissario ad acta, previa contestazione, in caso di grave inosservanza da parte del dirigente delle direttive generali “che determinino pregiudizio per l’interesse pubblico” . In tal caso, ove vi sia l’urgenza, si può prescindere dalla contestazione.

Si tratta di una norma eccezionale, quasi mai utilizzata, posta, comunque, a garanzia del dirigente. Nel primo caso – credo sia questa la fattispecie di cui parla Cappellacci – il procedimento di commissariamento richiede del tempo e si svolge con una certa gradualità.  Il dirigente può, infatti, rivolgere all’Assessore o Presidente le sue controdeduzioni sul procedimento intrapreso per dimostrare l’assenza di qualsiasi inerzia o ritardo. Insomma, ci vuole del tempo che Cappellacci oggi non ha.

Ho paura, invece, che Cappellacci voglia sfruttare la seconda possibilità che invece é assolutamente inapplicabile. Fingendo l’urgenza inesistente, potrebbe saltare la fase della contestazione e nominare subito il commissario ad acta. Sarebbe un suicidio, in termini giuridici, ma gli servirebbe in termini politici. Cappellacci è spregiudicato e potrebbe andare avanti fingendo “la grave inosservanza” delle direttive politiche da parte del dirigente, inventandosi, inoltre, un “inesistente pregiudizio per l’interesse pubblico” .

Di questi tempi in cui Cappellacci dà il meglio di se stesso c’è da attendersi di tutto.

Carlo Mannoni

 

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