Il saluto del nuovo Direttore

Mi fa piacere non dover impartire lezioni di etica, non essere costretto a scomodare la Costituzione, non essere obbligato a fornire ai nostri lettori insegnamenti low cost sul valore sacro della libertà di stampa. Il mio predecessore nel dare l’addio a un gruppo editoriale che gli ha consentito per molti anni di accreditare una parte politica come fosse il Verbo ( e chiunque si contrapponesse ai modesti alfieri di questo Vangelo, in pericolosi epigoni del fascismo che bussa alle porte), ha già detto tutto.

Ha spiegato che per lui libertà è solo sinistra, anche se questa sinistra si contraddistingue più per giochini di potere che per reale ricerca del bene comune. Ha ammesso che per lui (e quelli come lui) gli elettori vanno ammaestrati, non informati a 360 gradi; come il diritto all’informazione e alla libertà di pensiero, che è il contrario del pensiero dominante di auto-nominate élites, prescriverebbe.

E ha quindi spiegato meglio di chiunque altro, certo meglio di me, cosa si è celato dietro la scelta assunta in queste ore dal gruppo e dalla famiglia Onorato, colpevole di essersi lanciata più di sei anni fa, con l’entusiasmo che è tutto loro, in una impresa editoriale che doveva essere sinergica all’attività di imprenditori; e che doveva, attraverso l’informazione (non tribune politiche), aiutare la Sardegna a crescere e a uscire dalla crisi che ancora oggi la attanaglia e costringe i suoi giovani ad andarsene.

Un’impresa editoriale che doveva essere, appunto, informazione. Ma che invece, negli anni, si è trasformata in un pulpito, come evidenziato con chiarezza dal mio predecessore, attraverso il quale lanciare anatemi contro chi la pensasse diversamente. Un pulpito dal quale non è stata spesa una parola per l’argomento più di sinistra possibile, ovvero le battaglie di Vincenzo Onorato per la difesa dell’occupazione e dei marittimi italiani.

Nessuna purga, quindi e neppure eroi della resistenza auto-decorati. Dietro la scelta di queste ore, che giunge dopo mesi e anni di disattenzione e laissez faire, non si celano riposizionamenti politici, ma una sola parola: rispetto. Rispetto per i sardi, tutti i sardi; rispetto per la Sardegna, rispetto per chiunque pensi anche il contrario di sparute élite intellettuali. Ma anche rispetto per le idee di ciascuno di noi, rispetto per una informazione libera. Rispetto che diventa un obbligo alla vigilia di nuovi appuntamenti elettorali e che per un gruppo imprenditoriale che opera anche in servizi pubblici, diventa una precondizione irrinunciabile.

Ed è con questo obiettivo, nonché con spirito di servizio e amicizia, che assumo la direzione di Sardinia Post. In attesa di individuare chi conosca a fondo i problemi della Sardegna e possa interpretare, in una logica di pura informazione, lo spirito dell’Isola. Un professionista al quale si possa chiedere, senza urtarne la sensibilità politica come accaduto con il direttore uscente, l’abominevole impegno a ‘essere neutrale’.

Sono un vecchio cronista, e non mi spaventano, anzi trovo anticipatamente grottesche e ridicole, le accuse e gli epiteti che ci pioveranno addosso: fascisti, voltagabbana, padroni delle ferriere e chi ne ha di più ne metta. Al di là degli editoriali gonfi di ardore in difesa delle sacre libertà, oggi, fortunatamente, nessuno rischia il confino. Tutt’al più una ricca vacanza garantita da anni di direzione (o magari i fondi per alimentare un impegno politico diretto a conquistare qualche poltrona).

A noi tocca il compito di rifare di Sardinia Post un normale organo di informazione al servizio di tutti.

Guido Paglia

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