Cagliari verso il voto. Ma chi vorrebbe governarla, che idea ha della città?

 L’economista Paolo Fadda – che è anche uno storico della città di Cagliari – nel giugno scorso, con un articolo che ha fatto molto discutere, segnalò “la scomparsa della borghesia cagliaritana” Con questo nuovo intervento affronta la questione delle elezioni – previste per la primavera del prossimo anno – per l’elezione del sindaco e il rinnovo del consiglio comunale del capoluogo sardo.

Le elezioni municipali di Cagliari, previste per la prossima primavera, sembrano avere suscitato, per quel che si avverte in giro, un intenso, seppur disorganico, movimentismo fra i diversi canditati (o supposti tali) alla carica di sindaco. Nel presupposto, abbastanza condiviso fra di loro, che sia possibile sostituire l’attuale maggioranza al governo cittadino.

Quest’ultima, d’altra parte, starebbe serrando le fila (come è giusto che sia), mettendo in campo tutte le armi più valide per mantenere i consensi elettorali. Non ultima quella di dare una vistosa accelerazione ai lavori per le vie e le piazze cittadine, incurante forse del fatto che asfaltar no es gubernar, secondo il celebre, e sempre valido insegnamento dello scrittore antifranchista Salvador de Madariaga. Perché spesso tende a provocare più scetticismi e dissensi che approvazioni e consensi.

Di fronte a cotanto insolito attivismo, quel che sembra mancare è invece un discorso su Cagliari, sulla città possibile nel futuro prossimo venturo. O, almeno, non è facile comprendere quale idea della città abbiano i diversi schieramenti e candidati in campo. Anche perché essi paiono estremamente parcellizzati, più retti dalle ambizioni del candidato sindaco che da solidi progetti su cosa e come fare.

Eppure, ci sono sul tappeto due importanti questioni su cui Cagliari è chiamata a misurarsi quanto prima: la”Città metropolitana” in fieri, innanzitutto (che cosa dovrà essere urbanisticamente, socialmente e culturalmente), ed ancora il recupero ed il rinnovamento delle periferie disastrate anche socialmente, secondo i proponimenti voluti ed incentivati dal governo nazionale (in linea con l’indirizzo “del rammendo”, come suggerito da Renzo Piano). Si tratta di due aspetti cruciali per il divenire della città, per il suo riassetto territoriale, per una sua nuova e differente geografia urbana.

Prendiamo quindi il primo: di fronte ai tanti lamenti, alle tante imprecazioni ed alle numerose accuse contro una Cagliari “mangiatutto” (frutto, tra l’altro, di un irriducibile ed antico disamore verso la “Città-capitale), sono state assai flebili le argomentazioni a sostegno della esistenza, nei fatti, di un’area vasta cagliaritana, in cui, in neppure un dodicesimo della superficie dell’intera Isola, vive, in circa una decina di comuni, un quarto abbondante della sua popolazione.

Cagliari è già, nei fatti, una Città metropolitana, al di là di quel riconoscimento politico-istituzionale che le darebbe competenze e ruolo. Ma proprio in quanto “città designata” (chiamata, cioè, a dover proporre e sostenere una sua cultura ed una sua identità metropolitana) dovrebbe  farsi protagonista di questo salto di qualità, supportando la sua candidatura con la sostanza delle motivazioni che sono alla base della “designazione”.  (detto per inciso: che poi un’Isola che ha la metà della popolazione di Roma possa esigere due o più “Città metropolitane” è, per dirla in inglese, un nonsense, cioè un’assurdità).

Non diversamente si dovrebbe ragionare del rapporto, così fragile e controverso, centro-periferie. Urbanisticamente, Cagliari appare sempre di più come una “città scomposta”, nel senso che risulta essersi sformata per via di una serie di agglomerati mal cresciuti e rimasti slegati fra di loro (è il caso di Barracca Manna come di La Palma, di Sant’Elia o di Is Mirrionis), talvolta assurti anche a pericolosi ricettacoli del malaffare. Ricucire, quindi, il tessuto urbano, anche attraverso una viabilità che sia coerente con l’integrazione territoriale, con una dotazione decentrata dei servizi e con un piano per un’efficiente mobilità pubblica: è  un programma di lavoro che va affrontato, con decisione e coraggio e senza timori o tergiversazioni di sorta.

Chi, la prossima primavera, diverrà sindaco del capoluogo, dovrà porsi, tra i primi, questi problemi. Perché ai cagliaritani sono finora molto spiaciuti gli impacciati ed assordanti silenzi con cui Palazzo Bacaredda ha accolto la canea di voci anticagliaritane levatasi in occasione di questa annunciata riforma regionale degli enti locali; così come paiono sempre più inascoltati gli appelli volti ad un riassemblamento della città sformata d’oggi, ridando sostanza ad un policentrismo urbano che annulli il malessere ed il malvissuto di tanti quartieri periferici.

Cagliari ha bisogno soprattutto d’essere ripensata e riattualizzata in quel ruolo che oggi è chiamata a svolgere, per dirla con il geografo francese Jean F. Gravier, quale vera e propria metropoli d’equilibrio territoriale, dovendo sommare in sé le funzioni d’essere, allo stesso tempo, centre de decision, centre de conception e centre de services rares, cioè esercitandone la direzione politica, la predisposizione di avanzamenti culturali e scientifici e, infine, la fornitura di servizi scolastici e sanitari d’alta gamma. E questo a favore del triplo dei suoi residenti.

Per affrontare e risolvere questi problemi decisivi per il futuro urbano, occorrerebbe capire la città, interpretarne l’anima e gli umori, cercando di rimediare ai vincoli che ne hanno spesso condizionato una crescita ben ordinata e razionale. Non sarà certamente facile, anche perché è invalsa l’abitudine di affrontare i problemi per letture incrociate, per cui si leggono le vicende politiche in chiave etica, i fenomeni economici in chiave di convenienza politica o di clan, i problemi urbanistici in chiave filosofico-morale, e così via.

Eppure occorre tentare: il rinnovo del consiglio comunale è, in democrazia, un passaggio importante. Bisogna, perciò, andare preparati a quell’appuntamento: non col proposito di sommare voti, ma  mettendo insieme idee e propositi per affrontare un futuro che non si presenta facile.

Si tratta di voler affrontare una vera sfida per ridare al capoluogo coraggio e speranza, per risvegliarlo da un troppo lungo letargo. Ci vorrebbe, ha scritto qualcuno riferendosi a questa Cagliari dormiente, un contagio di idee e di proponimenti, che si nutra di esempi e di proposte che possano determinare – ed è questo l’auspicio – un “nuovo tempo” per questa città-possibile come è nei sogni di tanti casteddaius.

Per questa sfida non è però sufficiente un Sindaco,  un “uomo solo al comando”: è necessaria una squadra di uomini affiatati e competenti che,  con l’appuntamento elettorale della prossima primavera, sappiano lavorare intelligentemente per iniziare ad operare affinché Cagliari divenga una vera “Città metropolitana”. Dotata delle capacità e delle culture necessarie.

Paolo Fadda

 

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