Solinas e alleati, tutto fermo. L’Udc diserta il Consiglio. Oppi: “Non avalliamo lo stallo”

Alessandra Carta

di Alessandra Carta

Il piatto del centrodestra piange. Non c’è nulla di sostanzioso sul tavolo della coalizione che oggi a ripreso a incontrarsi in Aula, ma era dal 6 aprile scorso che non veniva convocata una seduta. Roba mai vista. Tanto che Giorgio Oppi, a nome di Udc, Sardegna al centro e Italia Viva, le tre componente del gruppo consiliare moderato, ha fatto sapere che lo scudo crociato non partecipa ai lavori nel palazzo di via Roma. In discussione c’è la mozione del Pd, con Cesare Moriconi primo firmatario, sul “fallimento della Giunta regionale rispetto alla programmazione del Pnrr“.

“Non vogliamo avallare la situazione di stallo” che da oltre quaranta giorni è la costante “di commissioni e Consiglio, dove non si sta producendo niente, nonostante le grandi attese dei sardi e soprattutto del sistema economico regionale”. Fotografia di un alleato scontento. Destinatario il presidente Christian Solinas che continua ad accumulare malumori. Dentro e fuori la propria coalizione. Non è da meno Michele Pais, il leghista che guida il Consiglio e oggi non ha avuto di meglio da fare che farsi fotografare, insieme all’assessore ai Trasporti, Giorgio Todde, esponente del suo stesso partito, nel cantiere all’aeroporto di Alghero. Sembrava una foto Facebook rubata a quelle pagine dedicate agli anziani che vanno a curiosare tra cemento e carriole.

Oppi non l’ha tirata a caso la bordata. Il decano di via Roma ha criticato proprio alcune scelte di Pais sulla tenuta e la gestione della massima assemblea sarda. “Per esempio la decisione di commemorare oggi, a tre anni dalla morte, l’avvocato e politico sassarese Dino Milia, mancato il 21 giugno 2019”, riporta l’Ansa. Pais, contattato poi dall’Agenzia di stampa, si è difeso dicendo che “non esiste un termine per le commemorazioni, quella di oggi era semplicemente la prima data utile concordata con i parenti che avevano chiesto di essere presenti”.

Con il ricordo dei morti, è certo, non si mangia né ci si cura. Lo sanno bene i sindaci dell’Ogliastra che questa mattina – ultimo atto in ordine di tempo di una protesta sempre più estesa – hanno raggiunto il Consiglio regionale per denunciare l’assenza del Dg alla Asl di Lanusei. È così da febbraio. Eppure, due mesi fa, quando il rimpasto della Giunta è tornato nell’agenda politica regionale per ordine di Solinas, la coalizione aveva costruito una pre-convergenza sul patto di fine legislatura.

Invece del manifesto programmatorio, con gli obiettivi di governo da qui al 2024, quando la Sardegna torna alle urne, non c’è traccia. Niente di nuovo neppure sul rimpasto della Giunta, altra incompiuta di questi mesi. Solinas aveva promesso di chiudere i giochi entro il 15 maggio. Siamo al 18 e ancora non si sa se Nanni Lancioni prenderà il posto di Gianni Chessa. Incerto pure il destino di Antonio Moro, altro sardista dato in ingresso nell’Esecutivo.

Attendono che nel Psd’Az si mettano d’accordo le due donne della Giunta considerate prossime al benservito. Una è Anita Pili, titolare dell’Industria, l’altra è Gabriella Murgia, alla guida dell’Agricoltura. Stando a quanto filtra da Palazzo, il siluramento della Pili serve per liberare il secondo assessorato da assegnare all’Udc, il partito più sottodimensionato del centrodestra.

Tutto è fermo per le divergenze nel Psd’Az, il partito di Solinas, dove Quirico Sanna è dato sicuro all’Urbanistica e agli Enti locali. Ma se resta il gallurese, non c’è motivo per cui a finire fuori gioco sia solo Chessa. Che l’altro giorno, tra vedere e non vedere, a margine di un evento sulla presentazione del marchio Isola, celebre brand dell’artigianato isolano, ha detto di non essere stato avvisato circa la sua cacciata dall’Esecutivo. Poi ha ricordato, se qualcuno se lo fosse dimenticato, che lui è stato il più votato.

Non finisce qui. Intessendo una narrazione legata al valore sociale del sardismo, rimbalza, sempre da via Roma, la voce che Solinas voglia togliere all’Udc la Cultura per darla a Moro. L’assessorato di viale Trieste, in mano ad Andrea Biancareddu, nel 2019 non lo voleva nessuno. Di certo non il Psd’Az, che lo considerava di serie B. Per il suo partito, Solinas preferiva di gran lunga l’Urbanistica.

Ma negli uffici del mattone, hanno accumulato più disastri che glorie. La gran parte delle leggi che Roma ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale, hanno la firma di Sanna. Che a dicembre, quando Sardinia Post aveva chiesto a sindacati e associazioni di dare le pagelle alla Giunta, si era beccato un 3+. Peggior risultato nella squadra di governo.

Solinas, convinto di poter fregare Oppi, non ha escluso di proporre un cambio con l’Udc per cedere proprio l’Urbanistica e prendersi la Cultura e la Pubblica istruzione (oggi un gioiellino, anche la consigliera del Pd, Rossella Pinna, in un’intervista a L’Unione Sarda ha detto che Biancareddu è il miglior assessore del centrodestra). Pare che Oppi abbia rispedito al mittente la proposta.

Nel caso in cui la Pili e la Murgia finiscano fuori gioco e il Psd’Az indichi tre uomini, la scelte delle due quote femminili spetterebbe all’Udc e ai Riformatori. A questo punto per l’Agricoltura e l’Industria. Ma tutto è ancora in alto mare.

Alessandra Carta

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