Solinas ascolta sindaci e Progressisti: “Vietato arrivare nelle seconde case”

Alla fine il pressing ha funzionato: Christian Solinas ha firmato l’ordinanza che vieta l’ingresso ai non sardi per raggiungere le seconde case. Il presidente della Regione ha ceduto alle richieste dei sindaci e dei Progressisti che in questi giorni gli hanno chiesto di chiudere la Sardegna, come sta accadendo in Valle D’Aosta, Campania e Alto Adige hanno fatto i rispettivi governatori.

Solinas non aveva alcuna intenzione di blindare l’Isola, perché la mossa non è gradita a Matteo Salvini. Ma da una parte le proteste sui social e dall’altra la preoccupazione dei sindaci e dei Progressisti hanno obbligato Solinas a cambiare idea. L’inversione di rotta è stata decisa oggi. Perché anche nel Consiglio regionale di ieri, il presidente della Regione aveva fatto dire al proprio capogruppo, il sardista Franco Mula, di chiedere più controlli a Roma. Mula ha detto testualmente: “L’idea è quella di invitare, senza polemizzare, il Governo nazionale a venire incontro ai nostri timori”. In particolare la proposta di Solinas era ottenere dall’Esecutivo guidato da Mario Draghi l’obbligo di fare test nei porti e negli aeroporti di partenza, in modo da alleggerire il carico agli arrivi nell’Isola. Anche alla luce del fatto che il commissario di Ats, Massimo Temussi, cui spetta organizzare le postazioni negli scali, ha ammesso l’impossibilità dell’Azienda per la tutela della salute di gestire un numero elevato di tamponi rapidi.

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Insomma, troppe le difficoltà. Troppo in salita la strada che eviterebbe in Sardegna l’aumento dei contagi. Di qui la decisione di Solinas di fare marcia indietro e seguire i colleghi di Campania, Valle d’Aosta e Alto Adige. Malgrado, come detta da Mula, l’intenzione di Solinas di “non polemizzare con Roma”, il capo della Giunta sarda ha capito che avrebbe grossi problemi nell’Isola, di impatto sull’opinione pubblica, nel caso in cui dovessero risalire i contagi.

La mossa del sindaco di Sant’Antioco, Ignazio Locci, l’ha detta lunga sul clima che si respirava tra le fasce tricolori. Locci, che è di centrodestra, per evitare di lasciare scoperto il proprio territorio ha emesso un’ordinanza che da domani, 18 marzo, obbliga alla quarantena tutti i non sardi o i non residenti nell’Isola. “Dieci giorni di isolamento fiduciario per difendere la salute dei cittadini e la zona bianca faticosamente conquistata”.

Solinas si è ritrovato da solo nella sua difesa all’umore di Salvini. E all’obbedienza politica. Di qui la decisione di firmare l’ordinanza per blindare il più possibile la Sardegna in queste feste di Pasqua. Scorrendo il documento, è scritto che i non residenti in Sardegna possono raggiungere le seconde case si possono raggiungere solo “in presenza di comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità e/o di indifferibilità documentata ovvero per motivi di salute“. E i furbetti devono fare molta attenzione. Perché nello stesso provvedimento è scritto che “sindaci, polizia locale e compagnie barracellari dovranno fare i controlli”.

Non solo: chiunque arrivi nell’Isola dovrà seguire le prescrizioni previste nell’ordinanza numero 5 del 5 marzo scorso (qui il documento integrale): prima della partenza, chiunque arrivi nell’Isola, in nave o in aereo, ha l’obbligo di registrarsi sul sito istituzionale della Regione nella sezione ‘Nuovo coronavirus’ oppure attraverso l’applicazione ‘Sardegna Sicura’.

Negli scali, il personale di vigilanza delle singole compagnie dovrà “acquisire e verificare l’avvenuta registrazione dei passeggeri, così come previsto dall’ordinanza 5, e “impedire l’imbarco nel caso in cui detta documentazione non sia completa o i viaggiatori non risultino in possesso dei requisiti”. Ovvero i motivi di lavoro per giustificare lo spostamento o la situazione di necessità o le ragioni di salute.

Infine i test nei porti e negli aeroporti: il personale dell’Ats, che attraverso il commissario Massimo Temussi aveva detto di non essere in grado di fare tutti i controlli, verrà supportato dalle squadre della Protezione civile. Insomma, Solinas ha capito che l’opinione pubblica non gliel’avrebbe perdonato un aumento dei contagi. E ancora meno la perdita della zona bianca. Ciò che ha determinato la firma dell’ordinanza, diffusa dall’Ufficio stampa dopo le 22.

In serata anche l’associazione indipendentista Corona de logu, presieduta dal sindaco di Villanovaforru, Maurizio Onnis, ha invitato gli amministratori sardi a “ad agire per proteggere le proprie comunità dall’afflusso indiscrimnato dei vacanzieri”. Oltre a Villanovaforru, anche a Bauladu, Girasole, Macomer e Scano di Montiferro i primi cittadini stanno lavorando alle rispettive ordinanze, come fatto a Sant’Antioco. Se Solinas fosse ancora rimasto fermo per assecondare i desiderata di Salvini, si sarebbe ritrovato col cerino in mano. Il solo a non difendeere “il bene delle comunità e dei sardi tutti”, come negli auspici dei sindaci e dei Progressisti. Peraltro: i provvedimenti delle fasce tricolori, con la quarantena obbligatoria per i non residenti nell’Isola, sono comunque attesi, per intensificare le misure anti-Covid e il contenimento della pandemia.

Il contributo dei Comuni è fondamentale perché l’ordinanza 5, al comma b dell’articolo 4, assegna ai chi arriva in Sardegna 48 ore di tempo per sottoporsi al tampone. Si tratta di due giorni in cui si può trasmettere il virus, se la persona che sbarca nell’Isola è infetta. Ecco perché i controlli dovranno essere massimo e rigidissimi. Mantenere i vantaggi della zona bianca, faticosamente raggiunti dai sardi, non possono essere gettati alle ortiche in nome del ritorno nelle seconde case. Il cui godimento è certamente un diritto. Ma in tempo di pandemia servono sacrifici. Da parte di tutti.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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