Piano casa, ambientalisti al Governo: “Legge Solinas vìola la Costituzione”

Gli ambientalisti del Grig (Gruppo di intervento giuridico) chiedono al Governo di impugnare il Piano casa della Sardegna, trasformato in legge dal Consiglio regionale la scorsa settimana coi sopli voti del centrodestra. La nuova legge edilizia permette, tra le altre cose, un aumento volumetrico del 50 per cento per gli alberghi oltre la fascia dei trecento e liberalizza l’agro, autorizzando le costruzioni anche ai non operatori agricoli sui terreni che distano più di un chilometro dal mare. È stato inoltre ridotto da tre ettari e uno il lotto minimo per costruire.

Il Grig, presieduto da Stefano Deliperi, parla di legge ‘scempia coste’, sostenendo che ha “come unico obiettivo la speculazione edilizia”. In  un lunga nota gli ambientalisti fanno notare che “la moltiplicazione delle volumetrie in zona costiera, in area agricola e nei centri storici, senza alcun alogica e aumentando il rischio per l’incolumità pubblica con l’incentivazione delle residenze nei seminterrati, frutto della bulimìa cementizia di una politica tanto miope quanto deleteria che vuol rendere la Sardegna un miserabile contenitore di metri cubi e poco più”.

Sotto il profilo strettamente giuridico, tale da giustificare la richiesta dell’impugnazione da parte del Governo (una legge deve avere profili di incostituzionalità per essere contestata davanti alla Consulta), per conflitto di attribuzione, in base all’articolo 127 della Carta. Stando agli ambientalisti, “il Piano casa eccede le competenze della Regione”. Ovvero per il tipo di interventi inseriti nella legge, è mancato “il principio della collaborazione” con lo Stato, quella copianificazione prevista anche dal decreto legisaltivo 42 del 2004, il cosiddetto Codice Urbani.

Da un punto di vista di strategia politica, il Grig, prendendo a riferimento i dati della Confederazione nazionale degli artigiani (Cna) e dal Rapporto Crenos (Centro di ricerche economiche), fa notare che l’aumento delle cubature per gli alberghi sono al 50 pe cento è avvenuto in aperto contrasto con i numeri dello sviluppo del settore. In Sardegna, infatti, il tasso di occupazione degli alberghi è pari al 22 per cento. Il settore turistico risente semmai di una forte stagionalità, tipica dell’offerta balnerare, ma anche ad agosto non si supera il 50 per cento. Le strutture fanno registrare il pienone solo nei giorni a ridosso del Ferragosto. Dati questi che non giustificano l’aumento del 50 per cento delle volumetrie.

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