Il Pd sardo dopo la catastrofe pensa di anticipare il congresso

Dopo il fallimentare risultato elettorale, il Partito democratico sardo sapeva bene di avere davanti mesi difficili, in cui preparare insieme un congresso e la campagna elettorale per le prossime regionali. Nessuno però immaginava di dover affrontare un cataclisma di queste dimensioni, con il partito che è letteralmente imploso nella scelta del nuovo Presidente della Repubblica e che vede ormai come un’opzione possibile la propria fine.

In questo clima c’è chi come Giampaolo Diana, capogruppo in Consiglio regionale e grande elettore in questi giorni a Roma, invoca al più presto un congresso “costituente, senza ipocrisie, dove l’unità non può essere di facciata, ma sostanziale. Un congresso che definisca le questioni identitarie, il senso di appartenenza, i valori, la linea politica e la forma partito. Ora, senza rinvio alcuno”. Il congresso, nazionale e di conseguenza regionale, è già fissato per ottobre, ma potrebbe essere quindi anticipato, anche se non sono in tanti a ritenerlo la soluzione ai problemi del partito. “Il congresso non può essere figlio di schemi vecchi”, spiega il segretario provinciale di Cagliari Thomas Castangia. “Una nuova generazione deve prendere in mano il partito. Dobbiamo scontrarci ma sulle idee, non sugli accordi e sulle posizioni interne”.

Anche la presidente del partito, Valentina Sanna è scettica sul ruolo salvifico di un congresso “Specie se sarà l’ennesima occasione di scontro, noi dobbiamo ricostruire un tessuto di rapporti con i nostri elettori e la società. Questa classe dirigente, non solo Pierluigi Bersani, ma tutti i dirigenti di primo e secondo piano, a livello nazionale e regionale, ci ha portato al disastro. Il partito in questo momento non esiste”. Il futuro del partito in Sardegna potrebbe essere quello del partito federato, ma secondo Valentina Sanna potrebbe non bastare “La partita deve essere quella di un partito slegato da Roma e dalle logiche che abbiamo visto all’opera in questi giorni”.

 

Non si nasconde la gravità del momento nemmeno l’europarlamentare e vice segretario del Pd, Francesca Barracciu che parla di “giornata di autentica barbarie”, nel trattamento riservato a Romano Prodi. Ma cerca di richiamare i parlamentari ai propri doveri “Io spero che le molte intelligenze presenti nel partito possano ritrovare il percorso nella strada della civiltà democratica. Dobbiamo recuperare il senso della responsabilità collettiva. Nessuno di noi sta nelle istituzioni a titolo personale”. Sul futuro partito la Barracciu ci tiene a puntualizzare che “Il percorso del partito democratico sardo sta continuando ed è slegato da quanto avviene in questi giorni. Le nostre esigenze erano e sono altre”.

 

Decisamente più drastico il coordinatore della attuale segreteria regionale, Franco Marras “Non sarà il Partito Democratico Sardo a salvare il Pd sardo. Rischia di essere solo un’operazione di facciata, un brand. Ma il brand è quello che ha prodotto Beppe Grillo e Cappellacci in Sardegna. Il nostro percorso non può essere quello di inseguire modelli sardisti o pseudo indipendentisti. Non mi pare ci sia questo nel sentimento dei sardi”. Il futuro appare però assai cupo e il dopo Bersani è al momento un buio fitto. “Non è possibile fare tante previsioni adesso, perché bisogna capire cosa ci sarà dopo Bersani. Io mi auguro che ci sia ancora un Pd. Sarebbe il minimo risultato che mi aspetto”.

Alberto Urgu

 

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