Discoteche, Solinas: ‘Aperte per Dpcm’. Ma Roma lo vietava: ecco i documenti

Dal primo agosto e sino al giorno 11 in Sardegna le discoteche sono rimaste aperte perché Christian Solinas non sapeva che dovessero chiudere. Così si ricostruisce da un passaggio dell’intervista rilasciata dallo stesso presidente della Regione a La Repubblica. Solinas ha detto: “Il 6 agosto non c’era alcuna ordinanza regionale e le discoteche erano aperte in virtù del Dpcm”. Ma appunto si tratta di una cosa non vera. Tutti i documenti che pubblichiamo in questo articolo sono stati raccolti e rilanciati su Facebbok da Thomas Castangia, l’ex segretario regionale di Possibile.

Il capo della Giunta sarda ha detto la sua sul quotidiano romano in risposta alla notizia di ieri in cui La Repubblica sosteneva che il Comitato tecnico-scientifico della Sardegna avesse bocciato la bozza dell’ordinanza numero 38, quella dell’11 agosto e con la quale Solinas ha riaperto in Sardegna le discoteche a partire dal giorno successivo. Ma dalla Regione, nella stessa serata di ieri, hanno precisato che il “no” degli esperti si riferiva a “una bozza su linee guida mai adottate“. Solinas, in ogni caso, si è tirato fuori totalmente dalla faccenda sostenendo che lui non ne sapeva nulla del parere del giorno 6, perché era “una corrispondenza interna all’assessorato alla Sanità”. Al netto della mail del Comitato, come detto non corrisponde al vero che il 6 agosto le sale da ballo potessero restare aperte per via del Dpcm. Valeva l’esatto contario. Ma in Sardegna, a ben vedere, il decreto è stato violato: la Regione ha permesso alle discoteche di lavorare malgrado il divieto nazionale. Ecco la ricostruizione normativa.

Il primo tassello col quale comporre il mosaico è il Dpcm datato 11 giugno. Al comma m dell’articolo 1 è scritto che “sino al 14 luglio 2020 restano comunque sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo o discoteche”. Quelli erano i giorni in cui il virus aveva cominciato a fare meno paura e l’Italia stava ripartendo dopo il lungo lockdown cominciato a marzo. Ma per via degli assembramenti, le discoteche erano l’ultimo posto dove andare. Di qui la decisione di non prevedere alcuna apertura. Non solo: i Dpcm sono sovraordinati rispetto alle ordinanze e leggi regionali, quindi è pacifico che pure in Sardegna non si potesse andare a ballare in alcun locale pubblico.

Il 14 luglio, alla scadenza del precedente Dpcm, il premier Giuseppe Conte firma un nuovo decreto. E anche stavolta, considerando il fatto che gli assembramenti erano (e sono) da evitare, per le discoteche arriva la proroga sullo stop. Sino al 31 luglio, è scritto ancora nell’ordinanza. Ma rispetto al Dpcm precedente e visto che il numero di contagi, in tutta Italia, continuava ad abbassarsi, Roma assegnò ai governatori il potere di prevedere misure meno restrittive rispetto a quelle nazionali, se la curva territoriale della pandemia lo consentisse.

Il 15 luglio Solinas coglie la palla al balzo: la Sardegna in quelle settimane è quasi Covid free. Il lockdown, rispetto con massimo rigore dai cittadini, ha portato i suoi frutti, uniti al fatto che nell’Isola gli ingressi erano permessi solo per compravate ragioni di salute o lavoro. O per consentire ai residenti di fare rientro a casa. Fatto sta che con l‘ordinanza numero 35 il capo della Giunta dà il via libera alla riapertura delle discoteche, esercitando, come detto, i poteri assegnati dal Governo a tutti i presidenti di Regione. Il provvedimento di Solinas viene pubblicato con validità sino al 31 luglio.

Il 30 luglio viene approvato dal Governo un decreto legge che proroga due Dpcm. Il numero 19, del 25 marzo, e il 33 del 14 luglio. Ciò significa che per le discoteche non cambia nulla: l’indicazione di Roma è quella di mantenerle chiuse, in tutta Italia. Ma a seconda delle curve epidemiologiche locali, ai presidenti di Regione è sempre consentito derogare alle disposizioni nazionali. Quindi la loro riapertura rientra tra le attività che possono essere normate a livello territoriale. A stretto giro, il 7 agosto, arriva poi un altro Dpcm col quale vengono riaperti cinema e teatri e fissate le capienze massime. Nello stesso articolo 1, al comma 6 della lettera n, è però scritto che l’attività delle discoteche resta sospesa. Questo come indicazioni nazionale, salvo ancora una volta il potere di deroga assegnato ai governatori.

Tutto questo vuol dire che in Sardegna, dal primo agosto all’11 agosto, le discoteche sono rimaste aperte malgrado Roma lo vietasse. Solo che il presidente Solinas nemmeno lo sapeva che dovessero chiudere. Nell’Isola quel tipo di locali hanno lavorato perché il governatore era convinto che fosse stata Roma a dare il via libera. Così si ricava dalle stesse dichiarazioni di Solinas al quotidiano La Repubblica.

E se undici giorni, dal 1° all’11 agosto sono stati di terra di nessuno, arriviamo alla famigerata ordinanza numero 38, valida sino al 31 agosto e con la quale Solinas aveva deciso di esercitare i suoi poteri di deroga rispetto alla normativa nazionale. All’articolo 1 è scritto: “Continuano a essere consentite le attività che abbiano luogo in discoteche”. Contestualmente in Sardegna successe un’altra cosa in quei giorni. La maggioranza convocava un Consiglio regionale nel quale portare all’attenzione dell’intera Assemblea, minoranze comprese, le regole per la movida nei giorni di Ferragosto (in Sardegna c’era il pienone di turisti). Spunta così l’altrettanto famigerato ordine del giorno che il centrodestra ha votato compatto, mentre nella fila della minoranza hanno detto sì solo Pd e Leu. Si trattava in ogni caso di assegnare alla Giunta il compito di sentire il parere del Comitato tecnico-scientifico. Non era un voto sulla riapertura. Quella solo Solinas, con propria ordinanza, ha potuto deciderla. Fatto sta che in Aula si erano astenuti Progressisti e M5s. Non è affatto vero, come in un video rimbalzato su WhatsApp in queste ore, che l’approvazione fu unanime. Solinas riapre quindi le discoteche e fissa l’obbligo della distanza di due metri (leggi qui).

Il 16 agosto, però, Roma riprende in mano il bandolo della matassa: il ministro della Salute, Roberto Speranza, firma un’ordinanza che chiude le disocteche in tutta Italia. I contagi hanno ripreso a correre. In Sardegna sono cronaca di quei giorni i focolai nel resort di Santo Stefano e al Billionaire dello stesso Briatore. Il quale sulla chiusura delle discoteche litiga con il sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda, e lo insulta sostenendo che solo grazie al Billionaire il Comune di Ragnedda è famoso, “sennò lo conoscerebbero solo due pecore”. Alla fine di Covid si ammala pure Briatore.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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