Dg regionali a Sardara non si toccano: Solinas fa annunci ma ha mani legate

I roboanti annunci del presidente sono lettera morta. Per ora Christian Solinas non prende alcun provvedimento contro i Dg che hanno partecipato al pranzo di Sardara, a differenza di quanto annunciato dallo stesso governatore l’11 aprile scorso, appena la notizia sul banchetto alle terme è diventata di dominio pubblico. Il capo della Giunta ha altro per la testa: vuole accelerare sui maxi staff, ovvero far diventare legge il dl 107 che una volta approvato permetterà al centrodestra di fare 60 nuove nomine, fiduciarie e per questo senza concorso, a un costo aggiuntivo di sei milioni di euro all’anno. Solo nella presidenza entrerebbero a lavorare venti nuove persone. E tutte pagate profumatamente, a cominciare dall’autista che avrebbe uno stipendio lordo di 60mila euro.

La verità è che Solinas ha le mani legate sul siluramento dei Dg: i provvedimenti annunciati erano un modo per mettere prima di tutto in chiaro che lui a Sardara non c’era. Solinas, nei fatti, ha margini di manovra ridotti perché i direttori generali, seppure nominati per legge dal presidente della Regione, sono scelti dai partiti. Alessandro Naitana, a capo dell’Industria, è scelto per esempio da Sardegna 20Venti, il movimento di Stefano Tunis a cui è vicino anche Giuliano Patteri, altro partecipante al pranzo di Sardara e direttore generale facente funzioni di Forestas.

Difficile credere che gli alleati di Solinas facciano decidere al presidente anche le sorti dei ‘propri’ Dg negli assessorati, la cui scelta, in base al manuale Cencelli applicato pure nella politica sarda, è una prerogativa dei singoli partiti. Tunis, che col governatore è ferri corti, monterebbe contro Solinas una guerra tale che il capo della Giunta difficilmente se la dimenticherebbe. Semmai Solinas si dovrebbe chiedere perché al pranzo di Sardara il movimento di Tunis era così tanto rappresentato, anche dal capo di gabinetto Alberto Urpi.

Diverso il discorso su Umberto Oppus, il Dg degli Enti locali e dell’Urbanistica, sardista come Solinas. Oppus alle Regionali del 2019 era candidato nella lista del Psd’Az e per un soffio non ha centrato l’elezione. Qualche giorno fa Oppus ha detto di “aver rimesso il suo mandato nella mani del presidente”. Ma non si è dimesso. Quella del Dg è più un’operazione di facciata, probabilmente concordata anche con Solinas, per dare un segnale anche all’opinione pubblica. Ma non sono dimissioni formali. Non sono scritte. Quando si ha realmente intenzione di lasciare, bisogna protocollare una lettera in cui si scrive espressamente da quale giorno si va via. Oppus, invece, è ancora in sella, al pari di tutti gli altri.

Discorso non diverso su Antonio Casula, il comandante del Corpo forestale la cui nomina è una decisione di Solinas. Casula tuttavia è uno con proprieentrature. Per esempio è iscritto alla Loggia Astrea di Oristano (di cui Sardinia Post ha dato notizia a dicembre 2019), al pari di Patteri, anche lui  massone, risulta dall’elenco. E questa appartenenza è in qualche modo una condizione che può influire nelle decisioni.

Solinas, tramite i suoi, sta facendo dire in giro che i provvedimenti contro i Dg saranno presi dopo l’approvazione del Dl 107, nel quale il Psd’Az, per il tramite del consigliere Stefano Schirru, ha presentato un emendamento sui direttori generali. Il testo prevede di introdurre “la conferma o la revoca dei Dg entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge”. Si tratta in ogni caso di una modifica che è precedente al pranzo di Sardara (è datata 8 aprile) e sebbene offra la possibilità di mandare a casa i direttori generali riconfermati a giugno 2020 sino alla fine della legislatura, non mette al riparo Solinas dal rischio di aprire fronti di scontro all’interno della maggioranza.

Per evitare di fare la figura del lassista, Solinas e i suoi stanno cavalcando la questione della legge 31 del 1998 (“Disciplina del personale regionale e organizzazione degli uffici”), sollevata in Aula dalla consigliera dei Progressisti, Maria Laura Orrù. All’articolo 50, dedicato ai provvedimenti disciplinari, è scritto che per giusta causa un dipendente può essere licenziato entro dieci giorni senza conseguenze per la Regione. Trascorso tale termine, invece, al lavoratore va riconosciuto un anno di stipendi anche dopo il licenziamento.

Quindi: Solinas si giustifica sostenendo che non vuol far ricadere sui sardi quei dodici mesi di retribuzioni “a vuoto” (però vuol fare altri 60 contratti non indispensabili attraverso i maxi staff). Ma anche con l’emendamento inserito nel Dl 107 la strada del siluramento dei Dg appare comunque in salita. Poi: in politica tutto è possibile. Ma con una maggioranza palesemente sfilacciata come il centrodestra sardo, viene difficile pensare che Solinas prenda coraggio all’improvviso.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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