Covid e ferie a ‘Un giorno da pecora’: Solinas cambia versione un’altra volta

“L’obbligo dell’autocertificazione” per trascorrere le ferie in Sardegna – come raccontato da Christian Solinas nel ‘Punto stampa’ di ieri – sparisce dalla narrazione offerta dallo stesso presidente nella puntatata odierna di Un giorno da pecora su Radio Uno. Ospite nella trasmissione condotta da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro, il governatore sardo ha parlato per oltre venti minuti cambiando di nuovo versione.

Solinas oggi è tornato al “passaporto”. Un documento che sabato, in un altro ‘Punto stampa’, il capo della Giunta isolana aveva trasformato in “certificato di negatività“. Ieri, appunto, l’opzione dell’autocertificazione che scompare a meno di ventiquattro ore. Il presidente della Regione ha fatto un pot-pourri e detto che “per arrivare in Sardegna bisogna avere il passaporto di negatività. Per questo il Governo deve mettere i cittadini nelle condizioni di fare un test in un laboratorio di analisi, in farmacia o dal proprio medico di famiglia”. Solinas ha precisato che l’esame va fatto “entro tre giorni dalla partenza”.

Cucciari ha fatto notare al governatore che “in molti casi ci vogliano quattro giorni per avere l’esito”. Solinas ha quindi spiegato che il documento di negatività chiesto dalla Regione “si basa sui test rapidi”, in particolare quello “salivare moolecolare”. Solinas nel ‘Punto stampa’ di ieri ha parlato di un “test francese“, oggi ne ha citato uno americano del “New Jersey” e ha di nuovo menzionato la ricerca fatta “dall’universitùà dell’Insubria“. Ma, come ricostruito da Sardinia Post nei giorni scorsi, si tratta di un test non ancora sul mercato.

Insomma, la versione andata in onda a Un giorno da pecora sta avendo un solo effetto: confondere il campo. Del resto, a domanda precisa del conduttore Lauro su come debba comportarsi una persona qualora arrivi in Sardegna senza il passaporto di negatività, Solinas ha sottolineato: “C’è la possibilità di fare il test anche negli aeroporti o bei porti. Certo – ha aggiunto – questo allunga i tempi di attesa”. Ma nulla è stato detto dal governatore su cosa succede nel caso in cui, facendo l’esame in loco, un turista risulti positivo. A rigor di logica è costretto alla quarantena.

Insomma la sensazione è che Solinas stia davvero giocando col fuoco: c’è sempre di più il rischio concreto che quest’anno l’Isola diventi una meta poco ambita per le vacanze, proprio per via di questa incertezza. Il problema infatti non è la richiesta del test in sé: ha sicuramente molto appeal la possibilità di trascorere le ferie in una regione a basso contagio. Ma Solinas e la Giunta stanno chiedono un documento – che ogni giorno cambia nome e oggi 26 maggio viene passaporto di negatività – difficile da ottenere. Solinas sta cominciando ad addossare le colpe sul Governo, secondo una strategia che il capo della Giunta ha già usato con i sindaci. Solo che stavolta in gioco c’è il 14 per cento del Pil: tanto vale il turismo sardo, compreso l’indotto: sono 80mila buste paga stagionali. “Un miliardo di euro“, ha spiegato nei giorni scorsi Paolo Manca, presidente di Federalberghi Sardegna. (al. car.)

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