I ‘bed manager’ delle terapie intensive: due ingegneri decidono i ricoveri Covid

I ricoveri in terapia intensiva dei pazienti Covid vengono decisi da due ingegneri. Sembra un film di fantascienza, invece è quello che succede ogni giorno in Sardegna. Con tutte storture del caso. Perché a volte capita che il paziente ‘proposto’ non può essere trattenuto nel reparto dove viene fatto portare. E questo accade per via di un vero e proprio cortocircuito comunicativo tra gli ingegneri e le strutture sanitarie.

Ma andiamo con ordine. Tecnicamente i due professionisti che decidono i ricoveri si chiamano ‘bed manager‘. Ovvero manager dei letti. Con l’utilizzo di un software, che in Sardegna prende il nome di Sisar (Sistema informativo sanitario integrato regionale), gli ingegneri gestiscono l’allocazione, la permanenza e il trasferimento dei pazienti nei diversi reparti. Adesso che c’è la pandemia, il processo – definito ‘bed management’ – si occupa principalmente degli infetti, i quali hanno bisogno di ventilazione e quindi di stare in Rianimazione.

La figura dei bed manager si lega a doppio filo al caos delle Terapie intensive sarde, affollate in questi mesi dai positivi al virus. E, come noto, si tratta di uno dei motivi per cui il ministero della Salute ha retrocesso la Sardegna in zona arancione. L’occupazione dei posti letto, arrivata al 31 per cento, ha superato la soglia di sicurezza fissata al 30. Nell’Isola è poi emerso il caso delle Rianimazioni non attive, cioè interi reparti dove ci sono i letti e le apparecchiature, ma dal punto di vista strettamente medico è come se fossero solo materassi, perché manca il personale. Succede a Sassari, nella nuova struttura inaugurata sabato dal presidente Christian Solinas e dall’assessore Mario Nieddu. Lo stesso accade al Marino del Poetto e al Binaghi di Cagliari. In totale, ha ricostruito la Aaroi Emac, l’associazione degli anestesisti-rianimatori presieduta in Sardegna da Cesare Iesu, sono 41 i posti inutilizzati per l’assenza di 160 sanitari.

La figura dell’ingegnere come bed manager non è un ripiego. Tale specializzazione di laurea è contemplata per ricoprire il ruolo. Il problema è che in piena pandemia, con l’elevata richiesta di posti in Terapia intensiva per pazienti che si aggravano rapidamente, la figura di un medico sarebbe molto più adeguata al caso. L’ideale un anestesista-rianimatore, visto che il lavoro del bed manager ruota intorno alle Terapie intensive. Tant’è: molti ospedali della Penisola hanno affidato il compito proprio a medici, in modo da agevolare la funzione di interfaccia tra la disponibilità oggettiva di posti letto e l’assistenza ospedaliera in senso stretto.

Del resto, in piena pandemia, possedere un bagaglio di conoscenze sanitarie è necessario per capire rapidamente lo stato di salute dei malati. Invece in Sardegna, con la funzione affidata a due ingegneri, si stanno contando anche trasferimenti inutili di pazienti portati in un determinato ospedale e non accettati, perché non erano ancora in uno stadio tale da richiedere il ricovero in Terapia intensiva.

Non è mala sanità. Molto più semplicemente si tratta di cattiva organizzazione, unita a mancato buon senso. Ma solo adesso le storture del sistema sanitario sardo sta cominciando a filtrare. Ciò che, almeno in parte, spiega il motivo per cui i direttori delle Assl hanno imposto il silenzio, pena il licenziamento, a medici, infermieri e oss.

Il bed manager nasce con l’obiettivo di contenere il cosiddetto overcrowding, che è l’overbooking degli ospedali. Ovvero il sovrannumero dei pazienti – da visitare o ricoverare – rispetto alle capacità operative del personale in servizio o rispetto al numero dei posti letto disponibili. Ecco perchè in tempo di Covid i medici servirebbero anche al Sisar. Perché è da mesi e mesi che negli ospedali sardi si lavora in costante overcrowding.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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