Violenza sulle donne, la battaglia alle discriminazioni di genere a scuola

Tiziana di Benedetto, maestra cagliaritana, si unisce al corteo nazionale a Roma per la Giornata contro la violenza sulle donne, ma la sua battaglia contro le discriminazioni di genere la combatte ogni giorno sui banchi di scuola. La sua classe, la terza elementare della primaria Nanni Loy, nel quartiere di Sant’Elia, è un piccolo laboratorio di diritti umani, un esempio di ‘scuola della parità nella differenza’ dove prevaricazioni e stereotipi vengono elaborati attraverso giochi, progetti, attività didattiche, letture educative.

E un messaggio di fondo: “L’affettività, i buoni sentimenti, l’amore, fanno crollare steccati, muri, creano vicinanza, rispetto e comprensione per l’altro”, sottolinea l’insegnante in un colloqui con l’ANSA. La sua è una strada in salita. “Si dovrebbe iniziare fin dalla scuola dell’infanzia a parlarne”, dice. Tra le tante attività ne illustra una, il “Gioco dell’Armadio”, dove all’interno ci sono un’infinità di giocattoli.

“Bambine e bambini possono sceglierli liberamente, senza sentirsi a disagio – spiega la maestra Tizi – non sentirsi rimbrottati con frasi come ‘macchinine e costruzioni sono giochi da maschietto, il gioco della cucina è per le bambine’. In questo modo, invece, si formano gruppi misti e il giocare assieme favorisce l’acquisizione di competenze relazionali e affettive”.

Un’attività favorita anche dal progetto “Ci Piacciamo”, portato avanti con l’associazione Menabò dove bambine e bambini imparano a far emergere emozioni e desideri. Oppure c’è il lavoro sul linguaggio discriminatorio. “Alla lavagna scrivo nomi come avvocato, sindaco, governatore e affianco i bambini suggeriscono il femminile – racconta ancora l’insegnante – Quando poi parlo, ad esempio, di un grande personaggio maschile ne affianco sempre uno femminile, perché si inizi a sfatare il luogo comune che la storia sia stata scritta dagli uomini”.

La sua battaglia è impari, perché gli ostacoli si annidano ovunque. Ma maestra Tizi non demorde e va avanti con un motto: “Importante è piantare il seme – afferma convinta – anche se il messaggio viene colto da una sola alunna o da un solo alunno non bisogna arrendersi. Domani quel seme porterà nuovi germogli e pian piano diventerà una solida pianta”.

Maria Grazia Marilotti (ANSA)

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