Avanguardie sarde dall’ottico di Cagliari che amava l’arte

Sulle tracce del discorso avviato da Gianni Murats, recentemente ospitato presso il Museo Diocesano Arborense in occasione della chiusura della mostra su Ermanno Leinardi, “Visioni concrete”, si sviluppa un quadro generale sulle avanguardie sarde e su quegli artisti che oggi rappresentano pagine importanti della storia dell’arte nel panorama nazionale.

Era il febbraio del 1958 quando in Sardegna si assisteva alla nascita del primo di una serie di movimenti destinati a rivoluzionare, in modo determinante, lo scenario artistico isolano. Furono “Studio 58” ed i successivi “Gruppo di iniziativa“, “Gruppo transazionale“, “Centro di Cultura Democratica” e “Centro Arti Visive” a veicolare un cambiamento epocale, espressione diretta dell’adesione ai nuovi fermenti che abbracciavano tradizionali modelli realistici, così come innovative poetiche astratte e concettuali.

Impegnati a diffondere un nuovo modo di concepire l’arte, i primi ribelli – come sapientemente titolava la mostra dedicata a “Studio 58”, tenutasi nel 2016, a cura di Efisio Carbone – furono Italo Agus, Antonio Atza, Gaetano Brundu, Biagio Civale, Giovanni Fiori, Foiso Fois, Hoder Claro Grassi, Heros Kara, Marcello Lucarelli, Mirella Mibelli, Primo Pantoli, Rosanna Rossi, Anna Cabras Brundo, Tonino Casula, Miriam Scasseddu, Axel Schmidt Walguny. 

La loro esposizione d’esordio, nonché primo evento ufficiale del gruppo, venne organizzata in alcuni locali messi a disposizione dall’ottico Franz in via XX settembre a Cagliari.  Franz era amico di Primo Pantoli, il cui studio era aperto ad intellettuali, creativi e curiosi che, anche in virtù del profondo sodalizio stretto con altri artisti, divenne un punto di partenza imprescindibile per la nascita di quello che si sarebbe costituito come il primo gruppo di avanguardia in Sardegna. 

All’interno di questo contenitore si svilupparono idee legate ad una nuova identità artistica, politica e culturale che si muoveva in una direzione libera e concettuale, in cui lo spettatore, ed ancor prima il cittadino, era chiamato ad un coinvolgimento diretto, attraverso il ragionamento e l’osservazione critica. 

Il contesto locale non accolse con immediatezza questa ventata di modernità che era evidentemente destinata a provocare una frattura negli equilibri stantii dei circuiti culturali del dopoguerra, motivo per cui l’ospitalità di Franz fu particolarmente significativa per la sopravvivenza del gruppo.

Se, da un lato, questa era la situazione cagliaritana, dall’altro anche a Sassari si assisteva alla nascita del “Gruppo A”: una formazione artistica innovativa, partita dall’Istituto d’Arte, che rappresentò un parallelo epicentro d’avanguardia. 

La coesistenza di questi due movimenti fu sintomatica di un diffuso fermento intellettuale e creativo promosso dai giovani artisti sardi e volto al superamento di quell’arte di maniera rappresentata da una lunga serie di rivisitazioni di temi e stilemi. La maggior parte della produzione artistica locale era infatti centrata su soggetti legati al territorio e alle sue tradizioni, ad eccezione di alcuni autori impegnati che negli anni ’50 si avvicinarono al movimento dell’ “Impegno Sociale” adottando una tecnica pittorica rapida ed espressionista per affrontare tematiche legate alla situazione socio-economica.

“Studio 58” rappresentò, per i suoi frequentatori, il luogo di incontro ove discutere di arte e politica, confrontandosi, apportando informazioni, immagini e articoli di giornale al fine di aggiornarsi, emanciparsi e andare oltre le vedute isolane. Tutte le informazioni reperite erano organizzate e raccolte in quaderni, purtroppo ad oggi smarriti, insieme alle sintesi delle riflessioni emerse. 

Il gruppo si sciolse ufficialmente nel 1961 per essere assorbito, in parte, nel “Gruppo di Iniziativa” che promuoveva un impegno democratico e autonomistico della cultura in Sardegna. Tale gruppo, naturale evoluzione del suo predecessore, risultò a sua volta determinante per la nascita di una pittura contemporanea, il cui immaginario attingeva ad elementi astratti, semplici e geometrici, con frequenti incursioni nella poesia visiva. 

Derivazioni del “Gruppo di Iniziativa” furono il “Centro di Cultura Democratica”, il “Centro Arti Visive” e il “Gruppo Transazionale”, fondato nel 1966 da Ermanno Leinardi insieme a Tonino Casula, Ugo Ugo e Italo Utzeri ed il cui manifesto, presentato da Corrado Maltese, ne sintetizzava chiaramente gli intenti poetici.

“Un quadro è il prodotto di varie transazioni che fanno procedere l’artista durante la sua esperienza. Un’opera transazionale è un’opera in divenire. Essa ha in sé la possibilità di far vivere altre opere. In definitiva non è un’opera chiusa ma risulta un’opera aperta ad innovazioni e a nuove esperienze.”

Furono queste diverse esperienze, accomunate da una spinta innovatrice e dall’interesse verso le dirompenti correnti che animavano il panorama nazionale, a contrastare e scardinare un sistema che ammetteva nel proprio circuito solo quelle espressioni il cui stile era già stato avvallato dalla critica, dai giornali e dai salotti della cultura. 

Non stupisce che questi artisti abbiano provocato, sull’Isola, un riassestamento di tutta la vicenda figurativa moderna e che proprio in quegli anni nacque la prima storia continuativa del manifesto politico in Sardegna.

Celebrare l’ardore, la fiducia in un cambiamento possibile, porre al centro della propria ricerca l’entità sensibile dell’uomo sono solo alcuni dei lasciti più significativi che tali movimenti artistici ci hanno lasciato e la cui fiamma è ancora oggi viva in un virtuoso perpetrarsi di tale preziosa eredità.

Gaia Dallera Ferrario

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