Oggetti, fotografia, parole: è Pretziada. La bellezza oltre i confini del design

Nato nel 2016, Pretziada, che in lingua sarda significa “prezioso, di pregio”, è un concept space fisico e narrativo: un progetto interdisciplinare, che abbraccia la creazione di oggetti, la fotografia e le parole. I suoi fondatori, Kyre Chenven, californiana di origine, e Ivano Atzori, milanese di nascita, provengono rispettivamente dal mondo della scenografia e dal mondo della counterculture e dell’arte contemporanea. Insieme hanno lasciato New York, per approdare in Toscana e, dopo qualche anno, trasferirsi in Sardegna, affascinati dai ‘misteri’ di questo paesaggio primitivo.

Il loro lavoro è volto a rintracciare, valorizzare e promuovere la bellezza, spingendosi oltre i confini del design, in un percorso connesso con l’arte, l’artigianato e il quotidiano stesso, popolato di oggetti, luoghi, testimonianze e memorie. All’origine di questo virtuoso processo la volontà di creare in qualcosa di nuovo salvando qualcosa di antico, unendo la contemporaneità di un oggetto di alto design con il sapere tramandato, narrato dalla mano sicura e dalla memoria del gesto. Le creazioni Pretziada nascono dunque attraverso il lavoro diretto con gli artigiani, curando progetti specifici, così come attraverso brevi residenze intraprese con creativi internazionali, introdotti all’isola e alla sua cultura.

La maestosa vastità di questa terra, la presenza dell’uomo risolta in tracce silenti, la natura incontaminata che si fa specchio della creazione, sono, per Chenven e Atzori, un ritrovato mondo ideale all’interno del quale sono lontane le influenze del moderno ordine delle cose di cui, ciononostante, fanno sapiente uso. Come interpreti culturali raccontano le particolarità di quest’isola, ricca di contraddizioni, riproponendo nuovi disegni di pezzi classici, aiutando gli artigiani a plasmare la loro traiettoria futura, decostruendo miti e cronache dell’immaginario collettivo italiano, con servizi fotografici e narrazioni su arte, artigianato, paesaggio.

Recente la collaborazione avviata con Spotti Milano, storico negozio di design, che ha presentato la nuova collezione Pretziada. Inaugurata a giugno e presente anche per la durata del Salone del Mobile, Spotti Milano ospita una selezione che riassume il percorso intrapreso negli ultimi cinque anni, includendo collaborazioni degli anni passati e introducendo nuovi pezzi prodotti negli ultimi diciotto mesi.

Il testo continua dopo la galleria fotografica

Queste nuove produzioni, nate in un momento di riflessione e isolamento senza precedenti, trovano un’inedita dimensione commerciale all’interno dello showroom milanese che le colloca nei suoi ambienti ponendole in dialogo con arredi di grandi dimensioni. “Seguire la produzione e la qualità del prodotto con Spotti, o con qualsiasi altro stockista che rappresenta la collezione Pretziada, per noi è come chiudere un ciclo – racconta Artzori -. Ora la collezione di Pretziada è all’interno di uno spazio commerciale con delle vetrine e il messaggio è molto chiaro. Per noi era fondamentale che tutto questo percorso si chiudesse in modo molto netto e lineare con un’offerta commerciale. Soprattutto per il fatto che avendo come base il Sulcis, essere presenti in un luogo così importante a Milano, autorevole e con una bella storia e, se vogliamo, anche di seconda generazione per noi è epocale. È una cosa che va riconosciuta a Claudio Spotti in quanto imprenditore”.

Non solo con la presenza di oggetti ma anche attraverso una narrazione fotografica allestita da Valentina Cameranesi ed Enrico Pompili, Pretziada trova collocazione presso Spotti con una serie di scatti i cui soggetti sono elementi primigeni, rurali: suggestioni di un territorio le cui coordinate sono ignote quanto universali. Fango, pietra, nuvole, quotidiani scorci di una natura senza tempo attraverso cui l’uomo è capace di generare manufatti, quanto di entrare in contatto con l’assoluto cosmico.

In questi elementi di arredo e design convergono storia, tradizione, il flusso del tempo trascorso, presente e futuro rendendo lo spazio che li accoglie non solo l’ambiente della nostra esistenza, spettatore e testimone delle vite di coloro che lo abitano, ma un luogo della memoria in cui respirare il nostro passato e ricevere alimento per il divenire.

Gaia Dallera Ferrario

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