Giornata contro le mafie, siamo sicuri che la lettura di 950 nomi serva davvero a qualcosa?

Marzia Fradella, cagliaritana con origini siciliane, ci scrive una lettera, che pubblichiamo volentieri, a proposito della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie.

Palermo è una città meravigliosa, magica. Palermo la conosco bene: mio padre c’è cresciuto e io sin da piccolissima le ho regalato parte del mio cuore, perché Palermo ti conquista, ti coccola e se la conosci veramente non puoi più farne a meno. Colori, odori, sapori e suoni indescrivibili avviluppano chiunque decida di visitarla.

Ma parallelamente all’amore che ho sempre provato per lei, ho sempre dovuto fare i conti con ciò che pensano molte persone. Palermo nel mondo è ahimè sinonimo di mafia, e così ho pensato potesse essere interessante spiegare cos’è la mafia a Palermo, o almeno ciò che io ho percepito. Entrare in un pub, uscire ubriachi e non aver speso manco 20 euro è possibile? È possibile se quel pub non paga le licenze, l’affitto, le bollette, non assicura i dipendenti, se gli alcolici son di contrabbando. Hai fretta e devi andare alla posta? Con pochi euro il posteggiatore abusivo (figura immancabile in qualsiasi vicolo palermitano ormai) ti “venderà” il tuo tagliandino, garantendoti uno dei primi numeri disponibili. Hai bisogno di una visita o un esame in un ospedale pubblico? Le file sono infinite, ma conoscendo la persona giusta le file non esistono. Insomma, la mafia a Palermo non sono le sparatorie, i morti ammazzati, i bambini sciolti nell’acido. A Palermo, in Sicilia, in Italia, la mafia è lo Stato, quando lo Stato non c’è (o a volte, non vuol esserci).
Così come ogni anno ieri mi son trovata a guardare in tv le immagini delle iniziative in occasione della giornata nazionale in ricordo delle vittime di mafia e ho visto migliaia di persone (in gran parte ragazzini delle scuole) doversi sorbire una lista di circa 950 nomi, fini a se stessi, e mi son chiesta se non fosse uno spreco.

Per carità, non per la commemorazione, ma mi son chiesta se quelle 950 persone vorrebbero che fosse ricordato il loro nome, in mezzo a tanti, sterile, immagino anche noioso per quei bambini. E quello che credo è che ieri si sia persa una grande occasione per spiegare a quei bambini come combattere veramente la mafia, perché le donne, i preti e i magistrati coraggiosi non bastano, non bastano i pentiti, non bastano gli arresti.

La mafia ha una rete talmente capillarizzata da essere impercettibile e quindi per sconfiggere la mafia dobbiamo iniziare da noi stessi, imparando che non sempre la via più semplice è la più indolore, che spesso quando chiederemo un favore poi dovremo restituirlo (che è di fatto la base si cui la mafia si fonda, una sorta di clientelismo), che la prepotenza non è mai giusta. Gliel’abbiamo spiegato questo a quei ragazzini? Gli abbiamo spiegato che l’unico modo per sconfiggere la mafia è imparando a rispettare il mondo e le brave persone, non il più forte e il più prepotente? E se non glielo abbiamo spiegato, che enorme occasione abbiamo perso?

Marzia Fradella

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