Fondi pubblici per la propaganda di Cappellacci

Il governatore ha fatto stampare 50mila copie di ‘Detto fatto’, pagate da SardegnaIT. L’AgCom ha bloccato tutto e i libelli ammuffiscono negli scantinati di piazza L’Unione Sarda.

Ci sono 50mila ‘opuscoli informativi’ sull’attività della giunta Cappellacci che respirano umidità negli scantinati di piazza L’Unione sarda, nuova sede di SardegnaIT. Li hanno pagati i contribuenti. Quando il 26 dicembre ‘presentammo’ ai lettori il libello in pdf ‘Detto fatto’, appena pubblicato sul sito istituzionale della Regione, si pensava che le 36 pagine vergate di pugno da Ugo Cappellacci per magnificare l’operato della giunta fossero state confezionate esclusivamente in versione digitale. Ci sbagliavamo. Perché il presidente della Regione aveva programmato tutto già dallo scorso ottobre (leggi la delibera), quando propose all’esecutivo di modificare lo statuto di SardegnaIT in modo tale da destinare una parte degli utili della società (nello specifico ben 150mila euro) “alla realizzazione di progetti regionali di carattere istituzionale”. Una definizione buona per tutte le stagioni. Soprattutto elettorali.

Succede quindi che la versione digitale non basta: ‘Detto fatto’ va pure stampato e magari (tra le varie possibilità) inviato a domicilio. Tutto avviene sotto Natale, quando il 23 dicembre Marcello Barone, fresco amministratore unico di SardegnaIT nominato da Ugo Cappellacci, invia una nota a una tipografia cagliaritana e con una definizione a dir poco generica, ordina la stampa di “50.000 copie di libretti informativi” (guarda) dietro un compenso di 14mila euro oltre Iva. È ‘Detto fatto’.

Niente di nuovo: il padrino politico di Cappellacci, tale Silvio  Berlusconi, l’aveva già fatto nel 2001. Pagando di tasca. Qui, al contrario, a pagare sono stati i sardi. Anche quelli che non votano Cappellacci. Ammesso e non concesso, peraltro, che i fan del governatore siano contenti di pagare al presidente la campagna elettorale.

Perché di questo si tratta: un libello che sotto le mentite spoglie della comunicazione istituzionale, si apre con un lungo intervento di Cappellacci, la sua foto e la sua firma, per proseguire con 36 pagine di autopromozione. Poi è arrivata l’Autorità per le garanzie nelle comunicazione (leggi), che ha sparigliato le carte e ha imposto alla Regione la rimozione del libello dalla homepage del sito istituzionale: vìola incredibilmente le norme sulla comunicazione delle pubbliche amministrazioni in periodo elettorale. A nulla è valsa la difesa d’ufficio firmata da Francesco Cicero, dirigente in pensione nominato da Cappellacci responsabile dell’Ufficio generale comunicazione e consorte di Ada Lai, Capo di gabinetto dello stesso presidente.

Nelle controdeduzioni inviate all’AgCom, Cicero difendeva la statura istituzionale del libello propagandistico, sostenendo tra le altre cose che non si trattava di un prodotto riconducibile al capo della giunta “come singolo soggetto” (malgrado foto, firma e autoincensamento) e che la pubblicazione di ‘Detto fatto’ era da considerarsi “indispensabile per l’efficace svolgimento delle funzioni amministrative della Regione”. A Roma non gli hanno creduto (leggi la delibera dell’AgCom). E la Regione s’è dovuta adeguare, rimuovendo le 36 paginette dal sito istituzionale, malgrado queste siano ancora consultabili (per il momento) su una piattaforma specializzata in pubblicazioni pdf (guarda).

Rimane un problema: che fare delle 50mila copie cartacee di ‘Detto fatto’? Al momento ammuffiscono negli scantinati di SardegnaIT, società totalmente partecipata dalla Regione che sulla carta dovrebbe occuparsi di Ict (Information and communication technology) e in questa occasione usata quasi come una succursale dell’ufficio elettorale di Cappellacci. Tant’é: gli “opuscoli informativi” finiranno probabilmente al macero. Come i 14mila euro utilizzati da Barone per la loro stampa. Fortuna che in cassa ne son rimasti circa 135mila. Forse.

Pablo Sole

sole@sardiniapost.it

 

 

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