Test cinesi Covid, ecco l’acquisto Ats: tutto di una sola marca, spesi 5 milioni

Il 14 dicembre 2020 l’Ats Sardegna, guidata dal commissario Massimo Temussi, ha fatto un ordine da 5 milioni e 360mila euro per l’acquisto dei test rapidi. Dal documento risulta che i tamponi comprati sono solo i VivaDiag, quelli  banditi in Francia. Eppure l’altro ieri il capo dell’Azienda per la tutela della salute ha parlato di “fake news” sul caso Ogliastra e in una nota è stato scritto che i kit usati per lo screening di massa a Lanusei-Tortolì erano i Joysbio, sempre cinesi, ma prodotti a Tianjin. Invece nella determinazione Ats numero 6470 c’è traccia solo dei VivaDiag.

Sardinia Post ha trovato il documento di acquisto della fornitura sul sito di Ats (clicca qui per consultarlo): quando basta per capire che i contorni della vicenda stanno diventando pasticciati. La dichiarazione di Temussi, che nel comunicato dell’altro giorno ha addirittura parlato di rischio di creare “allarmismo e scetticismo”, non trova riscontro negli atti pubblici. A questo punto il commissario ha il dovere istituzionale di fornire tutti i documenti in suo possesso, chiesti anche dal Pd attraverso il consigliere regionale Salvatore Corrias. Il quale in un’interrogazione già protocollata a Palazzo ha sollevato il caso, nel suo doppio ruolo di onorevole e sindaco del Comune ogliastrino di Baunei. Non fosse altro che Temussi ha deciso a sorpresa di tenere nel cassetto gli esiti della fase 2, quella fatta l’11 e il 12 gennaio nella provincia di Lanusei-Tortolì (la fase 1 è dei giorni 4 e 5). “Il commissario di Ats – ha scritto Corrias – parla di uno screening perfettamente riuscito ma, dopo aver congelato il bilancio per motivi di privacy, annuncia l’adozione di un nuovo protocollo da utilizzare nelle successive tappe della campagna ‘Sardi e sicuri‘”. Così si chiama il Piano di monitoraggio messo a punto dall’immunologo romano Andrea Crisanti, un Piano dal quale sarebbe emerso un elevato numero sia di falsi positivi che di falsi negativi.

La determinazione 6470 del 14 dicembre scorso è l’acquisto di un milioni e 600mila test rapidi, tutti VivaDiag, al prezzo unitario di 2,45 euro, per un totale di 3 milioni e 920mila euro. Ha venduto la ditta Pikdare spa, con sede a Casnate Con Bernate in provincia di Como. La fornitura è stata così organizzata: 100mila test entro sette giorni dall’ordine; 300mila entro due settimane; poi 300mila ogni sette giorni “sino a esaurimento dell’ordine”. Insieme ai tamponi rapidi VivaDiag sono stati comprati anche i reagenti, per un totale di un milione e 440mila euro (400mila confezioni). Di qui appunto la somma totale di 5 milioni e 360mila.

La stessa determinazione 6470 aiuta a spiegare il prospetto di aggiudicazione con la Regione Piemonte capofila e in cui è rientrata anche la Sardegna (è l’allegato 1, ovvero la gara nazionale Invitalia, dove sono citati sia i VivaDiag che i Joysbio, clicca qui per consultarlo). Ma se sui VivaDiag c’è l’atto di acquisto, sui Joysbio si attende che Temussi fornisca il documento.

Di più: in riferimento all‘allegato 1 nella determinazione 6470 si fa riferimento a due lotti sardi: il 3 e il 6. Il lotto 3 è su tamponi privi di apparecchio di lettura, quindi cromatografici; il lotto sui 6 sui kit a immunofluorescenza, ovvero con apparecchio di lettura. Stando a quanto aveva detto Crisamnti, i primi da usare nella fase 1; i secondi nella fase 2. Relativamente al lotto 3 la Pikdare era arrivata quinta. Ma alla fine è stata scelta e ha scavalcato le altre quattro perché “l’offerta di 100.000 pezzi entro quindici giorni e 150.000 nelle settimane successive – si legge nella determinazione di Ats – è sufficiente per garantire lo screening di massa che si intende attuare in Sardegna, parametrata alla quantità totale del lotto in questione di 800.000 test, al netto dell’opzione di estensione (sino a un milioni e 600mila kit). Per quanto riguarda il lotto 6, la Pikdare risulta essere prima e gli unici test che figurano sono ancora e soltanto i VivaDiag, a un prezzo diverso, al costo unitario di 3.60 euro.

Sullo sfondo, come rilevato dal consigliere Corrias nella sua interrogazione, le diverse dichiarazioni rese finora dal presidente della Regione, Christian Solinas, che ugualmente avrebbe il dovere di intervenire insieme all’assessore alla Sanità, Mario Nieddu. Perché Giunta e Ats hanno dato sinora informazioni differenti. Proprio Solinas il 5 dicembre aveva detto che “Ats ha acquistato un milione e 100mila test antigenici rapidi orofaringei con l’opzione di un altro milione, mediante gara Invitalia (il bando con la Regione Piemonte capofila, ovvero l’allegato 1). Si tratta di tamponi rapidi di due tipologie – aveva proseguito il governatore -: il primo tipo, del quale sono in arrivo 800mila pezzi, è un tampone orofaringeo in grado di fornire l’esito entro 13 minuti. Costa 1,29 euro l’uno. In arrivo anche 200mila kit, sempre con esito in tredici minuti, che effettuano l’analisi tramite un piccolo apparecchio elettrico. Costo unitario 3,63 euro. Il grado di affidabilità è altissimo”.

Incrociando le dichiarazioni di Solinas con la determinazione Ats numero 6470 e l’allegato 1 della gara Invitalia, non torna tutto. Anzi, l’approssimazione lascia basiti. Intanto: i test acquistati sono stati alla fine un milione e 600mila. A due milioni di ‘pezzi’ si arriva con i reagenti (400mila confezioni). Poi: il costo di cui parla Solinas, cioè 1,29, fa riferimento all’offerta della prima classificata nel lotto 3, la Lume Import srl, per un altro test sempre di fabbricazione cinese, ma a Nanijng. Tuttavia come scritto nella determinazione 6470 quella società è stata scartata. Il costo unitario di 3,63 indicato da Solinas per il secondo tipo di test, quelli a immunofluorescenza con apparecchio di lettura, si avvicina invece ai 3,60 dei tamponi VivaDiag inseriti del lotto 6. Adesso Temussi deve tirare fuori la delibera con l’acquisto dei Joysbio, perché è il tassello che manca. Di quei test, del resto, ne ha parlato lui. Ma senza fornire l’atto pubblico.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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