Pioggia e incendi, dieci anni da incubo. Così il clima impazzito stravolge l’Isola

Terribili alluvioni e incendi devastanti. Gli effetti del riscaldamento globale si fanno sentire anche in Sardegna colpita, negli ultimi dieci anni, da numerosi eventi estremi. Un territorio fragile dove il rischio idrogeologico è presente in 338 Comuni sul totale di 377. E dove nei prossimi anni un’area di 186 chilometri quadrati rischia l’inondazione.

La mappa del pericolo è contenuta nel rapporto 2019 dell’Osservatorio ‘CittàClima’ di Legambiente. Un resoconto sull’impatto dei cambiamenti climatici in 350 città italiane dove, dal 2010 ad oggi, ci sono stati 563 eventi eccezionali. 148 solo nel 2018 che hanno causato la morte di 32 persone e oltre 4.500 sfollati. E dal 2014 al 2018 le inondazioni sono state la causa del decesso di 68 persone.

Il futuro  a livello globale e locale non promette bene: a separare Sardegna e Italia dagli altri Paesi di un mondo sempre più caldo non ci sono confini. Secondo il Wmo (l’organizzazione meteorologica mondiale) rispetto al periodo preindustriale la temperatura media sulla Terra è aumentata di 1,1 gradi centigradi  e di 0,2 rispetto al periodo 2011-2015. Stando ai dati del Cnr poi, nell’ultimo secolo i ghiacciai delle Alpi hanno perso il 50 per cento della loro copertura. “Il 70 per cento di questa parte è sparito negli ultimi 30 anni. I ghiacciai delle Alpi sotto i 3.500 metri di quota sono destinati a sparire nel giro di 30 anni”. Inoltre i mari diventano più caldi e si riduce la capacità di assorbimento di anidride carbonica che ha raggiunto “tassi di crescita quasi del 20 percento superiori rispetto a cinque anni fa”. Tutta questa situazione si riflette sull’uomo: “In Italia gli studi realizzati nell’ambito del programma nazionale di prevenzione confermano un rilevante aumento della mortalità durante le ondate di calore”. Nelle città analizzate si possono attribuire a questi picchi di caldo 23.880 morti tra il 2005 e il 2016”.

La conferma arriva dall’Istat che ha preso in considerazione le temperature medie tra due periodi: 1971-2000 e 2002-2016. In tutti i capoluoghi di Regione è aumentata la durata dei periodi di caldo. Parallelamente si sono ridotti i giorni con gelo (-3), il numero di notti fredde (-9) e di giorni freddi (-11), a conferma di una tendenza al riscaldamento di quasi tutte le città. A Cagliari la temperatura media è cresciuta di 0,5 gradi tra i due periodi, passando da 17,8 a 18,3. Mentre i picchi di caldo registrati  passano da 10 a 23.

Fonte: Legambiente

“Nel nostro Paese – riporta il documento – il mese di giugno 2017 è stato uno dei più caldi degli ultimi 150 anni. Mediamente l’eccesso termico rispetto alla norma è stato intorno ai 5 gradi, mentre a luglio in tutt’Italia le temperature sono state di almeno 2 gradi al di sopra della media, con punte di più 4 gradi nel Nord Ovest, in Sardegna e in Toscana”. Un a situazione che influisce sulla propagazione degli incendi, come avvenuto in Sardegna nel 2019 quando a giugno la temperatura è stata di tre gradi oltre la media: “Le conseguenze sono state devastanti, sono bruciati 3.712,85 ettari a causa dei 1.732 roghi, un numero praticamente doppio rispetto allo stesso periodo del 2018 in cui si erano verificati 943 incendi e 1.815,46 ettari bruciati, ma che è stato però segnato dalla pioggia”. Numeri che si sommano ai 17.825 episodi registrati tra  il 2005 ed il 2016 per un totale di 184.322 ettari bruciati stando ai dai del Corpo forestale.

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Secondo alcune previsioni, l’aumento delle temperature potrebbe avere gravi conseguenze anche sulle coste. Gli impatti peggiori che potrebbero arrivare in futuro comprendono l’eventuale innalzamento del livello del mare. Nel nostro Paese sono impressionanti gli scenari di allagamento elaborati da Enea (agenzia nazionale per l’energia e lo sviluppo) che ha individuato 40 zone costiere a rischio inondazione. In Sardegna saranno minacciate l’area di Cagliari, Oristano, Fertilia, Orosei, Colostrai (Muravera) e di Nodigheddu, Pilo, Platamona e Valledoria (Sassari), di Porto Pollo e di Lido del Sole (Olbia). Uno studio di Legambiente ha misurato gli effetti del fenomeno: a Cagliari rischiano di scomparire 61,5 chilometri quadrati mentre a Oristano 124,5.

E l’acqua negli ultimi dieci anni ha già funestato la Sardegna provocando morte e distruzione. Questo nonostante la quantità delle precipitazioni non sia più alta rispetto ad altre regioni. “Le differenze tra le città sono rilevanti, alcune sono state interessate da livelli di piogge più consistenti come Catanzaro (1.096,9 mm) e Genova (1.064,5 mm), seguite da Trento (987,7 mm) e Torino (938,1 mm). Mentre in altre vi sono stati volumi di precipitazione più bassi, come Cagliari (387,6 mm), Aosta (521,3 mm) e Bari (609,5 mm)”.

Fonte: Legambiente

Bombe d’acqua, nubifragi e alluvioni hanno caratterizzato gli ultimi anni. Nel 2008 a Capoterra la pioggia fa esondare il rio San Girolamo che travolge case ed auto, molte vengono trascinate fino al mare: il paesaggio è completamente trasformato e quattro persone perdono la vita. Nel 2013 il passaggio sull’Isola del ciclone Cleopatra. A Olbia i danni peggiori: “Pur non registrando dati pluviometrici estremi (non si sono superati i 100 millimetri di pioggia secondo i dati ufficiali), ha visto confluire acqua e fango dal vasto bacino idrografico e dai monti circostanti”. In molti quartieri l’acqua arriva ai piani alti delle case: le vittime nell’Isola sono diciannove. Il ciclone scatena un’alluvione che devasta anche la piana del paese di Torpè e causa l’esondazione del rio Posada. Precipitazioni molto intense si succedono per oltre 20 ore: ponti crollati, viabilità in tilt, campagne allagate.

Nel 2015 il maltempo colpisce le stesse aree. Tra il 29 e il 30 settembre, un ciclone mediterraneo provoca straripamenti di torrenti e canali in particolare nella Gallura e a Olbia dove esonda in diversi punti della città il Rio Siligheddu causa dell’alluvione nel 2013.

Fonte: Legambiente

Dieci anni dopo a Capoterra torna la paura: il 10 ottobre 2018 un’altra alluvione. La pioggia cade incessantemente per tutta la notte, allagando e riempiendo di fango le strade. Cagliari rimane paralizzata e Capoterra completamente isolata. Crolla il ponte sul rio Santa Lucia lungo la statale 195 che viene chiusa. A Elmas, Uta e Assemini le strade diventano fiumi: una donna di 44 anni, Tamara Maccario, perde la vita trascinata dall’acqua, mentre dopo oltre un anno non si hanno notizie di un pastore disperso nelle campagne del Sarrabus.

Il resto è cronaca degli ultimi mesi. “Cagliari e l’hinterland – conclude il dossier – hanno assistito ad un aumento delle frequenze di eventi climatici estremi. Lo scorso 31 agosto a Sestu un violento acquazzone in poco tempo allaga strade e scantinati. Molto colpito anche il centro commerciale ‘la Corte del Sole’ e diversi scantinati allagati nei capannoni lungo l’ex strada statale 131. Pochi giorni prima a Pirri il 28 agosto, un vasto e potente temporale causa numerosi nubifragi. A Cagliari precipitano oltre 50 millimetri di pioggia in breve tempo. A Pirri le strade si trasformano in fiumi in piena, senza fortunatamente causare feriti o vittime”.

Andrea Deidda
andrea.deidda@sardiniapost.it

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