In bilico la nomina all’Ats del commercialista imputato. Ma ne spuntano altre due

Christian Solinas sembra non imbroccarne più una: la nomina del commercialista Enrico Gaia all’Ats, come commissario liquidatore, sta saltando. Sul sito della Regione la delibera non c’è. Il motivo è presto detto: l’Azienda per la tutela della salute, sebbene derubricata a bad company, ovvero a società dove sono stati lasciati unicamente i debiti, fa parte del sistema della salute pubblica e quindi può essere sciolta solo da un professionista che figuri nell'”Elenco nazionale dei soggetti idonei alla nomina di direttore generale nella Sanità”. Non fosse altro che il liquidatore è equiparato al massimo dirigente.

Su Enrico Gaia si è scritto tutto in questi giorni: il commercialista è a processo nell’inchiesta sulla bancarotta di Alberto Scanu, l’imprenditore ed ex presidente di Confindustria che era il dominus di un impero eterogeneo, dalla sanità alle bibite passando per edilizia, ma due anni fa è finito in manette per un presunto crac da 60 milioni di euro. In una delle società di Scanu, precisamente la Sant’Elena srl, che gestiva l’omonima clinica di Quartu, Gaia era sindaco. Non solo: nello studio di via Carloforte 60 a Cagliari, quartier generale di Gaia, sono domiciliate tre società di Roberto Zedda, l’imprenditore, sempre del capoluogo, che da Solinas ha acquistato per 550mila euro il rudere a Capoterra, quello che il governatore non pagò un centesimo, perché lo rilevò col vincolo della riqualificazione. Zedda, invece, ha acquistato il pacchetto ‘Frate incluso‘, perché i francescani ex proprietari hanno diritto allo svago in quell’eremo in collina. Non solo: Zedda ha versato 200mila euro di caparra, più altri 50mila pochi giorni dopo, ma alla scadenza di un anno le parti non hanno proceduto alla firma del rogito né quell’anticipo risultava restituito al 20 gennaio scorso (data dell’ultima visura eseguita da Sardinia Post).

Fatto sta che Gaia, per tornare al commercialista imputato di cui è sparita la delibera, al momento non può approdare all’Ats. Sono stati gli stessi uffici della Regione a far rilevare, con nota scritta, l’assenza dei requisiti da parte del commercialista. Tanto che – per ora – la nomina non è online. Quindi è come se non ci fosse. Anche perché siamo al 24 febbraio, mentre l’indicazione di Gaia è avvenuta il 16, giorno in cui la Giunta si è riunita per l’ultima volta.

Gaia, per un certo periodo amico di Luigi Di Maio (il commercialista rimase folgorato sulla via di Beppe Grillo e dopo la passione per il centrodestra si spostò verso i passionari a Cinque Stelle), si sta però consolando con altri due incarichi, dati sempre dalla parte pubblica. Uno l’ha annunciato in Consiglio comunale il sindaco Paolo Truzzu che ha indicato Gaia come presidente del Collegio sindacale nel Ctm in quota Municipio di Cagliari. Gaia va dunque a guidare la terna che nella municipalizzata del trasporto locale controllerà i conti. Era il 22 febbraio.

Ce ne sarebbe stato abbastanza perché Gaia festeggiasse. Invece no. Sempre nei giorni scorsi, la Giunta Solinas ha fatto il nome del commercialista perché in quota Regione entri nel collegio dei revisori in Camera di commercio. Vuol dire che, al netto di come finirà la storia all’Ats, Gaia ha incassato la tripletta in poco tempo per volontà di Solinas e alleati.

L’incarico di Gaia in Camera di commercio, adesso unica per Cagliari e Oristano, svela anche altri scenari, altre strategie di potere. Perché l’ente è presieduto da Maurizio De Pascale, l’ingegnere e imprenditore entrato di recente nella compagine societaria che ha acquistato La Nuova Sardegna. Con l’indicazione di Gaia, il governatore ha messo in ‘casa’ di De Pascale un uomo di Sergio Zuncheddu, l’editore de L’Unione Sarda che a sua volta ha Gaia come componente del Cda. Non esattamente una coincidenza, soprattutto perché è storia nota quanto De Pascale e Zuncheddu, uniti ai tempi di Renato Soru governatore contro il decreto Salvacoste prima e il Ppr poi, siano adesso ai ferri cortissimi. Come si dice in slang olbiese, non si possono vedere nemmeno dipinti.

Alessandra Carta

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