Ecco il neorealismo sardo di Foiso Fois: pittura per l’impegno sociale e la libertà

Foiso Fois, personalità rappresentativa del panorama artistico sardo del dopoguerra, fu tra gli artisti che maggiormente contribuirono a modernizzare l’ambiente isolano, alimentando lo sviluppo di quelle correnti di arte e di pensiero che portarono la Sardegna ad allinearsi al rinnovamento culturale che animava il panorama nazionale.

Nato a Iglesias nel 1916, si formò a Genova, Firenze e Torino, ove conseguì, nel 1947, il diploma di Laurea presso l’Accademia Albertina. Trasferitosi l’anno successivo a Cagliari ebbe l’opportunità di allestire, nel 1949, la sua seconda mostra personale che, anche per merito degli studi compiuti nel Nord Italia, teneva conto di diverse esperienze contemporanee stimolando inedite riflessioni nell’ambiente artistico e intellettuale locale.

Al di la delle esperienze formative Foiso ebbe modo di confrontarsi, per via della professione paterna, con le problematiche legate al mondo del lavoro in miniera. Esse incisero profondamente sulla sua arte, sul suo impegno sociale e sulla sua visione dell’autonomia regionale, portandolo ad affiancare, alla matrice espressionista, i principali tratti dell’estetica neorealista. Il neorealismo, che si sviluppò nel secondo dopoguerra come corrente letteraria, cinematografica e pittorica, aveva alla base l’impegno ideologico di un linguaggio aderente alla tematica del realismo socialista e voleva essere comprensibile da tutte le classi sociali.

Con la scelta di aderire a questa corrente, il cui massimo esponente fu Renato Guttuso, Fois sposò la volontà di un ritorno alla verità delle cose, ribadendo una scelta che, prima ancora di essere artistica, era di natura morale e politica, esercitata attraverso una pittura dal dichiarato impegno sociale, a favore della libertà e a sostegno delle classi popolari. Il suo operato costituì una novità assoluta in Sardegna, tanto da fargli guadagnare il merito di aver contribuito all’inaugurazione della stagione delle avanguardie artistiche isolane.

L’aderenza ai precetti del neorealismo non gli impedì di sviluppare una cifra stilistica inconfondibile connotata da una composizione pittorica generalmente frazionata in campiture di colore acceso, prevalentemente piatte, nettamente distinte l’una dall’altra secondo un ideale impianto geometrico. Questo linguaggio pittorico, sempre in equilibrio tra esigenze espressive e decorativismo, accomuna le sue grandi tele sul tema del lavoro, come anche i numerosi ritratti. Nei suoi quadri i temi legati alla vita delle persone comuni vengono sviluppati in chiave marcatamente espressionista, ma il suo ‘espressionismo’ non è un semplice modo di sentire le cose: è la realtà stessa ad essere espressiva e sono i suoi colori ed i suoi particolari a suggerire al pittore quei contrasti così fortemente drammatici, abilmente sottolineati dalle campiture intense.

Verso la fine degli anni cinquanta il colore prende il sopravvento rispetto alla composizione e allo strutturalismo. Il verde, il giallo, il blu e il rosso, irrompono nelle opere di quel periodo, riflettendo le emozioni, le vibrazioni e le passioni di Fois che in ogni quadro racconta la sua terra, le tonalità e quelle differenti intensità di luce che fanno risplendere oggetti e persone. Si può considerare massima espressione della natura pittorica dell’artista il ciclo di tre pannelli intitolato Storia di Sardegna (1971): sua ultima grande opera dichiaratamente politica, costituisce un omaggio alla storia sociale dell’isola e si sviluppa con un linguaggio completamente diverso, quasi prossimo all’astrazione, ma con il medesimo desiderio di incidere sulla realtà.

Dell’ultimo periodo sono le opere in cui dominano i soggetti naturalistici dell’ambiente mediterraneo e, nonostante prediligesse la pittura, nel corso della sua carriera ha realizzato diversi lavori grafici (a china, a pennarello, acquerelli e pastelli) e pregiate xilografie e litografie. Fois, personalità estroversa ed impegnata, ebbe contatti con vari artisti fra i quali Maria Lai, Aligi Sassu, Pinuccio Sciola ed il grande fotografo Henri Cartier-Bresson. Successivamente alla sua attività di critico, che lo impegnò nella recensione di varie mostre per il quotidiano L’Unità e per testate regionali tra gli anni ‘40 e ‘50, si dedicò alla didattica, ricoprendo il ruolo di professore e preside del Liceo Artistico di Cagliari, istituzione a lui intitolata a partire dal 2005.

L’opera di Foiso Fois in ambito culturale e artistico rimanda, in ultima analisi, ad un concetto di bellezza etica e morale, fornendoci spunti di riflessione per una convivenza sociale e civile che, come tale, merita di continuare ad essere viva.

Gaia Dallera Ferrario
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