Protesta latte, il ministro Centinaio: “Dobbiamo esportare in mercati Asia”

La politica interviene sulla mobilitazione dei pastori sardi che sta facendo contare decine di proteste, da nord a sud dell’Isola. Tutto ruota intorno al prezzo del latte che gli industriali non vogliono aumentare. Ma stavolta nemmeno gli allevatori hanno intenzione di retrocedere e accettare sessanta centesimi al litro, come succede attualmente.

“La settimana prossima – ha annunciato da Milano Marco Centinaio, ministro leghi sta delle Politiche agricole – sarò in Sardegna a parlare con gli agricoltori. Come Governo stiamo ripensando a tutta la questione dei Consorzi per quanto riguarda il latte di pecora”. Nel frattempo, il confronto tra organizzazioni e industriali è fermo al palo: senza un’intesa sul prezzo il mondo delle campagne è pronto a scendere nuovamente in piazza. “Abbiamo messo sul tavolo del Consorzio la proposta di cercare di esportare il più possibile questa tipologia di latte – spiega Centinaio – molto apprezzata in Asia, tanto che in Cina esiste un progetto con il latte in polvere che viene dalle pecore. Stiamo cercando di dare agli agricoltori alternative che non siano solo quelle tradizionali”.

“Il ministro Centinaio, anziché dare consigli a buon mercato, faccia il suo dovere: nel piano per gli indigenti riservi 20 milioni di euro al Pecorino Romano e non al Parmigiano Reggiano”. Così il candidato alla presidenza della Regione alle prossime consultazioni del 24 febbraio, Paolo Maninchedda (Partito dei Sardi), replica al ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio, in un’assemblea pubblica a Banari. “Il ministro proroghi fino a luglio il Piano dell’offerta del pecorino romano che scade il 9 marzo. Dopo luglio si proceda a farne un altro. La Regione metta risorse sui bond e sul pegno rotativo e finanzi i magazzini dei produttori, semplificando procedure oggi inutilmente complicate”.

Intanto ai pastori arriva la solidarietà di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia: “In Parlamento abbiamo chiesto regole e norme chiare per tutelare i più deboli della filiera” ha scritto in un post su Facebook.

Sul fronte regionale il sindaco di Macomer, Antonio Succu, ha il polso della situazione: “Ho la netta sensazione che in Sardegna stia partendo una rivoluzione. Ho visto molta rabbia del mondo delle campagne, difficile da descrivere e inusuale da vedere nella nostra Isola – spiega all’Ansa -. Devo dire di aver provato molto dolore sono cresciuto in una famiglia di pastori e so che il latte è il petrolio della Sardegna: il gesto di gettarlo in strada lo interpreto come un grido di dolore di una categoria”. Secondo Succu, il prezzo attualmente proposto come acconto sulla stagione lattiero casearia – attualmente si aggira sui 60 centesimi al litro – è “scabroso e non paga i costi di produzione. Certamente si tratta di un problema complesso che credo possa essere risolto solamente con interventi a livelli più elevati. Bisogna cioè avere più forza in Europa per difendere il nostro petrolio”.

Così Francesco Desogus, candidato governatore di M5s: “Le immagini del latte versato dai pastori sono l’immagine del fallimento della giunta Pigliaru, incapace di governare in questi anni un mondo complesso come quello delle campagne. Alla fine i nodi arrivano sempre al pettine e dopo anni di annunci la crisi scoppia in maniera drammatica. Serviva la politica, invece il centrosinistra ha messo in campo solo la sua macchina propagandistica e ora se ne vedono gli effetti”.

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