Pecorino, Consorzio di tutela sotto tiro. Coldiretti e pastori: “Non ci fidiamo”

“Le quote di pecorino in eccedenza siano calcolate dal Prefetto e non dal Consorzio di tutela“. È la richiesta di Coldiretti al tavolo istituzionale sulla vertenza lattiero-casearia della Sardegna convocato questa mattina in Prefettura a Sassari e conclusosi a metà pomeriggio senza grandi passi in avanti.

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Sul piatto ci sono 14 milioni di euro messi a disposizione dal ministero della Politiche agricole per ritirare dal mercato il pecorino prodotto in surplus rispetto alla quota di 270 mila quintali programmata dal Consorzio di tutela. Il fondo stanziato dal ministero arriva in un momento favorevole del mercato: il prezzo del pecorino romano è arrivato a 6,60 euro il chilo, grazie anche a un calo della produzione che per maggio è stato quantificato in -26%, mentre le vendite sono aumentate di circa il 30%. I conti sul prezzo reale del latte da corrispondere ai produttori saranno fatti a fine anno: in base al prezzo di partenza fissato a 0,74 euro il litro riconosciuto nell’accordo del marzo scorso, sarà la media di tutto del prezzo del pecorino a stabilire quale sarà il conguaglio che i caseifici dovranno pagare ai pastori.

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“Siamo assolutamente d’accordo con la richiesta di Coldiretti: a verificare le giacenze di formaggio nei caseifici deve essere il prefetto. Non ci fidiamo del Consorzio di tutela del pecorino”. Ha dichiarato Nenneddu Sanna, rappresentante dei pastori, al termine del vertice in Prefettura. “Se si è arrivati a questa situazione è perché il Consorzio ha gestito in maniera sbagliata la programmazione sulle produzioni di pecorino, perché dovremmo fidarci? Il prefetto ci dà sicuramente la massima garanzia di operare nell’interesse di tutti, per cui è bene che sia la Prefettura a verificare l’esatto ammontare delle eccedenze e stabilire così anche se i 14 milioni di euro messi a disposizione per il ritiro dell’invenduto siano sufficienti”.

Sulla stessa linea anche Leonardo Salis, della cooperativa di Dorgali: “Adesso bisogna riprogrammare e fare le cose seriamente, altrimenti il prossimo anno saremo di nuovo daccapo”. Per Andrea Mulas è fondamentale stabilire regole ferree: “Le penalità più alte sono, meglio è. Servono regole per avere produzioni certe e prezzi giusti”.

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