Latte, Consorzio pecorino sardo frena: “Troppe tensioni, non andremo a Roma”

“A causa del perdurare dello stato di agitazione che ancora oggi attraversa la Sardegna ci troviamo nell’impossibilità di partecipare alla riunione del tavolo di filiera indetta dal ministro Centinaio per giovedì 21 – annunciano dal Consorzio pecorino sardo -, ma confermiamo la nostra totale disponibilità a sederci a tutti i tavoli che verranno, purché si ristabiliscano le condizioni del dialogo e si ragioni con serenità di strategie di filiera e non solo dei problemi contingenti strettamente legati alla remunerazione della materia prima, in cui come Consorzio di tutela, come ben noto a tutti, non abbiamo né possiamo avere alcun ruolo”.

Dal Consorzio per la tutela del formaggio pecorino sardo Dop mostrano perplessità sulla trattativa in corso tra le parti: “Siamo convinti che le ingenti risorse destinate allo smaltimento delle giacenze del Pecorino romano se da un lato porteranno nell’immediato a risultati concreti per questo formaggio, non porteranno certo a risultati duraturi in futuro né a quella né alle altre Dop che rischiano concretamente di essere messe fuori mercato, con le sole misure messe in campo a tutt’oggi. Se c’è un fine al quale tutti puntiamo è proprio questo: produrre risultati duraturi”.

Ieri si è dimesso il presidente del Consorzio di tutela del pecorino romano, Salvatore Palitta, e oggi arriva la replica dal fronte del pecorino sardo. “Leggiamo su tutti i media che ieri a Tramatza mille allevatori riuniti per discutere della vertenza del latte all’unanimità hanno votato per l’azzeramento dei vertici del Consorzio di tutela del Pecorino Sardo. Di fronte a una simile richiesta possiamo forse tacere? Sebbene la voce di mille non esprima certo la voce di un intero settore che conta oltre 12.000 aziende di allevamento, possiamo forse rimanere indifferenti? Certamente no! Ora più che mai, sentiamo il dovere di far sentire forte e chiara la nostra voce e chiarire non solo a quegli allevatori ma anche alle Istituzioni e alla pubblica opinione il nostro ruolo nel presente e nel futuro del Comparto lattiero caseario della Sardegna – si difendono dal Consorzio – se oggi il pecorino sardo Dop ha un’identità riconoscibile, ha visibilità, regole di produzione certe e soprattutto un sistema efficace di salvaguardia, controllo, riconoscimento e rintracciabilità, se oggi il pecorino sardo Dop ha un peso all’interno del paniere delle produzioni casearie ovine della Sardegna, tanto da essere preso a riferimento nelle tante griglie in circolazione sulla determinazione del prezzo del latte”.

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Dal consorzio rivendicano ancora il proprio ruolo nella gestione del pecorino sardo. “Se oggi non c’è catena della Gdo (Grande distribuzione organizzata, ndr.) che non lo presenti a scaffale, se oggi su tutta la filiera della Dop vige un regime sanzionatorio che, in caso di frodi e illeciti, non fa sconti a nessuno, dal produttore al confezionatore, è solo grazie all’incessante azione di valorizzazione, promozione e tutela svolta dal Consorzio sin da momento della sua costituzione. Grazie a enormi sforzi e con risorse davvero esigue, il Consorzio, negli anni ha accompagnato, stimolato e sostenuto la crescita costante delle produzioni che nel 2018 hanno sfiorato i 20.000 quintali per un totale di 650.000 forme – spiegano -. Non basta che il latte di pecora sia sardo al 100 per cento. E non basta che il formaggio venga prodotto e stagionato in Sardegna perché possa fregiarsi della denominazione di origine ‘pecorino sardo’, ci vuole molto molto di più. E quel di più esiste grazie al Consorzio di tutela, che oggi ancora più di ieri ha bisogno della guida sicura e ferma dei suoi vertici!”.

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“La sfida vera di oggi è fare crescere ancora di più questa Dop dall’enorme potenziale affinché possa avere il ruolo e il peso che merita all’interno del comparto ovicaprino della Sardegna. Per farlo il Consorzio di tutela ha una certezza su tutte. Non esistono soluzioni strutturali e definitive alla crisi attuale del comparto e alle crisi cicliche del pecorino romano, senza l’avvio immediato di una diversificazione delle produzioni che punti dritta sulle Dop diverse dal Romano, che hanno un forte valore identitario ma che da sole non hanno la forza di emergere: il pecorino sardo in primis. A tal fine il ruolo delle istituzioni regionali e nazionali è fondamentale, perché è fondamentale una cabina di regia superpartes che accompagni il processo di diversificazione e sostenga il mercato con azioni mirate di comunicazione e marketing. In sua assenza infatti, si produrrebbe come già avvenuto in passato, il pericolosissimo effetto di inflazionare il mercato degli altri formaggi, facendo precipitare verso il basso il loro valore”.

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