Latte a un euro al litro, manager Coop: “Imporremo il prezzo agli industriali”

Domenico Brisigotti è un signore alto e pacato. Due occhi blu gli regalano la faccia giusta per essere ambasciatore di pace nella partita del latte. Nel braccio di ferro durissimo tra pastori e industriali. Brisigotti non è uno spettatore qualunque, ma il direttore commerciale di Coop Italia, area Food (cibo). Ovvero il ‘cervello’ della proposta che ieri è diventata un caso nazionale. La Coop si è detta pronta a pagare il latte degli allevatori isolani un euro al litro. E non 60 come succede attualmente. E non 65 come nella mediazione (fallita) al tavolo della Regione due sere fa. E non 70 centesimi come ieri ha rilanciato al Viminale il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. In questa intervista il manager – 55 anni, genovese di nascita – spiega la strada da percorrere per chiudere la vertenza del latte a un euro.

Direttore, cominciamo dall’idea. Come nasce la proposta Coop di accettare, di fatto, il prezzo chiesto dai pastori sardi?

La Coop ritiene che un euro sia un valore equo per superare lo stato di crisi, in considerazione del fatto che ai 60 centesimi attuali per un litro di latte fa da contraltare un prezzo salito, tempo fa, anche sopra un euro. Non abbiamo la presunzione di aver messo sul tavolo una proposta perfetta né la migliore in assoluto. Può essere che analisi puntuali sui costi possano portare in futuro a individuare un valore diverso da questo. Di certo abbiamo preferito essere operativi piuttosto che perderci in sofisticate argomentazioni sulle oscillazioni dei prezzi.

A proposito di operatività: avete individuato,nella pratica, la strada da seguire per aprire il confronto?

Al momento l’unica soluzione è trattare con gli attuali produttori di formaggio.

Quali sono?

La Sarda Formaggi, con sede a Olbia, e l’industria casearia dei fratelli Pinna a Thiesi. Aggiungo anche la Colla spa di Roveleto di Cadeo, in provincia di Piacenza, che produce pecorino da latte sardo.

Che tipo di pecorino?

La Sarda Formaggi e la Colla spa preparano il ‘romano’ col marchio Coop, mentre i Pinna ci forniscono il pecorino sardo, sempre col marchio Coop.

La trattativa coi tre gruppi industriali in cosa dovrebbe consistere?

Semplicemente nel contratto che ci lega a queste aziende fornitrici viene inserito il valore di un euro per la materia prima, che quindi diventa un elemento conosciuto dai due contraenti, noi e il fornitore. Significa che gli stessi contraenti si vedono costretti a tenerne conto nel concordare il prezzo finale del formaggio.

La Coop quanto pecorino vende?

Dai tre caseifici di Olbia, Thiesi e Roveleto di Cadeo, noi abbiamo acquistato nel 2018 due milioni di litri di latte ogni anno (corrispondono a oltre 330mila chili di formaggio, ndr). Si tratta del nostro fabbisogno attuale. Poi non possiamo prevedere se la stessa protesta del latte, di cui tutta la stampa nazionale parla, stia incuriosendo nuovi potenziali consumatori.

Crede nel traguardo della vostra mediazione?

Noi pensiamo che l’apertura di una trattativa con gli industriali del latte sia il primo passo. Il più rapido per superare l’emergenza. Poi certo che ci piacerebbe mettere insieme, allo stesso tavolo, non solo la Coop e i produttori di formaggio, ma anche gli allevatori. Voglio essere ancora più preciso: un accordo tra tutti gli attori della filiera dovrebbe essere sempre l’obiettivo finale. E intendo dire il poter stringersi la mano insieme. In Italia si ragiona ancora troppo poco in termini di filiere, invece sono la condizione ottimale per trovare una linea di galleggiamento. Un punto di equilibrio duraturo, capace di sostenere il sistema e al tempo stesso di non penalizzare il consumatore. Il vantaggio inoltre è quello di evitare speculazioni e corse al ribasso incondizionato, a volte generate da operatori della distribuzione che fanno del solo prezzo la propria ragione d’essere e alle quali sempre più spesso assistiamo in molti settori merceologici.

Lo sa che gli industriali sardi non sono mammolette?

Noi sappiamo che il problema del prezzo non riguarda solo il latte di pecora, ma anche altre importanti produzioni agricole italiane. Abbiamo pure contezza del fatto che a determinare le crisi siano soprattutto le mancate relazioni di filiera, senza le quali diventa difficile costruire una prospettiva per il domani. Quando dico che a stringerci la mano dobbiamo essere in tre e non in due, mi riferisco esattamente al necessario sforzo di pensare ogni settore economico come un insieme articolato persone, saperi e competenze. Perché dalla produzione della materia alla sua trasformazione concorre un intero sistema.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

[Nella foto di copertina l’immagine sui pastori è di Teresa Are]

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