Corte Ue: aiuti illegali ad alberghi sardi. Italia condannata, penalità per i ritardi

L’Italia è condannata a sanzioni pecuniarie per non aver recuperato aiuti illegittimamente concessi al settore alberghiero in Sardegna. Lo ha deciso la Corte di giustizia dell’Unione europea con una sentenza odierna in base alla quale L’Italia dovrà, quindi, versare al bilancio dell’Unione una somma forfettaria pari a sette milioni e mezzo di euro nonché, a partire da oggi, una penalità pari a 80mila euro per ogni giorno di ritardo. La vicenda ha origine nel 2008 quando la Commissione ha deciso che taluni aiuti concessi dall’Italia in favore di imprese alberghiere della Sardegna erano incompatibili con il mercato comune. Di conseguenza, l’Italia era tenuta a recuperare tali aiuti illegittimi (di importo complessivo pari a circa 13,7 milioni di euro) immediatamente ed effettivamente presso i beneficiari.

Con la sentenza del 29 marzo 2012, pronunciata nell’ambito di un ricorso per inadempimento proposto dalla Commissione, la Corte di giustizia ha dichiarato che l’Italia non aveva adottato tutti i provvedimenti necessari per recuperare gli aiuti in questione. Poiché l’Italia continuava a non conformarsi a detta sentenza, la Commissione ha proposto, nel 2018, un secondo ricorso per inadempimento contro detto Stato membro. Nell’ambito di tale secondo ricorso, la Commissione ha chiesto alla Corte di condannare l’Italia al pagamento di una somma forfettaria nonché di una penalità.

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Con la sentenza di oggi, la Corte constata che l’Italia, non avendo adottato, entro la data in cui è scaduto il termine fissato dalla Commissione (ossia l’11 settembre 2014), le misure necessarie a recuperare integralmente gli aiuti, è venuta meno all’obbligo di eseguire la sentenza della Corte del 2012. La Corte sottolinea che l’Italia non ha dimostrato quanto da essa fatto valere, ossia che il recupero integrale degli aiuti in questione sarebbe impossibile. La Corte rileva altresì che il Tribunale dell’Unione europea ha respinto il ricorso volto all’annullamento della decisione della Commissione del 2008 e che essa Corte ha confermato tale rigetto: di conseguenza, i giudici italiani non possono disporre alcuna sospensione del recupero degli aiuti di cui trattasi.

Infine, la Corte ricorda che l’Italia non può invocare il legittimo affidamento dei beneficiari di aiuti illegittimi, in quanto tale argomento è già stato respinto nella sentenza della Corte del 2012. Pur riconoscendo gli sforzi compiuti dall’Italia nel recupero degli aiuti in questione (nel 2019, l’89% dell’importo totale in conto capitale di tali aiuti sarebbe stato recuperato, vale a dire l’83% di tale importo in conto capitale maggiorato degli interessi), la Corte ritiene adeguato infliggere all’Italia sanzioni pecuniarie sotto forma di una penalità e di una somma forfettaria.

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