Le bombe a Teulada e i tumori, la Gip: ‘Correlazione non va esclusa a priori’

“Le esplosioni derivanti dall’impiego di bombardamenti e altri sistemi d’arma generano, a causa delle elevatissime temperature raggiunte in fase d’urto, delle polveri estremamente sottili e penetranti che condensandosi costituiscono le nanoparticelle”, le quali “hanno la caratteristica di essere inorganiche e non biocompatibili, quindi di fatto indistruttibili ed eterne con una capacità di spostarsi e determinare effetti anche a lungo termine se penetrano all’interno del corpo umano”. Lo scrive la gip Maria Alessandra Tedde nella storica ordinanza con la quale è stato chiesta l’imputazione coatta dei cinque capi militari che avevano la responsabilità sulla gestione del poligono di Teulada. La giudice per le indagini preliminari, in buona sostanza, ritiene che Giuseppe Valotto, Claudio Graziano, Danilo Errico, Domenico Rossi e Sandro Santroni debbano essere processati per disastro innominato aggravato e ha ordinato ulteriori cinque mesi di indagini per studiare meglio l’eventuale correlazione tra prove di guerra e casi di tumore, come negli esposti firmati anni fa da militari e residenti che si sono ammalati di cancro o dai loro familiari. Esposti presentati dagli avvocati Giacomo Doglio, Roberto Peara, Gianfranco Sollai e Caterina Usala, che hanno così incassato una rotonda vittoria al primo round.

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Sardinia Post ha raccontato nei giorni scorsi il contenuto dell’ordinanza firmata dalla Gip, approfondendo l’aspetto del disastro innominato aggravato, su cui sarà il Gup a decidere in merito al rinvio a giudizio (o meno) dei capi militari, una volta che il pm Emanuele Secci, titolare dell’inchiesta, avrà riformulato il capo d’imputazione. Relativamente ai tumori l’accusa è omicidio e lesioni colposi plurimi, ma solo dopo le indagini supplementari si capirà come butta per quattro dei cinque indagati con le stellette, visto che la posizione di Graziano è già stata archiviata in quando l’ex capo di Stato maggiore non aveva ancora assunto l’incarico negli anni in cui si sono registrati i casi di tumore.

La Gip costruisce l’ordinanza partendo da un presupposto: sulla correlazione tra cancro e nanoparticelle, “l’attività di studio e ricerca non si è sviluppata a tal punto da produrre dati statistici di peso nel contesto globale della comunità scientifica”, ma questo “non è ragione per negare la validità della teoria”. Di qui, appunto, i nuovi esami chiesti. La giudice ha ordinato al pubblico ministero di “estendere la la consulenza epidemiologica” a tutti i militari che hanno lavorato a Teulada, in modo da avere una casistica precisa. Ancora: nei prossimi cinque mesi dovranno essere esaminati i campioni biologici delle persone che si sono ammalate, e si tratta di un altro cavallo di battaglia degli avvocati, sebbene la strada non sarà in discesa visto che i tipo di tumori accertati sono tutti multifattoriali.

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La Gip ha imposto inoltre al Pm di raccogliere “tutte le cause di servizio presentate dai militari, o in loro vece” che hanno lavorato nel poligono di Teulada. L‘accertamento sulle malattie andrà esteso anche agli animali (ossa e carni), con l’obiettivo di misurare una loro eventuale contaminazione da nanoparticelle, la cui presenza è legata all’utilizzo di torio e uranio, “sostanze aventi la medesima natura di quelle rinvenute all’interno del poligono e/o riconducibili alle attività ivi espletate, con evidente innegabile riflesso – si legge ancora nell’ordinanza – sul quesito afferente il rapporto casuale tra l’esposizione a queste ultime e le patologie accertate”.

La Gip ricorda che le nanoparticelle che si sviluppano dal materiale bellico possono essere “ingerite anche tramite cibo, ovvero inalate“, una condizione a cui potrebbero essere stati esposti gli abitanti di Teulada più prossimi al poligono. Anche perché queste sostanze “non si fermano ai tessuti ma vanno direttamente all’interno della cellulare”, aveva spiegato in un’audizione in Parlamento Anna Maria Gatti, una delle massime esperte in Italia sulla materia, così come riportato anche nell’ordinanza della gip Tedde.

Insomma, a gennaio le parti dovranno tornare in aula per capire se i capi militari saranno chiamati a difendere anche contro l’accusa di omicidio e lesioni colposi plurimi. Di certo la giudice per le indagini preliminari ha deciso di non lasciare nulla di intentato e di assicurare giustizia ai malati di tumore e ai loro familiari. Anche se di mezzo c’è la Difesa italiana, quasi sempre intoccabile e tenuta fuori dai processi, quando non protetta dai segreti di Stato.

Al. Car.
(@alessacart on Twitter)

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