Fluorsid, sequestrata cava Monastir: rifiuti interrati, laghetto prosciugato

Dopo gli interrogatori fiume dei due giorni (mercoledì e giovedì), arrivano i primi sviluppi nell’inchiesta sulla Fluorisid di Macchiareddu che martedì ha fatto finire in manette sette persone, tra cui alcuni dei vertici dell’azienda, per associazione a delinquere, inquinamento e disastro ambientale (qui tutti i nomi).

Gli agenti del Corpo forestale ieri sera hanno sequestrato la cava di Monastir, un’area grande 11 ettari. All’interno sarebbero stati gettati  estintori, cemento proveniente dalle lavorazioni e tantissimi altri scarti, tra cui addirittura un camion. Della cava se ne parla nell’ordinanza di arresto firmata lunedì dal gip Cristina Ornano, nel passaggio in cui viene spiegata la pratica diffusa in Fluorsid di “miscelare i rifiuti, come noto una forma vietata di smaltimento”, scrive il giudice per le indagini preliminari. Tra gli scarti di lavorazione è stata trovat anche una sostanza mortale (leggi qui).

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Il provvedimento è stato preso d’iniziativa dalla stessa Forestale dopo gli interrogatori di  Simone Nonnis, 42 anni, ex dipendente della Ineco, e Marcello Pitzalis, 43 anni, che nella stessa ditta è subentrato al primo, a gennaio 2016, nelle funzioni di capocantiere per lo smaltimento degli scarti della produzione. I due sono stati sentiti a lungo dal Pm Marco Cocco che coordina le indagini e dal Gip, Cristina Ornano e avrebbero fornito numerosi elementi utili, scegliendo la strada della collaborazione.

Ma.Sc.

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