Arte, l’eccellenza di Giovanni Campus. Le sue opere dialogano con gli spazi

Giovanni Campus, artista raffinato e singolare, è una delle figure più importanti del panorama contemporaneo della scultura italiana. Nato ad Olbia nel 1929 all’età di 19 anni ha lasciato la Sardegna trasferendosi a Genova e interessandosi, da autodidatta, all’arte. Dopo i lavori pittorici realizzati negli anni Cinquanta, supera rapidamente la matrice formale figurativa abbracciando, nel corso degli anni Sessanta, le ricerche concettuali e minimali per cui l’opera non si risolve nella sua abituale dimensione, ma si confronta con linguaggi geometrici e costruttivi, dialogando con i modelli culturali e visivi del mondo industriale.

Nel 1960 presenzia alla sua prima rassegna di rilievo nazionale e, successivamente, Campus inizia un rapporto con la galleria Giraldi di Livorno, dedicandosi con passione crescente all’arte che diventerà la sua esclusiva attività a partire dal 1969, anno in cui si trasferisce a Milano. L’interesse per l’intersezione di elementi modulari, l’estetica della percezione e le possibilità tecniche insite nel materiale, lo spingono ad adottare il metacrilato: prodotto plastico, estremamente contemporaneo, medium perfetto per volgere la propria ricerca in una direzione spaziale. A partire da questo periodo diventano sempre più numerose le partecipazioni, in Italia e all’estero, alle mostre d’arte d’avanguardia, ed il suo lavoro ottiene l’attenzione di critici come Giulio Carlo Argan, Umbro Apollonio, Lara Vinca Masini, o di colleghi come Bruno Munari.

L’attività artistica, le esposizioni e gli incontri culturali, gli offrono l’opportunità di svolgere numerosi soggiorni a Parigi, negli anni ’70, ed a New York, negli anni ’80 e ’90, durante i quali Campus ho modo di confrontarsi con il panorama contemporaneo internazionale.
Le numerose opere “site specific”, a cui si dedica a partire dagli anni ’70, rappresentano l’avvio di una prolifica attività che trova una delle sue massime rappresentazioni nel ciclo di opere “Determinazioni”. Costituite da tratti di corda che definiscono le rocce della Gallura, trasformando la scogliera in scultura, sono state realizzate dal 1983 e costituiscono uno degli esempi più importanti di Land Art italiana ed europea. La definizione dello spazio attraverso linee-forza, identificate in barre metalliche o travi di legno, rappresenta la sua cifra stilistica, che si è andata evolvendo nel corso degli ultimi tre decenni, approfondendo il tema del dialogo tra bidimensionalità e tridimensionalità, per giungere alla commistione tra superficie pittorica e intervento plastico. Il principio che guida da tempo l’opera dell’artista è il legame tra le forme interne ed esterne al singolo lavoro, che si definisce nel titolo della sua stessa opera “Tempo in processo”.

Fin dagli anni Settanta Campus opera sull’unitarietà di allestimenti in cui i singoli elementi sono in relazione fra di loro, generando una continuità da intendersi in senso temporale, prima che spaziale. Il “tempo” è al centro della sua attenzione. Tempo inteso come parte di un processo dialettico in cui le forme, le geometrie, la relazione tra materia e colore, rispondono a una logica fondata su alternanze e contrappunti di grande equilibrio formale. Le superfici monocrome sono attraversate da rette tangenti di ferro e si alternano, nella produzione più recente, a strutture in legno e lavori su carta eseguiti con grande attenzione tecnica e progettuale.

La sua più recente mostra personale, Rapporti, misure, connessioni. 45°39’15.416” N 8°47’52.386, si è conclusa nel novembre 2019 presso il Ma*ga di Gallarate. Per quest’occasione Campus ha pensato a un unico progetto che si estende dalla continuità della parete allo spazio intero, mettendo in gioco forme geometriche e sottolineando, anche in questo caso, la continuità di una logica creativa unitaria, che comprende lavori degli anni Ottanta e altri di più recente elaborazione. Le diverse serie, tra affermazioni, pause e riflessioni, combinano lavori grafici e pittorici con materiali plastici, imponendosi nello spazio con la forza dialogante delle forme.

In questo senso va presa in considerazione tutta la ricerca di Campus, che si caratterizza in modo particolare con il superamento della concezione dell’opera tridimensionale intesa come autonoma dal contesto in cui viene collocata. Questo superamento è determinato da un radicale spostamento di attenzione verso la dimensione dello spazio ambientale, che diventa parte integrante dell’elaborazione creativa nella misura in cui assumono importanza decisiva gli elementi del lavoro in relazione al luogo dell’esposizione. Come afferma il critico d’arte Gemano Celant, “l’intervento ambientale sollecita un senso di reciprocità in cui l’arte plasma uno spazio, nella stessa misura in cui l’ambiente crea l’arte”.

Gaia Dallera Ferrario
https://www.instagram.com/gaiafe/

BIO
Tra le numerosissime mostre, spesso collegate ad incontri, dibattiti e seminari, realizzate dall’artista, vanno ricordate le personali ad indicazione antologica tenute nel 1987 al Palazzo dei Diamanti, sale Tisi, di Ferrara, al Museo di Milano, Milano nel 1990, alla Galleria Comunale d’Arte, Cagliari 1991, alla Galleria Comunale d’Arte, Villa Ghirlanda, Cinisello Balsamo 1992, al MAN Museo d’Arte, Nuoro 2000. Tra le installazioni ed ambienti realizzati individualmente vanno citati quelli del 1987 nella piazzetta di Palazzo Reale a Milano, della Galleria Comunale d’arte di Bologna nel 1978, del Museo Civico in Progress di Livorno nel 1979 e gli interventi-percorso del 1983 sulle coste della Gallura, gli interventi comparativi all’interno del complesso nuragico Genna Maria nel 1993, l’installazione continua “opera come processo.opera unica” alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Castel San Pietro Terme nel 2002. a Carbonia, nel 2008, all’interno del Parco della Scultura all’Idroscalo di Milano, nel 2012.

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