“Necessario a Cagliari un accordo tra La quinta A e Città Capitale”.

Gianni Loy,  promotore di un’intesa tra forze moderate e indipendentiste per la Comunali di Cagliari, ha scritto questa lettera-appello che pubblichiamo integralmente. 

Cari amici,

nell’imminenza della primavera, ed ormai a ridosso del tempo utile per la presentazione delle liste, lo slancio che sembrava poterci condurre ad una ampia coalizione, ad un polo alternativo ai tradizionali schieramenti, sembra affievolirsi. Continui rinvii e reticenze mi lasciano intravedere la prospettiva di una campagna elettorale nella quale partiti, gruppi e movimenti che sembravano possedere la comune ispirazione alla partecipazione ed all’autogoverno, raccogliendo, nel contempo pulsioni ed esigenze vitali della comunità, a volte differenti ma sempre apprezzabili e meritevoli del più ampio sostegno, si preparino alla competizione, ciascuno per suo conto.

Se così fosse, verrebbe meno quel valore di fondo che avrebbe potuto costituire non solo la vera novità di questa campagna elettorale, ma anche il punto di partenza per la costruzione di un movimento più ampio, da riproporre alla Sardegna tutta per l’immediato futuro.

La capacità di confrontarsi, di riunire piuttosto che dividere, di trovare l’accordo, è esso stesso, un valore imprescindibile per l’azione politica, a meno che non si voglia ripercorrere la strada, assolutamente perdente, degli ultimi decenni, dove chiunque possedesse un’idea ritenuta vincente, anche una buona idea, si illudeva che fosse sufficiente sventolarla in pubblico per ottenere il consenso e farne un programma di governo.

Nel processo sviluppatosi sino a questo momento, vi erano, e vi sono, elementi assai positivi. Elementi suscettibili, se coltivati e, soprattutto, se ricondotti nell’ambito di una più ampia unità d’azione, di creare il clima favorevole per l’avvio di un processo di riappropriazione della politica e per l’affermazione di una idea non velleitaria di autogoverno capace di far presa nella società sarda.

Cagliari Città Capitale ha saputo mettere insieme istanze articolate, che spaziano dall’indipendentismo all’ecologismo, dall’autogoverno locale alle istanze della sinistra radicale, dimostrando come sia possibile andare oltre il particolarismo e trovare punti d’unione nella prospettiva di un positivo programma di governo della città.

La Quinta A, dal canto suo, ha riscoperto i gangli nei quali si articola il corpo sociale, i corpi intermedi, che dopo l’abbandono delle istituzioni, trovano ancora spazio nelle parrocchie, nei movimenti di base, e mette al centro della sua proposta la costruzione di una civitas di una struttura sociale dove le persone possano intessere le trame di una vita di relazione in grado di progettare il proprio futuro a partire dalle esigenze dei cittadini.

Il Partito Sardo d’Azione, dal canto suo, è reduce da un processo che sembra portarlo verso una prospettiva di autogoverno, fuori dai calcoli di partecipazione alla distribuzione del potere, con l’ambizioso obbiettivo di costruire in Sardegna un movimento nazionale, misurandosi con le tante istanze, purtroppo ancora divise, che negli ultimi decenni sono sorte in Sardegna ispirandosi al comune valore dell’identità.

Questi, ed altri movimenti, che magari in questo momento sembrano meno presenti nella vicenda elettorale della città di Cagliari, ma che continuano ad agire positivamente, come ad esempio Sardegna possibile, hanno molto in comune (sarebbe però sbagliato fingere di ignorare le differenze) ma soprattutto, se vorranno ed avranno capacità di dialogare e di impostare un programma condiviso, se non in toto, almeno nei punti più qualificanti, potrebbero riuscire ad innescare quel movimento di cui oggi ha bisogno non solo la città di Cagliari ma la Sardegna intera.

Nell’attuale fase, sarebbe illusorio pensare che un solo partito o movimento possa efficacemente proporre e realizzare un efficace programma di rilancio delle istanze storiche del popolo sardo. Ed è altrettanto vero che non può esservi contrattazione con il governo di Roma se i sardi, ancor prima, non dimostrano di saper elaborare quel programma e di affermarlo nelle istanze democratiche della Sardegna.

E per questo, anche per questo, che vi chiediamo di sedervi a riflettere e di trovare un accordo capace di offrire un nuovo momento di speranza in una fase nella quale proprio la speranza sembra vacillare.

Vi chiediamo, guardate bene, siamo in molti a chiedervi, non certo io soltanto, soltanto ma molti cagliaritani, molti sardi, che vi chiedono, quasi vi scongiurano, di sedervi attorno ad un tavolo e di trovare l’accordo, politico e tecnico, per la costruzione di un raggruppamento che presenti, con autorevolezza, ai cagliaritani proposte programmatiche per la città ed insieme ad un programma candidati capaci di sostenerlo.

Vi prego, peraltro, di non trascurare gli aspetti tecnici derivanti dal meccanismo elettorale. Credo veramente molto difficile, quasi impossibile, che Cagliari Città Capitale e La quinta A, possano superare, entrambe, il quorum, quasi proibitivo, derivante dalla riduzione dl numero dei consiglieri. Il rischio di un insuccesso è elevato. E se una sola delle due liste riuscisse nella non facile impresa di superare il quorum, il risultato non potrebbe certo essere considerato soddisfacente. Soprattutto se si pensa l’elevatissimo rischio che si corre per un risultato che, nel caso di aggregazione tra le due forze, è pressoché scontato e, nel caso di un buon risultato elettorale, sicuramente amplificato, tanto da portare all’assemblea cittadina più di due rappresentanti.

Il Partito Sardo d’Azione, potrebbe avere altri numeri, potrebbe, ma è chiamato dimostrare l’attendibilità della svolta appena proclamata. Eventuali alleanze illogiche, o addirittura innaturali, o la suggestione di un’alleanza con il vincitore, vanificherebbero le aspettative per un futuro non lontano, quando non soltanto la città di Cagliari, ma la Sardegna tutta, potrebbe e dovrebbe essere chiamata a sostenere una nuova fase che veda nella politica il protagonismo dei sardi e per i sardi.

Dico questo, ovviamente, con tutto il rispetto le scelte di ciascuno, ed auspicando in ogni caso un risultato soddisfacente. Vi ricordo, e mi ricordo, tuttavia, che non si tratta di cercare riposte ad aspettative o ambizioni personali o di singoli movimenti, per quanto legittime e rispettabili, ma di trovare risposte ad una diffusa inquietudine, disillusione, rifiuto della politica che solo può avvenire se si avrà la capacità di sedersi, confrontarsi, cercare, sino in fondo e con la massima disponibilità, il massimo di unità possibile. Senza di essa, davvero, correrete, e correremo, il rischio, tra qualche mese, di leccarci le ferite per l’ennesima volta. La presentazione di due o tre proposte autonome ed incapaci di collegarsi, in questo momento, è veramente ben poca cosa rispetto alle ambizioni di ciascuna lista candidata e soprattutto rispetto alle aspettative delle cittadine e dei cittadini.

Né può sfuggire il fatto che una coalizione tra le vostre ed eventuali altre formazioni riconducibili a questa ispirazione di fondo, è verosimile che si imponga all’attenzione dell’elettorato, che produca risultati ben superiori alla mera sommatoria delle forze attualmente in campo. In definitiva potrebbe costituire davvero l’avvio di un nuovo processo.

Siamo in molti a chiedervi di riflettere a fondo prima di rassegnarvi ad una decisione che potrebbe far sfumare, ancora una volta, le speranze che, pure, avete contribuito, e contribuite, ad alimentare.

Pensateci.

 

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