La tradizione indipendentista deve rifondare la sinistra sarda

A sentirli, il problema sarebbe quello di distinguere “sovranismo” da “indipendentismo” e dall’aborrito “autonomismo”, con un sacco di gradazioni e lotte per le investiture varie. E poi scegliere quale futuro vogliamo à la carte. Per uscire da questa Disneyland della politica sarda attuale, dopo un ultimo giro sulla Giostra delle Chicchere e dato uno sguardo alla sfilata di Topolino, Minnie e Pippo sulla Main Street, torniamo, come si dice, a die de oe.

La presidente del Pd si è dimessa dicendo quello che tanti iscritti o elettori del Pd pensano. Cioè che proviamo vergogna, perché il Pd “reale” è altra cosa rispetto a quello che immaginavamo. E inghiotte tutto ciò che c’è di buono e di innovativo in Sardegna, e in Italia. E’ un buco nero, ma anche, per troppi, una ”droga pesante” da cui non ci si riesce a staccare. Il Pd “reale” è castixedda, è nomenklaturedda, e i suoi Castosauri incazzosi ogni tanto inghiottono un po’ di vita, disperati per la propria estinzione, che mascherano con vittorie di Pirro l’una successiva all’altra. Essere presidenti di Fondazione bancarie sembra una vittoria. Ma anche Brezhnev assommava i titoli di Segretario generale del CC del PCUS e di Presidente del Presidium del Soviet Supremo e i gerarchi sovietici erano carichi di riconoscimenti dell’impero più vasto del mondo. Ma, morti nelle coscienze della gente, con un nulla sparirono tutti. Figuriamoci questi ectoplasmi.

Renato Soru non si candiderà alle regionali. A me sembra logico, non esistendo più quelle condizioni politiche che hanno sorretto la sua vicenda, cioè quella giunzione fra la parte progressista della sinistra (che si è rivelata minoritaria e, oggi, sconfitta) e il nascente “nuovo”, frutto della postmodernità, che oggi costituisce una vastissima opposizione alla giunzione di ogni segmento del vecchio, destrasinistra, con solide radici e solidi appoggi, tranne che quello con la realtà, e con il presente storico.

La maggioranza inciucista è presentabile solo sulle prime pagine dei ridicoli giornali italiani, ma in qualsiasi altra parte rispettabile del mondo contemporaneo no. Il che è tutto dire. La sua fragilità appare ogni giorno maggiore. Nessuna persona onesta e intelligente li ama, e in pochi li voteranno, a meno che non capiti qualcosa di imprevisto e grave.

Dunque, le condizioni politiche in cui si svolgeranno le prossime elezioni regionali saranno completamente diverse da quelle che finora abbiamo visto. È finito il contrasto fra destra e sinistra storiche, unite apertamente nell’inciucio romano ma da molto intrecciate intorno alla gestione di carriere e di potere anche a Cagliari. Unite nel far cadere Soru nel 2009, e poi in tanti altri episodi minori. Oggi si apre un nuovo campo, che è quello di combattere, in un quadro politico simile, la dipendenza della Sardegna, posto che il Partito dell’Inciucio non ha alcuna intenzione di farlo. Al limite, come al solito, di lucrarci su.

La dipendenza è la nostra condizione attuale, più ancora della crisi. Contro questa condizione di pericolo per la Sardegna e per le nostre stesse vite e prospettive, per esempio di lavoro, esistono molti attori politici. Progres, i Rossomori, Sardigna Natzione, una parte consistente dell’elettorato di centro-sinistra, anche con posizioni autonomiste, iRS, A Manca pro s’Indipendèntzia, Manca democràtica e altri gruppi, associazioni, sensibilità diffuse, organizzate o informali, cui si aggiunge un vasto e reticolare consenso registrato dalle indagini sociologiche (40% di favorevoli all’indipendenza, per l’indagine del 2011 promossa da UniCA e dall’Università di Edimburgo; percentuali elevatissime – dal 63 negli uffici all’80% nella scuola – di Sardi favorevoli al bilinguismo per la ricerca UniCA del 2007), e nei comportamenti quotidiani. Si tratta di elementi dispersi e che non si sono ancora allineati intorno a un progetto comune né tanto meno a una leadership. A destra, invece, il sovranismo sembra del tutto strumentale e ridicolo, soprattutto se portato avanti da chi sino a ieri ha leccato i piedi a B.

L’accanimento di parte di questo mondo a voler entrare nella coalizione del centro-sinistra significa passione per i funerali, nulla di più. Al contrario, le leadership emergenti in questo mondo dovrebbero considerare prioritario la loro unità e porsi il compito di allineare la sinistra che si oppone alla dipendenza intorno a un progetto. E aprire le porte a chi, proveniendo dalla sinistra in via di estinzione, è almeno sinceramente autonomista, cioè è ostile alla dipendenza, nelle idee e per posizione sociale. Da parte di chi proviene dall’esperienza indipendentista ci vuole generosità, cioè capacità di leadership, perché in questo momento la gente di sinistra è allo sbando. Ribaltare l’idea che questa area sia subalterna alla sinistra. Oggi, culturalmente, per elaborazione politica, per qualità dei militanti e dei dirigenti, questa area è sicuramente meglio attrezzata della sinistra tradizionale a guidare la Sardegna.

L’ora è arrivata che la parte migliore del popolo sardo si unisca sotto proprie bandiere, e che la “sinistra”, cioè l’idea e il bisogno di giustizia sociale in Sardegna, venga rifondata non dai suoi eredi, ma da chi viene dall’esperienza dell’indipendentismo. Aprite le porte dei vostri ritrovi molto smart (almeno nella grafica) ma un po’ inter nos, e salvateci, almeno voi, da altri cinque anni di questa destra banditesca senza nessuna opposizione, e dal franchising grillino che per la Sardegna ha solo note a pie’ di pagina.

Per quanto riguarda la sinistra tradizionale, e il Pd, che le loro mediocri oligarchie si cuociano pure nel loro brodo stantio, da cui nulla di buono può venire fuori. Non siete voi che dovete entrare in Tavoli di coalizione in cui oscuri assessori locali si chiedono “chi sia Michela Murgia”, ma, al contrario, siete voi a dover aprire le porte a elettori e leader locali di un mondo politico che, complessivamente, si sta suicidando, e produce solo zombie, come ci mostrano i deputati e senatori eletti qualche mese fa in Sardegna.

Alessandro Mongili

 

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