Io, soriano convinto, vi spiego perché gli sono grato…

Caro direttore,

ho letto l’articolo redazionale Il lutto dei soriani: “Renato, lascia il Pd”. E c’è chi vorrebbe candidarlo “a sua insaputa”. Io mi considero un “soriano”, ma non provo alcun lutto in questo momento. Il programma soriano è ancora oggi il punto di riferimento imprescindibile, vivo e vegeto, per chiunque voglia salvare la Sardegna dal disastro in cui si è cacciata. Il suo esempio di stile, di dedizione, di lavoro e di apertura al mondo in cui viviamo pure. Ma come si fa a parlare di “lutto” solo perché si è elegantemente tirato fuori dalla cloaca piddina (almeno provvisoriamente)? Al limite, sollievo.

Esiste un’immagine dei sostenitori di Soru un po’ caricaturale e che trovo comica, non del tutto assente nel vostro articolo, ma su cui stavolta vorrei intervenire con qualche ragionamento, se avrete la cortesia di ospitarmi.

1): La leadership di Soru è stata carismatica? Naturale, molti grandi innovatori lo sono, e questo è talmente normale che qualunque sociologo lo insegna al primo anno. Infatti, la politica non è solo razionalità, e le emozioni non sono solo irrazionalità, come insegnano tante ricerche. Tuttavia ritengo che il progetto politico di Soru avesse un senso politico maggiore di quello emozionale anche per i soriani verso i quali esercitate la vostra ironia. Infatti, egli ha cercato di unire la spinta al rinnovamento tipica della postmodernità (ambiente, diritti, diversità linguistica, lotta alla corruzione) e il tradizionale modello della sinistra fondato sulla “modernizzazione” solo economica come volano di ogni cambiamento.

2): Sul piano emozionale, se proprio volete ridurci a questo, io non ho alcun problema a dire che sono grato a Renato Soru per quello che ha fatto per la Sardegna, e resto convinto che sia stato il miglior Presidente della Sardegna autonoma. Gli sono grato per averci dato un’apertura verso il cambiamento, per il PPR, per porre al centro dell’agenda politica la conoscenza e il ritorno alla produzione, per essersi mostrato indipendente rispetto a Roma, per duemila altre cose che non sto qui a ricordare e che fanno la differenza fra lui e gli altri, di cui non ricorderemo né nome né faccia.

Mi dà perfino fastidio chi lo critica sul piano personale e lo insulta, così come il comportamento di tanti sardi verso un politico che non ha paragoni, per tanti versi, proprio sul piano della caratura personale. Gli sono grato per quello che ha fatto, e come me in tanti e in tante. Perché non dovremmo? E trovo che sia anche una forma sana di autoriconoscimento per noi Sardi. In fondo, siamo capaci di grandi cose. Penso anche che la vile gazzarra intorno alla sua villa, nel 2008, sia stato uno degli episodi più vergognosi per la destra sarda, anche per le complicità che ci sono state, e che peserà a lungo sul suo volto immorale. Manifestasse l’odio di tanti sardi autocolonizzati per la loro stessa maturazione politica. Insomma, credo che in tutto questo attaccare Soru sul piano personale vi sia un elemento emozionale molto più forte che nel sostenerlo. E che questo sia oscuro.

3): Sul piano politico, io non sono d’accordo con l’accanimento terapeutico di Soru nei confronti del PD. Per me il PD si è ridotto al PD “reale”, cioè a quell’intreccio di biografie, carriere e interessi che è a sua volta strettamente legato alla matrice del dominio post-coloniale della Sardegna. Parte del problema più che soluzione, e con dirigenti miopi e inadeguati, peraltro. Il legame di Soru con il PD, reso organico dallo scioglimento di Progetto Sardegna, non ha cambiato il PD, ma forse ha cambiato Soru. L’ha reso meno attento ai temi classici della postmodernità, l’ha reso più “italianista” e lontano dai movimenti e dalle richieste di lotta alla dipendenza dell’Isola. Ha rafforzato il suo economicismo e il lato “modernizzatore” della sua visione.

4): Sul piano dei riferimenti politico-culturali, io non ho mai apprezzato la subalternità della cultura di sinistra verso un economicismo sempre più volgare che dalla Rinascita in poi rende la nostra sinistra intellettualmente arcaica, e debole rispetto alla comprensione del mondo in cui viviamo. Questa, purtroppo, è stata la giunzione principale fra Soru e la sinistra tradizionale. Infatti, Soru è l’ultimo dei “modernizzatori” classici, e la sua apertura ai tempi e alle modalità della politica post-moderna è dovuta alla sua intelligenza e sensibilità, ma non alle cose principali intorno alle quali ha costruito la propria visione del mondo, cioè ai suoi riferimenti culturali. Per lui si tratta di cose secondarie rispetto ad altre come la “crescita”, che io considero un totem contemporaneo. Si tratta di un approccio ormai arcaico e che ha peraltro dato esiti modesti in termini proprio di sviluppo, poiché considera l’economia come un ambito a parte e dotato di proprie regole. E, invece, le pratiche economiche sono immerse nell’insieme delle altre pratiche. E io credo che “society matters” ben più del PIL. Ed è proprio lì che la politica può incidere. Ecco, in questo io Soru non lo seguo, è stata la cosa che mi ha impedito di aderire a Progetto Sardegna nel 2003-2004, e che in seguito, aderendo, ho accettato come un prezzo da pagare alla cultura della Rinascita e dell’autonomismo, nella speranza che i suoi portatori non fossero così ottusi e stolti, come si sono invece rivelati in questi anni.

Diceva Antonio Gramsci:
“Nella sua forma più diffusa di superstizione economicistica, la filosofia della praxis (intendeva dire “il marxismo”) perde una gran parte della sua espansività culturale nella sfera superiore del gruppo intellettuale, per quanto ne acquista tra le masse popolari e tra gli intellettuali di mezza tacca […]. Fa molto comodo a molti credere di poter avere, a poco prezzo e con nessuna fatica, in saccoccia, tutta la storia e tutta la sapienza politica e filosofica concentrata in qualche formuletta” (“Quaderni dal carcere”, 1975, pag. 1595).
Non potrei trovare altre parole per descrivere questa cultura dominante nella sinistra tradizionale, e che ha sostituito ogni altra.
Dunque, la mia adesione al sorismo è stata ragionata ma, come tutte le cose del mondo, anche emozionalmente carica: cioè ci ho creduto e mi è sembrata una via straordinariamente intelligente per non disperdere il patrimonio della sinistra (al cui interno mi sono formato anch’io) e le tracce contemporanee più avanzate e anche cosmopolite.
La sua scelta politica attuale, libera e comprensibile alla luce del suo percorso e dei caratteri socialmente discernibili della sua identità, non è la mia in questo momento, ma ciò non toglie che la stima nei suoi confronti non diminuisca di un solo millimetro. Quindi, nessun lutto. Al limite, curiosità per le sue prossime mosse.

Con molta cordialità,
Alessandro Mongili

Caro Mongili, dalla sua lettera – pure così articolata – non emerge chiaramente in che modo si sarebbe data una “immagine caricaturale” dei seguaci di Soru. Certo non può essere stata data dall’aver usato la metafora del “lutto” che, eventualmente, ha il difetto d’essere fin troppo utilizzata nel linguaggio politico per descrivere lo stato d’animo dei seguaci di un leader (che sia Soru, Renzi, Bersani o Berlusconi) davanti alla decisione del leader medesimo di farsi momentaneamente o definitivamente da parte. Né dall’aver inserito in un titolo che qualcuno proponeva (come emergeva da un commento su Facebook) di candidarlo “a sua insaputa”. Perché se è vero che uno studente del primo anno di sociologia sa che le leadership innovative sono sempre un po’ carismatiche, anche un alunno di quinta elementare sa che è impossibile candidare chiunque “a sua insaputa” .

Comunque non c’è dubbio, come lei stesso riconosce, che la figura di Soru per i suoi seguaci sia appunto “carismatica”. E  forse proprio questo determina in loro, o in alcuni di loro, una certa suscettibilità. Che, a volte, li porta a considerare “irriverenti” forme del linguaggio giornalistico usate in modo ordinario. Come un’attenta lettura di questo sito, e dei giornali politici, può facilmente confermare.

Assistetti inorridito all’assalto para-fascista all’abitazione di Soru nel 2008. E condivido totalmente la sua irritazione per gli attacchi personali e gli insulti. Irritazione che immagino lei abbia provato anche quando per esempio, nella pagina Facebook dei sostenitori di Soru, è stata insultata l’europarlamentare Francesca Barracciu. La quale chiese, invano, di conoscere i nomi dei gestori di quella pagina. Nomi che sono a oggi ancora sconosciuti.

Questo sito si propone di dare un contributo ala trasparenza del dibattito politico. Fornendo tutte e informazioni che possono aiutare i cittadini a formarsi un’opinione. E obbligando la classe politica a rispondere dei suoi comportamenti. Lo facciamo sistematicamente col centrodestra (che ci dà più spunti di cronaca) e col centrosinistra. Scrivendo delle vicende giudiziarie di Cappellacci e dei suoi assessori, come di quelle di Soru e dei suoi manager. A partire dalla convinzione che il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge è un fondamento della democrazia e nelle certezza che i lettori, in particolare quelli che come lei auspicano una modernizzazione del confronto, siano favorevoli almeno, e intanto, alla sua civilizzazione.

Cordialmente

Giovanni Maria Bellu

 

 

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